Un prodotto beauty che trasforma la routine in coccola: “Crema di Sapone Mani con Acido Ialuronico al Profumo d’Orchidea” Dermomed.

Rispetta la pelle e la profuma delicatamente.

Durante la giornata uno dei gesti più compiuti è quello del lavaggio delle mani: non solo si vanno ad eliminare sporco ed impurità ma allo stesso tempo si va a coccolare la pelle delle proprie mani, 🙂.

I saponi, per evitare arrossamenti e/o irritazioni, è sempre meglio che siano poco aggressivi oppure il più naturali possibile.

E se si ha la pelle che, sia nella stagione calda ma anche e soprattutto nella stagione fredda, ha molte possibilità di seccarsi e diventare così pruriginosa od arrossata o con ragadi un sapone delicato è la soluzione migliore per prevenire questo fastidio, 😉.

Per fortuna che il freddo vero ancora non si è fatto sentire ma preferisco intervenire sempre prima che poi, così ho acquistato la Crema di Sapone Mani con Acido Ialuronico al Profumo d’Orchidea a marca Dermomed.

La Crema di Sapone Mani con Acido Ialuronico al Profumo d’Orchidea di Dermomed è un vero alleato quotidiano per chi cerca una detersione efficace, ma delicata, unita a un trattamento di bellezza per le mani. Pensata per coniugare igiene e cura della pelle questa crema di sapone si distingue per una formula ricca e bilanciata, capace di trasformare un gesto semplice come lavarsi le mani in un momento di benessere sensoriale.

Al cuore della sua composizione troviamo l’acido ialuronico, noto per le sue proprietà idratanti e rimpolpanti. Questo ingrediente agisce come una calamita per l’umidità, contribuendo a mantenere la pelle elastica, morbida e visibilmente più liscia. A ogni lavaggio le mani vengono coccolate da una texture cremosa che non secca ma nutre e protegge, rendendola ideale anche per le pelli più sensibili o soggette a screpolature.

Il profumo d’orchidea, elegante e avvolgente, ne aggiunge una nota raffinata. Non si tratta di una fragranza invadente ma di un bouquet floreale sottile e persistente che lascia sulle mani una sensazione di freschezza e pulizia con un tocco femminile e sofisticato.

La confezione, pratica e dal design sobrio, si adatta perfettamente a qualsiasi ambiente domestico e il dosatore consente un utilizzo igienico e controllato del prodotto. La consistenza cremosa si distribuisce facilmente sulla pelle, andando a creare una schiuma morbida che si risciacqua senza lasciare alcun residuo.

Dermomed conferma con questo prodotto la sua attenzione alla qualità e al benessere della pelle, offrendo una crema di sapone che va oltre la semplice funzione detergente. È una scelta perfetta per chi desidera mani pulite, profumate e visibilmente curate ogni giorno.

👍 deterge con dolcezza la pelle delle mani, nutrendola ed idratandola durante il lavaggio; la profumazione è molto gradevole e anche una volta che le mani sono asciutte persiste sulla pelle; questo detergente è adatto anche a chi ha la pelle secca o molto secca (io ne so qualcosa, 😉) perché la mantiene morbida e non va ad irritarla.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già provato la Crema di Sapone Mani con Acido Ialuronico al Profumo d’Orchidea a marca Dermomed? Quale detergente mani avete in uso in questo momento?

Recensione libresca: “Non svegliarti” Liz Lawler.

… e se l’aggressione vissuta da Alex non fosse tutto frutto della sua immaginazione?

Titolo: Non svegliarti.

Autore: Liz Lawler.

Genere: medical thriller.

Pagine: 370 (formato ebook); 320 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it, https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“La cosa peggiore non è ciò che ti è accaduto. È che nessuno ti crede.”

Trama: Quando Alex Taylor apre gli occhi, è distesa su un tavolo operatorio. Deve avere avuto un incidente, per questo non ricorda nulla. Ma è un medico, lavora in un ospedale, e sicuramente a breve i suoi colleghi la aiuteranno a ricostruire cosa è successo. C’è solo un problema… La persona che le sta di fronte non è un medico. E la scelta che la obbliga a compiere è indicibile. Poi Alex si risveglia. È molto confusa e non ha idea di come possa essersi salvata. Non appena i primi ricordi dell’esperienza traumatica riappaiono, nessuno è disposto a crederle. Le dicono che ha immaginato tutto, che è stato solo un brutto incubo. Emarginata dai colleghi, dalla famiglia e dal partner, Alex sta per cedere definitivamente all’idea di essere diventata pazza… ma poi incontra un’altra vittima.

Dopo che la precedente copia mi era arrivata incompleta ho potuto, finalmente, completare la lettura di questo romanzo di cui mi è stata spedita una nuova copia. Questa volta, fortunatamente, completa in ogni sua parte, 🙂.

Anche questa volta ho affrontato la lettura di un medical thriller, un sottogenere del thriller a tema medico. Queste letture sono ambientate in ospedali e cliniche, ed hanno come protagonisti medici, infermiere ed altri operatori sanitari. La sanità si intreccia con il mistero e i personaggi principali sono spesso chiamati a indagare sulle cause di eventi inspiegabili che si verificano nei luoghi in cui lavorano o in situazioni in cui si trovano coinvolti, cercando di scoprire cosa si cela dietro anomalie cliniche, morti sospette o inquietanti complotti che minacciano la vita dei pazienti e la loro stessa sicurezza.

In questo medical thriller la protagonista si chiama Alex Taylor, è una dottoressa scrupolosa e attenta che per un inspiegabile motivo si ritrova accusata di varie morti che sembrano avere un legame con la sua persona. Un misterioso quanto sfuggente assassino l’ha presa di mira sin dall’inizio e vuole portare a termine a tutti i costi il suo “piano di vendetta”. Un piano che andrà a erodere pian piano la sicurezza di Alex che, vedendosi trattata come una bugiarda, una pazza, una malata mentale, inizia a dubitare a sua volta della sua stessa sanità mentale. Ma nuovi episodi, all’inizio etichettati come “casualità”, “incidenti”, fanno capire ad Alex che non è pazza e che qualcosa di davvero terribile sta accadendo. E quando questi fatti arrivano alla polizia viene messo a capo delle indagini Greg Turner, un ispettore di polizia, separato e padre di un bambino. A collaborare nelle indagini ci sarà anche Laura Best, agente con alte ambizioni di fare carriera e di prendere il posto dell’ispettore Turner nella polizia. Mentre Turner va sempre molto cauto nei confronti delle indagini, cerca indizi e studia le prove, l’agente Best è come un bulldozer che schiaccia tutto quello che trova sul suo cammino, arrivando ad accusare Alex ancora prima che ci sia la certezza o meno della sua colpevolezza. In questo ambiente così ostile Alex ce la dovrà mettere tutta per dimostrare la sua innocenza e per riavere indietro la sua dignità di dottoressa, una dignità che sembra essere messa in dubbio anche dalle persone a lei più vicine e care.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.5

👍 sino alla fine non si sa chi possa essere il colpevole perché ci sono varie situazioni che ribaltano completamente il pensiero che si è fatto fino ad un attimo prima; nel complesso è una storia abbastanza originale e piacevole da leggere; la suspense è una di quelle componenti che non mancano mai e che rendono queste letture avvincenti e coinvolgenti.

👎 nonostante la storia non manchi di suspense e attrattiva in alcuni punti la narrazione si fa un pochino lenta, quasi come se ci fosse un “freno a mano” tirato ed abbia bisogno di una spinta per proseguire con più scioltezza; durante la lettura mi sono trovata a provare una forte antipatia per due personaggi, ed ora vi spiego perché. Il primo è Patrick, il fidanzato di Alex: all’inizio il suo essere premuroso nei confronti della sua ragazza che gli racconta d’aver subito un’aggressione me l’aveva reso tenero e sensibile ma quando inizia a dubitare, come altri, che Alex si sia inventata tutto ed inizia a farla sentire anche lui come una malata mentale l’ho trovato di una cattiveria assoluta. Se davvero ami una persona le stai a fianco, cerchi di capire perché si sta comportando in un determinato modo e che cosa la spinge a fare certe affermazioni. Invece no, lui “segue l’onda” e s’aggrega alla massa che considera Alex una pazza. In breve, questo personaggio è un debole senza spina dorsale. Un altro personaggio che non ho potuto fare a meno di trovare antipatico (e questo è un eufemismo) è Laura Best, l’agente incaricata assieme all’ispettore Turner d’indagare sui vari casi che vedono coinvolta Alex. Sin dall’inizio, e senza alcun motivo, prende in antipatia la dottoressa, la dichiara colpevole a prescindere e continua ad accusarla senza avere una minima prova di colpevolezza. È così accanita e così convinta d’essere nel giusto ed avere ragione che non prende nemmeno per un attimo in considerazione che Alex potrebbe essere innocente. Inoltre è anche un personaggio invidioso, rancoroso e quando scopre che Alex, nonostante la giovane età e nonostante siano quasi coetanee, ha fatto carriera molto velocemente ed ha un curriculum di tutto rispetto (quello di Laura, al contrario, è privo di attestati e titoli) diventa ancora più cattiva nei confronti della dottoressa. Una parola sola per descrivere questo personaggio? Una Stronza, ma con la esse maiuscola.

E voi avete già letto “Non svegliarti” di Liz Lawler? Quanto vi coinvolge una storia in cui la protagonista è sola contro tutti?

La merenda che fa sorridere e mette il buonumore: Fruttotti alla Pera, 🍐.

Gustosi biscottini con succo alla pera, 😋.

Voglia di qualcosa di sano ma allo stesso tempo goloso?

Arriva quel momento in cui il languorino inizia a farsi sentire e, per non arrivare affamati al pranzo o alla cena, si vuole mangiare qualcosa di leggero?

La colazione o la merenda sembrano diventate monotone perché si mangiano sempre le stesse cose e si ha voglia di variare un po’?

Ho qui la soluzione per voi, 😀!

Che ne dite di preparare i Fruttotti alla Pera, sani ma deliziosi biscottini con succo alla pera?

Vediamo insieme la ricetta ed i passaggi per preparare questi biscotti, 🙂.

Ingredienti:

  • 200g. di farina per dolci;
  • 50g. di frumina (o amido di mais o fecola di patate);
  • 70ml. di olio di semi di girasole (o un altro tipo di olio a vostra scelta);
  • 2 uova (tuorli e albumi);
  • la scorza di un limone grattugiata;
  • 100g. di zucchero bianco;
  • 100ml. di succo alla pera.

Procedimento:

Rompete le uova in una ciotola ed iniziate a montarle con lo sbattitore elettrico, dopodiché aggiungete poco per volta lo zucchero e continuate a sbattere finché le uova non avranno assunto una consistenza soffice e spumosa.

Aggiungete la scorza del limone grattugiata, l’olio, il succo alla pera e amalgamate, aiutandovi sempre con lo sbattitore elettrico, insieme gli ingredienti.

Infine aggiungete la farina e la frumina poco per volta e fatele incorporare finché il composto non avrà assunto una consistenza cremosa e senza grumi (anche qui, se volete, potete aiutarvi con lo sbattitore elettrico).

Foderate una teglia con della carta forno ed infarinatela un pochino, dopodiché mettete l’impasto in una sac à poche e create i vostri biscotti. Potete farli della forma che preferite e scatenare così la vostra creatività e fantasia in cucina, 😀!

Programmate il forno in modalità ventilata a 175º-180º.

Quando il forno avrà raggiunta la temperatura infornate i biscotti e fateli cuocere per 15-20 minuti.

Passato questo tempo sfornateli e lasciateli raffreddare completamente prima di servirli, magari accompagnati da una bella tazza di tè.

Buon appetito!

Un gustoso dolce da divorare fetta dopo fetta: “Plumcake autunnale”.

L’autunno è entrato nel vivo, anche se le temperature decisamente primaverili non farebbero pensare a ciò, e i dolci che si possono preparare in questa stagione sono molteplici, 🙂.

Questo dolce non è frutto di qualche mia creazione bensì ho voluto provare a replicare un plumcake preparato dalla food blogger Benedetta Rossi.

È un dolce davvero facilissimo da preparare e può essere gustato in ogni momento della giornata… se poi siete molto golosi è facilissimo che finisca in un attimo, 😄.

Qui sotto potete trovare la ricetta con tutti gli ingredienti e i passaggi da compiere per preparare il plumcake autunnale, 🙂.

https://www.fattoincasadabenedetta.it/ricetta/plumcake-autunnale/

Mentre queste sono le foto del plumcake che ho preparato e che ho già iniziato a gustare, 😋.

E dopo il film ecco la serie tv del 2012 “Coma”.

Dopo aver letto su Wikipedia che, oltre al film, è stata fatta anche una serie tv mi sono fiondata subito su YouTube e l’ho cercata, 🙂.

È stato un po’ difficile trovarla perché c’era molti risultati ma che non corrispondevano a quello che cercavo.

Alla fine la ricerca è andata a buon fine e l’ho trovata.

Piccola precisazione: la serie tv è in lingua inglese ma il canale su cui l’ho trovata è stata doppiata in portoghese… quindi meglio armarsi di sottotitoli, 😉!

Anche se non conosco questa lingua, a parte pochissime parole, ho voluto guardarla lo stesso senza sottotitoli.

Sì, in pratica ho seguito la trama più dal video che dai dialoghi, 😄.

https://youtu.be/3Yp1P7wucNE?si=WemzeFsQz_oqpnln

Qui sopra c’è la prima parte.

https://youtu.be/d3X64QkvHdY?si=IvAow2UsWpRO_xA8

Qui, invece, c’è la seconda parte.

Perdonatemi se non trovate l’incorporamento dei due video ma solo i link, ma non capisco perché Jetpack non me li carica nel primo modo.

Ah, credo che non rischierei lo spoiler perché è una delle prime scene che si vedono in entrambe le parti, ma… che razza di senso ha fare “body painting” sui corpi dei “comatosi”? Mah, io questa scena non l’ho capita proprio, 🤔.

Qualche ipotesi?

“Coma profondo”, il film tratto dal libro “Coma”di Robin Cook.

Se il libro vi ha incuriositi allora non potrete farvi scappare anche il film che ne è stato tratto.

Un film ricco di tensione, suspence, intrighi, dubbi… In poche parole un film che merita sicuramente una visione, 😀.

https://dai.ly/x2gt2qs

Il link qui sopra vi porterà al video in italiano.

https://dai.ly/x9m08cm

Mentre questo secondo link vi porterà al film in lingua originale, ovvero in inglese.

Entrambi i film sono disponibili su Dailymotion e possono essere visti gratuitamente, anche senza iscrizione.

In uno dei prossimi post metterò la serie tv in due puntate che ho trovato su YouTube, 🙂.

Buona visione!

Protezione della pelle e igiene assicurata in un solo prodotto: “Detergente Intimo & Corpo for Men” Venus.

Un prodotto due in uno dall’efficacia garantita.

A mio parere alcuni prodotti for Men potrebbero benissimo essere utilizzati anche da noi donne, 🙂.

Le profumazioni dei prodotti maschili, rispetto a quelle femminili, sono più “strong” più intense ma non per questo meno piacevoli.

Dopo un po’ che ho usato prodotti con profumazioni floreali, delicate, ecc mi viene voglia di cambiare e passare a qualcosa di più “strong”.

Può valere per gli shampoo, per i bagnoschiuma… ed anche per i detergenti intimi, proprio come in questo caso.

Non sono una persona abitudinaria in fatto di prodotti beauty e mi piace ogni volta cambiare e provare qualcosa di nuovo o diverso.

Per questo la mia scelta è ricaduta sul Detergente Intimo & Corpo for Men a marca Venus.

Anche se questo prodotto è adatto sia per l’igiene intima che per quella del corpo io ho preferito optare per l’uso dell’igiene intima, 🙂.

Il Detergente Intimo & Corpo for Men di Venus è una soluzione pensata per rispondere alle esigenze specifiche dell’igiene quotidiana con un approccio che unisce efficacia, delicatezza e praticità. La sua formulazione è studiata per offrire una pulizia profonda ma rispettosa del pH fisiologico delle zone intime e della pelle del corpo, rendendolo ideale per l’uso frequente anche più volte al giorno.

Arricchito con agenti antibatterici questo detergente svolge un’azione mirata contro i microrganismi responsabili di cattivi odori e irritazioni e contribuendo a mantenere una sensazione di freschezza duratura. La sua funzione antiodore non si limita a mascherare gli odori ma agisce alla radice e neutralizzando le cause grazie a ingredienti attivi che contrastano la proliferazione batterica. Questo lo rende particolarmente adatto per chi pratica sport, conduce una vita dinamica o semplicemente desidera sentirsi sicuro e a proprio agio in ogni momento della giornata.

La texture è fluida e piacevole al tatto, si distribuisce facilmente sulla pelle e si risciacqua senza lasciare residui. Il profumo, fresco e maschile, è discreto ma persistente ed è pensato per accompagnare senza sovrastare eventuali fragranze personali. Non contiene saponi aggressivi né coloranti e la sua tollerabilità cutanea è elevata anche su pelli sensibili.

Il packaging, sobrio e funzionale, riflette l’identità del prodotto: pratico, moderno e pensato per chi cerca soluzioni efficaci senza rinunciare alla cura di sé.

In sintesi: il Detergente Intimo & Corpo for Men di Venus è un alleato affidabile per l’igiene maschile, capace di coniugare protezione, freschezza e comfort in un unico gesto quotidiano.

https://www.kelemata.it

👍 anche se non l’ho utilizzato come detergente corpo mi piacciono molto i prodotti beauty che hanno più di una possibilità d’utilizzo; la profumazione è molto fresca e piacevole all’olfatto; lascia una sensazione di freschezza e pulizia che dura a lungo; è molto delicato sulla pelle e la lava senza irritarla e senza causare prurito e arrossamenti; si sciacqua velocemente e non lascia residui di sapone; aiuta a proteggere la pelle dall’attacco dei batteri e ne previene i cattivi odori.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già provato il Detergente Intimo & Corpo For Men a marca Venus? Se doveste descrivere il vostro prodotto preferito con una sola parola, quale sarebbe?

Un tocco di primavera in ogni stagione: “Risotto agli Asparagi” Esselunga.

Il gusto del risotto agli asparagi pronto in pochissimo tempo, 😉.

Anche se, rispetto alla pasta, mangio molto meno riso la maggior parte delle volte preferisco cucinarlo da me, 🙂.

Un risotto cucinato da zero avrà sempre più gusto e sarà sempre più buono rispetto ad uno precotto in busta o disidratato.

Ma quando il tempo scarseggia oppure non si ha molta voglia di stare ai fornelli i risotti in busta sono un buon compromesso tra gusto e praticità, 😉.

In questo momento la stagione degli asparagi è finita da un pezzo e quelli surgelati, almeno nel risotto, non mi convincono molto: durante la cottura tendono a sfaldarsi un po’ e anche la consistenza ne risente.

Così, quando ho voglia di un risotto agli asparagi e la stagione di quelli freschi è lontana, punto sempre a questi preparati, 🙂.

Durante la spesa all’Esselunga ho scelto, tra i vari risotti presenti, di provare il Risotto agli Asparagi a marca Esselunga.

Il Risotto agli Asparagi a marchio Esselunga è un primo piatto pronto che coniuga praticità e gusto, pensato per chi desidera portare in tavola un sapore primaverile anche nei giorni più frenetici. 

La confezione da 175 grammi, ideale per due porzioni, racchiude un preparato disidratato che si trasforma in un risotto cremoso e profumato in soli 15 minuti di cottura. 

Il protagonista indiscusso è l’asparago, presente in forma liofilizzata e disidratata che conferisce al piatto una nota vegetale delicata ma riconoscibile, ben bilanciata dalla dolcezza della cipolla e dal tocco aromatico del prezzemolo.

Il riso, selezionato per garantire una buona tenuta in cottura, assorbe perfettamente il brodo e gli aromi e regala una consistenza avvolgente e un sapore armonioso. La preparazione è semplice: basta aggiungere acqua calda (io preferisco mettere un po’ di brodo) e mescolare, senza bisogno di ulteriori ingredienti. Questo lo rende perfetto per chi cerca un pasto veloce ma non vuole rinunciare alla qualità.

Dal punto di vista nutrizionale il risotto offre un apporto energetico equilibrato: una buona presenza di carboidrati e proteine e un contenuto moderato di grassi. È una scelta interessante anche per chi segue una dieta senza glutine, grazie alla formulazione priva di glutine certificata.

In sintesi: il Risotto agli Asparagi Esselunga è una soluzione pratica e gustosa per un pranzo o una cena leggera che riesce a evocare il sapore della cucina casalinga con la comodità di un piatto pronto. Un’ottima opzione da tenere in dispensa per ogni evenienza.

https://www.esselunga.it

👍 un risotto pratico e veloce perché si preparata in una decina di minuti aggiungendo solo dell’acqua calda (oppure del brodo caldo); nonostante la piccola percentuale di asparagi al suo interno il gusto è ben percepibile al palato; è un pasto leggero ed equilibrato che sazia senza appesantire.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già provato il Risotto agli Asparagi a marca Esselunga? Qual è il vostro ingrediente segreto per un risotto perfetto?

Nel mese di Halloween un mio racconto a tema horror: “Dentro lo specchio.”

Scusate l’assenza di oggi ma ho approfittato del giorno libero non per fare shopping bensì… per scrivere!

Ho cominciato a lavorare ieri sera su questo racconto ed ero così presa che stanotte ho fatto le due… non riuscivo proprio a smettere di scrivere… 😄.

Poi mi sono imposta d’interrompere e mettermi a dormire.

Ma stamattina ero già in piedi alle otto (quando ho il giorno libero cerco sempre di dormire un pochino di più, 😉) e ho ripreso a scrivere.

Mi sono interrotta solo per pranzo e per cena, mentre ho dedicato il resto della giornata… e anche parte di questa sera alla stesura del mio racconto.

E questo è il risultato finale.

Spero che vi piaccia, 🙂.

Buona lettura!

Una ragazza bullizzata, uno specchio maledetto… e un desiderio di vendetta.

“Dentro lo specchio”

“Racchia! Quattrocchi! Nanerottola!”

Non era la prima volta che Luna si sentiva affibbiare questi epiteti: da quando aveva iniziato le scuole superiori, e cioè dall’anno prima, era stata continuamente presa di mira dalle compagne di classe. Ogni giorno la stessa storia: non appena varcava la porta della sua classe, la II A del liceo classico Manzoni, iniziava l’inferno. Insulti, offese, denigrazioni: le compagne di Luna sapevano essere particolarmente crudeli con le parole… e non solo.

Il suo zaino veniva spesso preso a calci, i suoi quaderni strappati e ridotti in mille pezzettini, la merenda mangiata e sputata sul suo banco…e la maggior parte dei professori, spesso, facevano finta di non vedere né sentire nulla!

“Non piangere! Non piangere! Non piangere!” si faceva forza dentro di sé ma anche quel giorno, dopo l’ennesimo insulto, le lacrime presero ad inondargli il volto.

“Frignona! Piagnona! Mammoletta!”

“Beh, che sta succedendo qui? Perché piangi Luna?”

A parlare era stato il professor Bianchi, l’insegnante d’italiano, l’unico che non voltava lo sguardo da un’altra parte e faceva finta di non vedere.

“Niente prof. Non è niente.”

Il professore non sembrava molto convinto dalle parole della ragazza ma decise, per il momento, di soprassedere ed iniziò la lezione. Quel giorno c’era una verifica e tutti si misero al lavoro in silenzio. Il fruscio delle penne e il ticchettio dell’orologio a muro erano gli unici suoni udibili nell’aula. Luna cercava di concentrarsi ma le parole sul foglio sembravano danzare davanti ai suoi occhi, sfocate dalle lacrime che ancora non si erano asciugate del tutto.

Ogni tanto alzava lo sguardo ed incrociava quello delle compagne che la fissavano con sguardi carichi di disprezzo. Una di loro, Martina, le fece una smorfia e mimò il gesto del pianto muovendo le mani vicino agli occhi. Luna abbassò subito lo sguardo e strinse la penna con forza.

Il professor Bianchi camminava tra i banchi, osservando le espressioni delle studentesse intente a svolgere la verifica. Quando passò accanto a Luna si fermò per un istante. Lei sentì il suo sguardo su di sé ma non osò alzare la testa.

“Se hai bisogno di uscire qualche minuto puoi farlo.” disse a bassa voce e con tono gentile.

Luna annuì appena ma non si mosse. Non voleva dare loro la soddisfazione di vederla scappare.

Il suono della campanella mise fine all’ora e tutte si prepararono ad uscire.

“Ci vediamo fuori quattrocchi… se ne hai il coraggio!” Martina, una delle ripetenti della classe, era quella che infastidiva maggiormente Luna, e quel giorno non aveva fatto eccezione.

Con tutta la calma del mondo, e sapendo d’essere ormai sola, Luna finì di sistemare lo zaino: all’uscita di scuola si sarebbe incontrata con Alessia, la sua migliore amica dai tempi dell’asilo, e finalmente avrebbe avuto modo di trovare un po’ di sollievo e confidarsi con l’unica persona che non l’aveva mai fatta sentire sbagliata.

“Andrò solo un minuto al bagno… e poi mi toccherà affrontare quella serpe di Martina.”

Con questo triste pensiero in testa Luna s’avviò verso il bagno delle ragazze ma una voce la fermò prima che riuscisse a varcare la soglia.

“Luna! Aspetta!”

Il professor Bianchi le si avvicinò e le chiese se ci fosse qualche problema con le compagne di classe.

“Beh… ecco, prof… non proprio.” Luna non sapeva come dire al prof d’italiano che Martina e la sua “gang di teppistelle” erano solite ad importunarla ed insultarla fino a farla piangere.

Il prof, comprendendo la situazione ma capendo anche che la ragazza non riusciva a sfogare tutta la tristezza che aveva dentro, le sorrise e le disse: “Non ti farò domande ma sappi che se hai voglia di parlare io sono qui.”

Luna annuì e salutò il prof, poi entrò nel bagno delle ragazze. Dopo aver posato lo zaino aprì l’acqua e si lavò il viso in modo da cancellare i segni delle troppe lacrime versate.

Una volta che il viso era tornato ad un aspetto più o meno normale se l’asciugò ed alzò lo sguardo verso lo specchio. Per un attimo tutto sembrò normale: il riflesso mostrava una ragazza con gli occhi ancora un po’ arrossati e lo sguardo basso. Ma poi qualcosa cambiò.

Il riflesso alzò la testa prima di lei.

Luna si bloccò. Il cuore le fece un balzo nel petto. Era sicura di non aver mosso un muscolo eppure la figura nello specchio la stava fissando. Non con tristezza ma con un sorriso sottile, quasi complice.

“Chi…?” mormorò Luna facendo un passo indietro.

Il riflesso non la imitò. Rimase lì, immobile, con quel sorriso che non le apparteneva.

Poi, con voce calma e melodiosa, parlò.

“Sei arrivata finalmente. Ti aspettavo.”

Luna sbiancò. Il bagno sembrava improvvisamente più freddo: era come se un soffio gelido fosse passato sotto la porta. Si guardò attorno alla ricerca di una spiegazione razionale. Ma era sola. E il riflesso… continuava a sorridere.

“Non avere paura. Io sono te. O meglio… la parte che tieni nascosta.”

“Questo è un sogno.” sussurrò Luna stringendosi le braccia intorno al corpo. “Sto impazzendo.”

“No, Luna. Sei sveglia. E io sono reale quanto te. Solo che tu non mi hai mai voluta ascoltare.”

Il riflesso si mosse, lentamente, come se nuotasse in un liquido invisibile. Si avvicinò al bordo dello specchio e Luna sentì un brivido lungo la schiena.

“Io so cosa ti fanno. So quanto fa male. So che vorresti reagire. E posso aiutarti.”

“Aiutarmi?” Luna fece un passo avanti, combattuta tra paura e curiosità. “Come?”

Il riflesso inclinò la testa e per un attimo il suo volto sembrò più adulto… più sicuro. “Basta che tu mi lasci entrare. Solo un po’. Solo quando serve.”

“Entrare? In che senso?”

“Nel senso che mi lasci spazio. Un angolino dentro di te, dove posso stare… e aiutarti.”

Luna si sentì attratta da quelle parole, come se una parte di lei, quella che aveva sempre taciuto, stesse finalmente trovando voce.

Ma poi un rumore improvviso la fece sobbalzare: la porta del bagno si era socchiusa, cigolando.

Il riflesso svanì. Lo specchio tornò normale. Il suo volto era di nuovo il suo, triste e confuso.

Luna rimase lì, tremando, mentre il silenzio tornava a riempire il bagno. Ma qualcosa era cambiato. E lei lo sapeva.

Uscì dal bagno con passo incerto, come se le gambe non le appartenessero più. Il corridoio era vuoto ma Luna sentiva ancora addosso lo sguardo del riflesso. Non quello che aveva visto… ma quello che l’aveva vista.

Uscì dalla scuola e, al contrario di quanto s’aspettava, non trovò Martina e la sua gang ad aspettarla.

Il cielo era grigio e l’aria sapeva di pioggia.

Continuando a camminare raggiunse la sua migliore amica alla fermata del bus che le avrebbe riportate entrambe a casa.

“Ehi, tutto bene?” chiese l’amica notando subito il volto pallido e gli occhi sgranati.

Luna esitò. Aveva sempre raccontato tutto ad Alessia. Ma quella volta… non sapeva da dove cominciare.

“Ho… ho visto qualcosa. O qualcuno. Nel bagno.”

“Qualcuno?”

“No. Cioè… sì. Ma nello specchio.”

Alessia la guardò, confusa. “Nel senso che ti sei vista… strana?”

“No. Era me. Ma non ero io. Mi parlava. Mi diceva che poteva aiutarmi. Che era la parte di me che tengo nascosta.”

Alessia rimase in silenzio per un momento, poi le mise una mano sulla spalla. “Forse sei solo stanca. Hai passato una giornata orribile. Magari era solo… un’illusione.”

Luna annuì ma dentro di sé sapeva che non era così. Quella voce, quel sorriso, quel gelo improvviso… non erano frutto della sua immaginazione.

Quella notte Luna faticò a dormire. Ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva il riflesso nello specchio. Sentiva la sua voce, dolce e insinuante.

“Solo un po’. Solo quando serve.”

Il giorno dopo, a scuola, tutto ricominciò come sempre. Insulti, risatine, sguardi cattivi. Martina le rovesciò addosso il succo di frutta durante la ricreazione, ridendo con le altre.

Luna si rifugiò nel bagno. Lo stesso bagno.

Si avvicinò allo specchio. Il suo riflesso era lì. Normale. Ma quando si voltò per uscire sentì di nuovo quella voce.

“Ti hanno ferita. Di nuovo. Vuoi che lo rifacciano?”

Luna si bloccò. Il riflesso sorrideva. Ma stavolta, c’era qualcosa di diverso. Gli occhi erano più scuri. Più profondi.

“Lasciami entrare. Solo un po’. Vedrai.”

Luna si avvicinò. Lentamente. Come ipnotizzata.

E quando la sua mano sfiorò il vetro sentì un fremito attraversarle il braccio. Come una scarica. Come un battito che non era il suo.

Luna rimase lì, davanti allo specchio, con la mano ancora tesa verso il vetro. Il brivido che aveva sentito non era svanito. Anzi, sembrava essersi annidato sotto pelle… come una corrente silenziosa.

Il riflesso era tornato normale ma qualcosa dentro di lei no.

Quella notte, mentre si pettinava i capelli davanti allo specchio della sua camera, accadde di nuovo. Per un istante il riflesso le strizzò l’occhio. Luna sussultò ma non gridò. Non si allontanò. Rimase lì, immobile, con il cuore che batteva forte.

Il giorno dopo, quando andò a scuola, qualcosa era cambiato.

Martina le si avvicinò durante l’intervallo, come sempre. Ma quando le rovesciò nuovamente addosso il succo di frutta Luna non abbassò lo sguardo. Lo tenne fisso su di lei. Freddo. Vuoto.

Martina esitò. Per la prima volta.

“Che c’è quattrocchi? Ti sei dimenticata come si piange?”

Luna sorrise. Un sorriso sottile. Quasi… complice.

“No. Ma tu potresti imparare presto.”

Le parole le erano uscite senza pensarci. Come se un’altra persona le avesse  pronunciate al posto suo. Martina rimase interdetta, poi si allontanò borbottando qualcosa.

Luna si sentì strana. Forte. Come se avesse indossato un’armatura invisibile.

Quella sera, davanti allo specchio della sua camera, il riflesso tornò a parlarle.

“Hai visto? Bastava poco. Un angolino. E già ti senti meglio.”

“Non voglio fare del male a nessuno.” mormorò Luna, ma la sua voce era incerta.

“Non devi. Basta che non ti lasci fare del male. Io sono qui per questo.”

Luna si guardò. Il riflesso era più sicuro, più elegante. I capelli sembravano più lucidi, gli occhi più intensi. Era lei… ma una versione migliore. Più forte. Più viva.

“Solo un po’ Luna. Solo quando serve.”

E Luna, senza accorgersene, annuì.

Da quel giorno la vita di Luna cambiò totalmente: non solo si sentiva più forte e sicura di sé ma anche le altre persone notarono un radicale cambiamento nella ragazza.

La mattina, appena alzata, vedeva il suo riflesso nello specchio e si piaceva: ora non era più “Luna la racchia o Luna la frignona” ma Luna e basta, una ragazza che andava in giro a testa alta e senza paura delle derisioni o degli insulti.

“Hai visto? Grazie a me ora sei una persona più sicura, più decisa… e soprattutto nessuno ti prende più in giro.”

“È vero.” rispose Luna guardando il suo riflesso nello specchio della scuola “Ora Martina e la sua “gang di teppistelle” non mi danno quasi più fastidio e ne sono molto felice.”

“… ma possiamo fare di più mia cara Luna. Tu sai cosa intendo.”

Luna abbassò lo sguardo ma il riflesso continuava a fissarla con un sorriso sinistro e diabolico.

“Sì… so cosa intendi.” sussurrò a bassa voce e sorridendo a sua volta in modo altrettanto diabolico.

Il giorno dopo, uscita da scuola, incrociò Martina e le sue amiche. Ridevano, come sempre, ma questa volta Luna non abbassò lo sguardo. Si fermò. Le fissò. E sorrise.

“Che c’è Luna? Hai perso la strada?” disse Martina con tono sprezzante.

“No. Ho trovato la mia,” rispose, e in quel momento qualcosa cambiò. Il cielo sopra di loro si riempì di nuvole di tempesta. Il vento s’alzò all’improvviso. E Martina smise di ridere.

Il giorno dopo Martina non si presentò a scuola. Nessuno sapeva dove fosse. Le sue amiche dicevano che aveva avuto un attacco di panico, che era impazzita, che continuava a parlare di occhi che la osservavano nel buio.

Seduta al suo banco Luna si guardò nello specchio del suo astuccio. Il riflesso le fece l’occhiolino.

“Vedi? Ti avevo detto che potevamo fare di più.”

Altri fatti strani successero nei giorni seguenti: la professoressa di matematica che l’aveva sempre umiliata davanti alla classe non si presentò. Girava voce che avesse avuto un improvviso crollo nervoso nel correggere l’ultima verifica in classe della ragazza. Il professore di educazione fisica, che la riteneva una “mollacciona” perché non andava molto bene nella sua materia, subì uno “strano” incidente mentre correva nel parco. Questi ed altri “incidenti” occorsero a questi e a tutti i professori che avevano ignorato Luna quando era presa di mira dalle compagne di classe.

“Tutto sta andando secondo i nostri piani.” le sussurrò il riflesso quella sera “Tutte le persone che hanno osato farti del male stanno avendo quello che si meritano.”

“I nostri piani?” esclamò la ragazza “Io non ho mai fatto dei piani con te, mai!”

“Invece sì che li hai fatti… Dal momento in cui hai scelto di lasciarmi entrare e hai iniziato a desiderare che le cose cambiassero. Io sono quel cambiamento.”

Luna indietreggiò, il cuore che le batteva all’impazzata. Il riflesso nello specchio non era più solo un’immagine: sembrava vivo, pulsante, con gli occhi che brillavano di una luce innaturale.

“Non è possibile… io non volevo questo. Non volevo far del male a nessuno.”

“Non direttamente.” ribatté la voce del riflesso, “Ma ogni volta che hai pensato: “Vorrei che sparisse”, “Vorrei che soffrisse come me”, io ho ascoltato. E ho agito.”

Luna si coprì le orecchie e cercò di soffocare quella voce che sembrava provenire da ogni angolo della stanza. Ma non servì. Il riflesso continuava a parlare anche se lei non lo guardava più.

“Tu mi hai creato Luna. Io sono la tua rabbia, la tua vergogna, la tua sete di giustizia. E ora… ora siamo una cosa sola.”

In quel momento Luna iniziò a realizzare di aver fatto una sorta di “patto con il diavolo”: in cambio di sicurezza e fiducia in sé aveva ceduto una parte che non avrebbe mai dovuto liberare.

Le parole del riflesso rimbombavano nella sua mente come un’eco maligna. Luna si accasciò sul pavimento della sua stanza con le mani strette attorno alle ginocchia e il respiro spezzato. Sentiva il cuore battere forte, ma non era solo paura. Era rimorso. Era consapevolezza.

Aveva chiesto aiuto a quella cosa. L’aveva invocata nei momenti di disperazione, quando nessuno la ascoltava, quando il mondo sembrava voltarle le spalle. E ora… ora quella cosa parlava con la sua voce, camminava con i suoi passi, rideva con la sua bocca.

“Non dovevo farlo.” sussurrò “Non dovevo lasciarti entrare.”

Il riflesso nello specchio la osservava, immobile. Ma i suoi occhi brillavano di una luce oscura, come se si stesse nutrendo del suo pentimento.

Capì che doveva a tutti i costi liberarsi di quell’entità maligna… e sapeva anche come fare.

Il giorno successivo decise di fare una ricerca su Internet: un sito che parlava di oggetti maledetti, rituali sull’evocazione del proprio “io malvagio” e come distruggerlo.

“L’io malvagio non nasce dal nulla. È un riflesso, un’ombra che prende forma quando il dolore supera il confine. Per distruggerlo bisogna affrontarlo nel luogo in cui è stato evocato.”

Luna rabbrividì. Il luogo… lo specchio nel bagno delle ragazze. Quello della scuola. Era lì che tutto era iniziato.

Continuando a leggere trovò un rituale antico tramandato da chi aveva affrontato la propria ombra e ne era uscito vivo. Non si trattava di magia ma di volontà. Di verità. Di sacrificio.

“Porta con te ciò che ti ha reso vulnerabile: un ricordo, un’esperienza, un dolore. L’entità si nutre di ciò che non hai mai affrontato. Solo guardandola negli occhi e rinnegando il patto potrai spezzare il legame.”

Luna ripensò a tutte quelle volte che le compagne di classe l’avevano umiliata e schernita e dove, al posto di reagire, aveva preferito soccombere senza fare nulla. Quei ricordi sarebbero stati la sua ancora di salvezza, il suo modo per liberarsi definitivamente di quell’entità che la stava trasformando in una persona malvagia e vendicativa.

Fingendo un mal di testa fulminante disse ai genitori che quella sera non aveva fame e che se ne sarebbe andata subito a dormire.

Andò nella sua camera e si chiuse dentro a chiave: per raggiungere la sua scuola sarebbe uscita dalla finestra che, fortunatamente, si trovava al piano terra della sua casa.

Senza fare il minimo rumore aprì la finestra e sgattaiolò fuori.

La notte era buia e silenziosa, nemmeno la luce della luna e delle stelle sembravano riuscire a bucare quell’oscurità che, come un manto nero, avvolgeva qualsiasi cosa.

Luna s’incamminò verso la sua scuola e quando arrivò davanti al cancello chiuso sentì un brivido correrle lungo la schiena. Il ferro del cancello sembrava più freddo del solito, come se fosse stato toccato da qualcosa che non apparteneva a questo mondo.

Non si perse d’animo. Conosceva un passaggio laterale, una piccola apertura nel muro perimetrale che usavano i ragazzi per entrare ed uscire di nascosto. Si infilò lì, strisciando tra le foglie umide e il silenzio assoluto.

Il cortile era deserto. Ogni finestra della scuola sembrava un occhio spento ma Luna sentiva di non essere sola. Si sentiva osservata. Ma non da qualcuno. Da qualcosa.

Entrò nell’edificio. Il corridoio principale era immerso nel buio ma lei conosceva perfettamente ogni angolo della scuola e sapeva dove andare. Lo specchio, quello nel bagno delle ragazze, sembrava brillare di luce propria. Si fermò davanti ad esso e guardò. Il riflesso era già lì.

Non imitava i suoi movimenti. La fissava con occhi che non erano più i suoi: profondi, neri, affamati.

“Finalmente.” sussurrò l’entità, la voce che sembrava provenire da dentro il vetro. “Hai deciso di tornare dove tutto è iniziato.”

Luna non rispose. Sentiva il cuore batterle forte, ma non aveva paura. Era determinata. Aveva portato con sé tutti i suoi ricordi. 

“Sei tornata.” le disse in sussurro il riflesso “Sei tornata dove tutto è iniziato.”

“Non sono tornata.” disse Luna, fissando il riflesso che continuava a sorriderle con quella bocca che non era sua. “Sono qui per chiudere.”

Il riflesso proruppe in una risata fredda, maligna, una risata che avrebbe fatto accapponare la pelle anche alla persona più coraggiosa di questo mondo.

“Chiudere? Oh, non credo proprio. Ormai sono parte di te. Siamo una cosa sola, inseparabile.”

“Eravamo una cosa sola.” specificò Luna “Ma ora non più. Non ti permetterò più di usarmi come se fossi il tuo burattino. È ora di mettere fine a questa storia, una volta per tutte.”

Il riflesso s’irrigidì. Il sorriso si spense e fu sostituito da un’espressione di puro disprezzo. Il vetro dello specchio cominciò a pulsare, come se respirasse, come se l’entità al suo interno stesse cercando di uscire.

“Tu non sai cosa significa essere libera.” ringhiò la voce del riflesso, ora più profonda, più antica. “Io ti ho protetta. Ti ho resa forte. Senza di me sei fragile e vulnerabile.”

Luna avanzò di un passo. Il pavimento sotto di lei sembrava vibrare ma non si fermò. “La forza che mi hai dato era veleno. Mi hai avvelenato con la paura, con la rabbia. Ma io ho imparato a scegliere. E scelgo di non essere tua.”

Tirò fuori dalla tasca del giubbotto il foglietto su cui s’era appuntata le parole del rituale, e che aveva provveduto a tradurre, ed iniziò a recitarle con voce chiara e sicura: “Dalle tenebre la mia luce si solleva. Dalle catene la mia anima si libera. Dall’ombra nasce la verità. Da me tu non fai più parte.”

Lo specchio tremò. Il riflesso si contorse come se quelle parole lo stessero strappando via dall’interno. Le crepe si moltiplicarono, cominciando a correndo lungo la superficie come vene impazzite. L’entità urlò ma la sua voce era già lontana, svuotata di potere.

Luna continuò, con lo sguardo fisso e il cuore saldo:

“Io sono intera. Io sono mia. Tu non sei più il mio volto. Tu non sei più la mia voce. Tu non sei più.”

Non appena pronunciata l’ultima parola lo specchio emanò una potente luce bianca ed esplose in mille pezzi.

Il rituale era riuscito. L’entità era stata sconfitta.

Il silenzio che seguì fu assordante.

Luna rimase immobile, il cuore le batteva forte ma regolare nel petto. Il bagno era avvolto da una quiete irreale ed il tempo stesso sembrava scorrere più lentamente. I frammenti dello specchio giacevano sul pavimento e i suoi resti scintillavano come stelle cadute, ma non riflettevano nulla. Nessuna ombra. Nessun volto.

Solo lei.

Fece un passo indietro aspettandosi che qualcosa si muovesse o che l’entità tentasse un ultimo sussulto. Ma non accadde nulla. L’aria era più leggera, come se un peso invisibile fosse stato sollevato. Luna inspirò profondamente. Per la prima volta il suo respiro non tremava.

Uscì dal bagno con passo lento e attraversò il corridoio buio che ora sembrava meno minaccioso. Le finestre, un tempo occhi spenti, lasciavano entrare la luce della luna, pallida ma presente. Ogni angolo della scuola le sembrava diverso, come se il luogo stesso avesse riconosciuto la fine di qualcosa.

Quando raggiunse il cortile si fermò. Guardò il cielo. Era limpido, punteggiato di stelle. Un vento leggero le accarezzò il viso, come una carezza di benvenuto.

Luna sorrise. Non era più prigioniera. Non era più spettatrice.

Era padrona di sé.

Il giorno dopo…

Era appena suonato l’intervallo e la classe si svuotava in un vortice di voci, risate e passi frettolosi. Luna, invece, rimase seduta al suo posto. Con movimenti lenti si alzò e si avvicinò al davanzale della finestra. Si sedette, lo sguardo perso nel cortile. Il cielo era grigio ma non minacciava pioggia.

Il professor Bianchi, che stava sistemando alcuni fogli sulla cattedra, la osservò per qualche istante. C’era qualcosa nel modo in cui Luna fissava il vuoto che lo colpì. Non era tristezza. Era qualcosa di più profondo. Un silenzio che lui conosceva.

Si avvicinò con passo discreto. “Tutto bene Luna? Vuoi parlarmi di qualcosa?”

Lei lo guardò, esitante. Poi annuì. “È finita.” disse piano. “Quello che c’era nello specchio… non c’è più.”

Il professor Bianchi s’irrigidì. Il suo volto cambiò impercettibilmente, come se un ricordo antico fosse riemerso. Si sedette accanto a lei sul bordo di un banco.

“Lo specchio del bagno delle ragazze,” mormorò. “Non pensavo fosse ancora lì.”

Luna lo fissò con sguardo sorpreso. “Lei lo conosce?”

Il professore fece un lungo sospiro. “Molto più di quanto vorrei. Quando avevo la tua età studiavo in questa stessa scuola. E anche io, un giorno, mi trovai davanti a quello specchio. Naturalmente all’epoca era collocato nel bagno dei ragazzi. Era diverso allora. Più nuovo, meno crepato. Ma il riflesso al suo interno… quello era già corrotto.”

Fece una pausa e tornò con la mente a quel periodo. “Mi parlava. Era suadente: diceva che avrebbe potuto aiutarmi con la mia timidezza e farmi diventare il ragazzo più popolare della scuola.”

Luna lo ascoltava in silenzio, il cuore che batteva più forte.

“Ci cascai e gli permisi di manovrarmi a suo piacimento. La mia timidezza svanì e in poco tempo diventai davvero il ragazzo più popolare della scuola. Le ragazze non avevano occhi che per me e i ragazzi volevano essere tutti miei amici. Ma a che prezzo… Più passava il tempo e più m’accorgevo che quella nuova versione di me iniziava a non piacermi più, così un giorno trovai il coraggio di mettere fine a quella storia. Non fu facile: il riflesso provò in tutti i modi a persuadermi che senza di lui sarei tornato a essere nessuno. Mi mostrava immagini di me solo, ignorato, dimenticato. Mi sussurrava che il mondo non mi avrebbe mai accettato per come ero.  Ma più lui parlava e più io trovavo dentro di me la forza di contrastarlo e alla fine trovai un modo per spezzare il legame. Non distrussi lo specchio ma lo staccai dal muro e, dopo averlo avvolto in un panno nero, lo chiusi nel seminterrato della scuola. Pensavo bastasse.”

“Ma non è bastato.” disse Luna. “È tornato. E ha trovato me.”

Il professore la guardò con occhi pieni di rispetto. “E tu hai fatto ciò che io non ho avuto il coraggio di fare. Lo hai affrontato. Lo hai distrutto.”

Luna abbassò lo sguardo. “Avevo paura. Ma non volevo più vivere con quella voce dentro.”

Il professor Bianchi annuì. “Hai spezzato una catena che durava da decenni. E forse, grazie a te, questa scuola è finalmente libera.”

Rimasero in silenzio per qualche istante mentre fuori il vento muoveva le foglie degli alberi.

Poi Luna si voltò verso di lui. “Lei ha mai pensato che potesse tornare?”

Il professore la fissò, serio. “Non finché qualcuno lo ricorda. Ma ora… ora che tu hai scelto di dimenticarlo forse non tornerà mai più.”

Fine.

Il “viaggio” per il Giappone ha inizio: “Viva la Mamma Noodles Pollo e Verdure Tokyo Style” Fratelli Beretta 1812.

La cucina nipponica in pochi minuti direttamente a tavola, 😉.

Konnichiwa amici e amiche, 😀!

Perché questo saluto in giapponese? Perché con la recensione di oggi si “vola” in Giappone (almeno con il pensiero, 😉) e ci s’immerge nella cucina nipponica.

Questa cucina regala dei gusti davvero particolari ma buonissimi: noodles, il sushi, sashimi, ecc ecc… non vi sta venendo già fame, 😋?

A me piace molto questa cucina e quando mi va uso l’app che ho sul tablet per ordinare qualche gustoso piatto giapponese, 😉.

Ma oggi non sono qui per parlarvi di app, bensì di un piatto che, senza doverlo ordinare e farselo consegnare, è facilissimo trovarlo in qualsiasi supermercato: i Viva la Mamma Noodles Pollo e Verdure Tokyo Style a marca Fratelli Beretta 1812.

Un viaggio nel gusto orientale firmato Fratelli Beretta 1812: i Viva la Mamma Noodles Pollo e Verdure Tokyo Style sono un piatto pronto che fonde praticità e sapore in un formato da 220 grammi pensato per chi ama la cucina asiatica ma non vuole rinunciare alla qualità. La base è una pasta fresca all’uovo, morbida e avvolgente, che costituisce il 43% del prodotto e dona struttura al piatto. A completare l’esperienza una ricca salsa orientale che rappresenta il cuore della ricetta: un mix sapientemente bilanciato di petto di pollo, funghi champignon, cipolle, carote e zucchine tagliate a julienne. Il tutto esaltato da una salsa Teriyaki dal profumo intenso e da un tocco di olio di sesamo che richiama i sapori autentici della cucina giapponese.

La preparazione è semplice e veloce: bastano due minuti in microonde per ottenere un piatto caldo e gustoso oppure si può optare per una cottura in padella con un filo d’acqua per una consistenza più vivace.

Ideale per una pausa pranzo veloce ma ricca di gusto, questo piatto pronto è una proposta interessante per chi cerca un’alternativa orientale nel panorama della gastronomia italiana. Un piccolo assaggio di Tokyo, pronto in pochi minuti, che porta l’Oriente direttamente sulla tua tavola.

https://www.vivalamamma.com

👍 un piatto che, anche se non simile a quello cucinato dai ristoranti giapponesi, ha un gusto che crea un’atmosfera giapponese; la salsa di questa pasta è saporita senza essere eccessivamente salata; se si vuole “viaggiare”, in pausa pranzo o a cena, in terra nipponica questo è il piatto ideale da gustare.

👎 nonostante nel complesso sia un buon piatto ho trovato alcuni difetti: la salsa Teriyaki c’è ma non si sente, ovvero è tra gli ingredienti ma non ne ho sentito il gusto; i funghi sovrastano il gusto del pollo che, già essendocene poco, non si sente quasi per niente.

E voi avete già provato i Viva la Mamma Noodles Pollo e Verdure Tokyo Style a marca Fratelli Beretta 1812? Al di fuori di quella italiana, se c’é, avete una cucina preferita e quali piatti vi piacciono di più di quella cucina?