Recensione libresca: “Geo Chavez. Il primo trasvolatore delle Alpi” Luciano Martini.

23 Settembre 1910: alla conquista delle Alpi.

Titolo: Geo Chavez. Il primo trasvolatore delle Alpi.

Autore: Luciano Martini.

Genere: biografico, letteratura di viaggio.

Pagine: 381 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: non reperibile in formato ebook; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: “È terribile. Ho visto il brutto muso dell’inferno.” Sono le prime parole di Geo Chavez appena ha toccato il suolo. Ancora prima che lo liberassero dalla carlinga compressa e affastellata dal brutto impatto. Geo Chavez era stato il primo uomo a vedere da un aeroplano una vera montagna, le sue rocce, i suoi ghiacciai, le sue nevi, i suoi torrenti, le sue cascate! E poi: le sue nuvole e le sue nebbie. Geo Chavez era stato il primo uomo ad attraversare le Alpi in aeroplano, in un volo da Briga a Domodossola che rappresentava la tappa iniziale di una manifestazione aerea chiamata la Traversata delle Alpi, che doveva terminare, dopo un nuovo decollo, a Milano. Le Alpi erano state attraversate, vinte. Le vie del cielo erano aperte, da quel momento, all’uomo, alla sua vita, al suo lavoro, ai suoi svaghi. Geo Chavez entrava così definitivamente nella storia dell’aviazione, entrava per sempre nella leggenda. Era il 23 Settembre 1910.

In questa lettura si fa un salto indietro nel tempo, nel primo decennio del 1900. Un periodo in cui s’iniziava pian piano a vedere il volo come un nuovo modo di viaggiare, di spostarsi da una parte all’altra del globo terrestre. Certo, i primi aeroplani erano molto rudimentali e “alla buona” ma ciò non ha tolto all’uomo la voglia di conquistare anche questa parte della Terra. Il cielo, visto fino a pochi anni prima come qualcosa d’invalicabile e sconosciuto, diventa una nuova conquista grazie ai primi aviatori. E tra questi, su tutti, spicca il nome di Geo Chavez: un ragazzo di soli ventitré anni con il sogno di volare sopra le Alpi. La passione per il volo nasce presto nel cuore del ragazzo che, grazie alla sua tenacia e perseveranza, diventa il primo uomo a trasvolare la catena montuosa delle Alpi. In questo libro non viene racconto solo il Geo Chavez aviatore, ma anche la storia di un ragazzo come tanti altri fatta di studio e fatica, passione ed impegno. Far volare un aereo, soprattutto se sono i primi rudimentali modelli, non è alla portata di tutti ma a Chavez la grinta non manca e il 23 Settembre 1910 riuscirà nell’impresa. Purtroppo, però, questo sarà la sua prima ed unica trasvolata sopra le Alpi: a pochi metri dal suolo il suo aereo avrà un cedimento ed insieme al pilota si schianterà al suolo. All’inizio sembra che, nonostante sia ferito gravemente, il pilota abbia delle buone possibilità di guarire ma tutto precipita nel giro di poco tempo e, pochi giorni dopo all’ospedale di Domodossola, Chavez spirerà senza che i medici possano far molto per salvarlo. Di questo “eroe del cielo” restano parecchi ricordi e nei luoghi che lo hanno visto nascere, crescere e diventare il primo uomo a volare sopra le Alpi gli vengono dedicati monumenti, strade, piazze, ecc. Anche nel paese d’origine dei genitori, malgrado Chavez sia nato in Francia, gli vengono dedicati luoghi e monumenti.

Questo giovane ragazzo, morto decisamente troppo presto, ha conquistato il mondo con la sua passione per il volo: se oggi possiamo spostarci e volare in ogni parte del globo il merito è anche di Geo Chavez.

Voto alla fine della lettura del libro: 8.5.

👍 un libro davvero molto interessante che racconta come, anche con i pochi mezzi che si avevano a disposizione, un giovane ragazzo di soli ventitré anni sia riuscito a conquistare una meta fino a quel momento non ancora conquistata: volare sopra le Alpi; questo ragazzo è un esempio perché, nonostante la giovane età, è riuscito a porsi un obiettivo e raggiungerlo, senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà che, anche nell’ambiente dei primi voli, ha trovato sul suo cammino; nel libro, pur essendo narrata la storia di questo ragazzo, viene raccontato anche come è nato e pian piano si è evoluto il mondo dell’aviazione.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Geo Chavez. Il primo trasvolatore delle Alpi.” di Luciano Martini? Qual è stato l’ultimo libro biografico o di genere letteratura di viaggio che avete letto?

https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Chávez_Dartnell

Recensione libresca: “Un’avventura per sé. Si può vivere così?” Paola Brizzi e Alberto Savorana.

Testimonianze e confidenze di persone che non si sono mai arrese davanti alle difficoltà.

Titolo: Un’avventura per sé. Si può vivere così?

Autori: Paola Brizzi e Alberto Savorana.

Genere: saggio, saggio religioso, saggio d’istruzione e vita cristiana.

Pagine: 103 (formato ebook); 103 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it: https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

La gente non parte dai discorsi, ma è colpita da una presenza.

Trama: Sono raccolte in questo volume alcune testimonianze di persone intervenute all’edizione 2008 del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. Si tratta di uomini e donne per cui l’incontro cristiano è stato qualcosa di così reale ed entusiasmante da cambiare la loro umanità, fino a farli diventare protagonisti di amicizia e di storia. Testimoni della risposta imprevedibile e sorprendente che Cristo è alle esigenze di verità, bellezza, giustizia e felicità di ciascuno. Sono storie di persone provenienti da diversi contesti umani, culturali e sociali, anche drammatici – dall’America Latina alla Russia, dall’Africa all’Italia -, accomunate dalla scoperta di una ragione per vivere che travolge limiti e paure, a dispetto dei facili profeti di sventura.

Questo libro è innanzitutto una possibilità di guardare, cioè di sorprendere nei fatti un percorso umano che è per tutti.

Periodo di letture di saggi questo: ultimo, ma non ultimo, un saggio sia d’istruzione che religioso perché racchiude in sé le esperienze ed i racconti in cui persone provenienti da ogni parte del mondo vivono il loro rapporto con la religione e cosa vuol dire vivere in alcune zone dove la povertà è all’ordine del giorno. Ma non è un libro triste, tutt’altro: da questo libro i racconti sono di persone che, anche con pochi mezzi, riescono ad aiutare quei popoli e quelle popolazioni che si trovano in difficoltà e danno loro una speranza, portando una luce in mezzo alla miseria. Ci sono racconti di persone che questa miseria l’hanno vissuta, ma hanno saputo prendere in mano le redini della loro vita e trasformarla: basta davvero poco per trovare la felicità anche nelle piccole cose e le persone che si raccontano in questo libro ne sono la dimostrazione.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.5.

👍 un saggio interessante perché porta a riflettere su quanto ognuno di noi può essere d’aiuto al prossimo, anche con dei piccoli gesti quotidiani che molto spesso si danno per scontati; le storie di queste persone sono un grande insegnamento: nella vita, anche davanti alle difficoltà, non bisogna mai arrendersi e darsi per vinti. Chi vive in un contesto dove la povertà la fa da padrona ha una forza e una voglia di combattere e di vivere che può essere solo d’esempio, soprattutto in un mondo benestante e che ha tutto ma si lamenta sempre.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Un’avventura per sé. Si può vivere così?” di Paola Brizzi e Alberto Savorana? Davanti ad una difficoltà vi arrendete subito oppure combattete con tutte le vostre forze?

Recensione libresca: “Tarantola” Bob Dylan.

Immagine dal web.

Titolo: Tarantola.

Autore: Bob Dylan.

Genere: opera di genere sperimentale e autobiografico.

Pagine: 160 (formato ebook, edizione in lingua inglese); 180 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; https://www.libraccio.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e forse è possibile trovarlo anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Poesie, lettere in versi, prose psichedeliche, fantasiosi apologhi e giochi di parole. Uno spiazzante viaggio verso l’allucinazione e il sogno con la guida del bardo dell’America contemporanea.

Ho parecchia ma parecchia difficoltà a recensire questo libro perché, come dice la trama, è davvero spiazzante. Nel mio caso è spiazzante perché mi ha lasciata con parecchia confusione a fine lettura e del suo contenuto, che sembra un fiume di parole in piena e scritte modello “flusso di coscienza”, ammetto di non aver capito molto il senso della narrazione e quindi non posso nemmeno dare un giudizio completo e obiettivo.

Posso però dirvi che in questo libro Bob Dylan mette insieme vari elementi: poesie, lettere, giochi di parole, ecc e li scrive di getto, così come si affacciano alla sua mente, in un mix tra fantasia e realtà, tra sogno onirico e vita reale.

Voto alla fine della lettura del libro: seguendo il consiglio datomi, in una precedente recensione di un libro, dall’amico Allegro del blog https://unallegropessimista.com metterò come valutazione un n.c, ovvero non classificato.

Anche per quanto riguarda le note positive e negative del libro ho parecchie difficoltà, per cui ho deciso d’astenermi, almeno per questo libro, dal trovargli pregi o difetti.

Nel caso vogliate saperne o capirne di più su questo libro vi lascio il link alla pagina di Wikipedia dedicata a questa lettura: https://it.wikipedia.org/wiki/Tarantula_(romanzo)

E voi avete già letto “Tarantola” di Bob Dylan? Vi è mai capitato di non riuscire a dare un giudizio ad uno dei libri che avete letto?

Una visione tra sogno e realtà scritta da Bob Dylan.

Recensione libresca: “La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich” James Lucas.

La sconfitta di una dittatura raccontata da uno storico.

Titolo: La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich.

Autore: James Lucas.

Genere: saggio, saggio storico.

Pagine: 318 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.unilibro.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Germania, primavera del 1945. Mentre Dwight Eisenhower fatica a contenere l’irruenza di George Patton, il brillante generale americano che vorrebbe lanciarsi al di là dell’Elba infischiandosene degli accordi politici tra USA e URSS, un milione e mezzo di soldati dell’Armata Rossa ha completamente circondato Berlino in attesa della spallata finale. Nel bunker della Cancelleria, Adolf Hitler vaneggia di impossibili contrattacchi, mentre i suoi più stretti collaboratori (da Goering ad Himmler) pensano a come salvarsi la vita e rifarsi una verginità agli occhi degli Alleati. Intanto la popolazione civile è lasciata a sé stessa, completamente abbandonata di fronte all’incalzare di un nemico, la Russia, che ha troppi e tragici conti da regolare col Terzo Reich.

Una storia di furia, distruzione, follia, coraggio ed eroismo che James Lucas racconta con lo scrupolo dello studioso e il talento affabulatorio dello scrittore di razza. Con “La caduta della Germania nazista” Lucas propone al lettore una cronaca intensa, coinvolgente, emozionante di un momento decisivo della storia del Novecento, quando un intero mondo stava per dissolversi nella ferocia e nel sangue, e uno nuovo si affacciava alla ribalta, denso di incognite e speranze.

Sto pian piano leggendo tutti i libri che ho preso al bookcrossing, e anche in questo caso, come nel precedente, si tratta di un saggio di genere storico. Ammetto che non ho mai letto, quelle rare volte che è successo, ben due saggi di fila come ora… un bel passo avanti, no, 😉?

Ma di che cosa tratta il saggio di questa recensione? Preparatevi a fare un salto indietro nel tempo di quasi ottant’anni, durante le ultime fasi dell’era nazista e della sua distruzione per mano delle forze alleate che, con pazienza e tenacia, hanno messo la parola fine ad un periodo bruttissimo e che nessuno vorrebbe rivivere mai. La guerra in Europa è alla battute finali, gli Alleati e l’Armata Rossa avanzano decisi verso i paesi oppressi dal nazismo e s’apprestano a liberarli da una dittatura che negli anni precedenti ha causato moltissima sofferenza e distruzione verso quelle persone e stati che non l’appoggiavano nei suoi propositi di conquista. Dal suicidio di Hitler alla liberazione delle popolazioni alla resa delle SS, un viaggio nel passato dove vengono ripercorse tutte le tappe che hanno portato alla fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa.

Voto alla fine della lettura del libro: 1.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 in tutto il libro lo scrittore fa un j’accuse a senso unico, ovvero verso l’Armata Rossa e gli Alleati, mentre non si fa il minimo cenno a tutte le nefandezze, sofferenze e distruzione che hanno causato i nazisti, e questo io lo chiamo un “nascondere la polvere sotto il tappeto”; dal modo in cui lo scrittore ha impostato il racconto è chiaramente palese che avrebbe voluto che le cose fossero andate in un altro modo (ovvero avrebbe voluto che a vincere fosse il nazismo), e questo mi ha fatto provare un tale disgusto e una tale nausea che ho passato l’intera lettura a dover cercare di mantenere la calma perché più di una volta ho avuto la tentazione di scagliare il libro contro il muro; in molte parti del libro ho notato un’evidente revisione storica: ad esempio, lo scrittore vuole fare passare le SS per delle povere anime innocenti, oppresse e “vittime” dei russi che hanno avuto l’ardire di voler liberare l’Europa dal nazismo e, in Italia, anche dal fascismo, ed infatti raramente vengono descritti come criminali di guerra, usando spesso il termine prigionieri di guerra, e questa è stata una delle cose che più mi ha schifato di questo saggio.

E voi avete già letto “La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich” di James Lucas? C’è stato qualche libro che vi ha fatto arrabbiare e provare disgusto, per il modo in cui è stato impostato e scritto, mentre lo leggevate?

Recensione libresca: “Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala” Elisabetta Donini.

Scienziata, epistemologa, femminista… in tre parole: Evelyn Fox Keller.

Titolo: Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala.

Autore: Elisabetta Donini.

Genere: studi sociali e culturali, saggio.

Pagine: 200 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: dopo un’attenta ed accurata ricerca su Internet il formato ebook di questo libro non è presente su nessun sito; https://www.unilibro.it (in questo sito il libro, in questo momento, è presente ed è possibile acquistarlo, anche se la disponibilità è incerta; su Amazon, Ibs, LaFeltrinelli e Libreria Universitaria il libro è tra i titoli presenti sul sito ma non è possibile acquistarlo perché non è disponibile (formato cartaceo) e forse è possibile trovarlo, cercando bene, anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Evelyn Fox Keller è considerata l’esponente di maggior spicco nell’ambito dell’”epistemologia femminista”, anche se si tratta di una etichetta in cui lei non si riconosce appieno. Come in nessuna etichetta. Scienziata, epistemologa, femminista… Donna d’eccezione per certo. Nata a New York nel 1936 e laureata a Harvard, si dedica all’insegnamento in diverse università, dapprima occupandosi di fisica teorica, di biologia molecolare e di bio-matematica, poi man mano spostando l’asse del suo interesse verso lo studio degli aspetti psicologici, storici e filosofici del pensiero scientifico. Ed in particolare sulle connessioni tra genere (maschile/femminile) e scienza. Oggi lavora nell’Università californiana di Berkeley. Ha raggiunto vasta notorietà, ben oltre i confini  accademici, con due libri pubblicati a metà degli anni ‘80: In sintonia con l’organismo e Sul genere e la scienza, libri di straordinario successo di cui escono ben presto edizioni italiane, francesi, spagnole, olandesi, tedesche e perfino giapponesi, che la consacrano come la personalità più interessante nell’ambito di quella “anomalia” epistemologica che parte da un esame critico delle correlazioni fra pensiero razionale e appartenenza di genere. In queste conversazioni la Fox Keller parla dapprima della sua difficile storia personale, dei suoi percorsi culturali conflittuali (con gli uomini di scienza ma anche con il movimento femminista) e poi discute per singoli nodi tematici ciò che è stato per oltre vent’anni al centro delle sue ricerche, delle sue preoccupazioni intellettuali, della sua passione di donna e scienziata.

La lettura dei saggi devo, ahimè, ammettere che latita molto tra i libri che leggo, ma questa volta ho voluta fare un’eccezione e discostarmi un po’ dai soliti generi che sono solita leggere.

Ed in questo saggio, dove viene fatta una lunga intervista a Evelyn Fox Keller, l’epistemologa e scienziata americana racconta tutti i passaggi della sua vita: dagli studi, fatti con tanti sacrifici perché la sua non era una famiglia ricca, al ruolo di accademica e studiosa dell’epistemologia e di quello che le ruota intorno. Nonostante, ancora studentessa, venga vista con un po’ di “sospetto” da una parte del mondo maschile per gli studi intrapresi (in quegli anni lo studio della fisica era appannaggio degli studenti maschi e molto molto raramente era possibile trovare studentesse che decidessero d’intraprendere la strada dello studio della fisica) la Fox Keller va dritta per la sua strada e decide di seguire il suo cuore. Questo la porterà, pian piano a diventare una personalità di spicco nel mondo delle scienze e a scrivere anche dei libri che la faranno conoscere anche al resto del mondo.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.5.

👍 ho trovato questa scienziata una persona tosta, grintosa e che se n’è infischiata del giudizio che potevano avere gli altri sulla scelta degli studi da lei intrapresi, andando avanti con le proprie forze e scegliendo da sé la strada da intraprendere per diventare quello che aveva sempre sognato; ci sono molti passaggi interessanti tra le risposte che la Fox Keller dà all’autrice di questo libro e che portano sicuramente a fare molte riflessioni.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala” di Elisabetta Donini? Avete letto qualche saggio ultimamente, e se sì di che cosa trattava?

Recensione libresca: “Il mistero degli Studi Kellerman” Ken Follett.

Quale mistero aleggia dentro questi studi cinematografici?

Titolo: Il mistero degli Studi Kellerman.

Autore: Ken Follett.

Genere: giallo per ragazzi, thriller per ragazzi, avventura per ragazzi.

Pagine: 90 (formato ebook); 112 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Mick Williams, giovane investigatore in erba, è molto interessato alle imprese di una banda di audaci quanto inafferrabili rapinatori di banche. Quello che certo non immagina è che ben presto la sua strada si incrocerà con la loro. Il suo amico Izzy, infatti, gli insegna come entrare di nascosto negli studi cinematografici Kellerman, da tempo in disuso e in attesa di venir demoliti per far posto a un grande albergo. È un luogo che custodisce troppi segreti, e tra i tanti misteri ce n’è uno che riguarda proprio la banda di rapinatori, che sembra capace di far perdere le proprie tracce come per magia. Quando però i due ragazzi se ne rendono conto, è troppo tardi: ormai sono nei guai fino al collo.

Prima di ricominciare con nuove letture ho voluto dare una seconda possibilità ad un breve romanzo di Ken Follett: “Il mistero degli Studi Kellerman”. Devo ammettere che la prima volta che l’ho letto non avevo la benché minima idea che fosse un romanzo per ragazzi e questa cosa l’ho scoperta leggendo la pagina dedicata al romanzo su Wikipedia.

Perché ho voluto dargli una seconda chance? Beh, perché la prima lettura è stata un vero fiasco: noiosa, poco interessante e priva di emozioni e pathos. A malincuore devo confermare questo mio giudizio: pur essendo un romanzo breve, meglio definirlo racconto breve, è di una noia e di un tedio che non sembra nemmeno un libro scritto da Follett.

La storia è semplice: due ragazzi che vanno in esplorazione di alcuni vecchi studi cinematografici, ormai chiusi e prossimi alla demolizione. Quello che non sanno è che gli studi sono anche il covo di una banda di rapinatori di banche, chiamata la Banda Mascherata. Tra un’esplorazione degli studi e l’altra i due decidono d’investigare per sapere che cosa leghi la Banda Mascherata agli Studi Kellerman. Ma a voler ficcare troppo il naso in affari che non li riguardano può rivelarsi molto pericoloso e ben presto ne dovranno subire le conseguenze.

Voto alla fine della lettura del libro: 2.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 la storia è totalmente priva d’intreccio; un racconto breve ma noioso, tedioso e non al livello del miglior Follett; manca totalmente l’emozione e il pathos che un thriller, anche se per ragazzi, come si deve riesce a suscitare nel lettore durante tutto l’arco della narrazione; alcune situazioni sono così elementari che mi chiedo come i due ragazzi non siano riusciti ad arrivarci sin da subito alla soluzione.

E voi avete già letto “Il mistero degli Studi Kellerman” di Ken Follett? Parlando in generale quale libro per ragazzi avete trovato poco interessante e noioso?

Recensione libresca: “Il suggeritore” Donato Carrisi.

Un assassino senza nome e senza volto, una squadra pronta a tutto pur di catturarlo e smascherarlo.

Titolo: Il suggeritore.

Autore: Donato Carrisi.

Genere: thriller, giallo, poliziesco.

Pagine: 526 (formato ebook); 464 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/ del vostro paese.

Trama: Qualcosa di sconvolgente è accaduto, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte facce, che li mette alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo.

Ho appena finito di leggere anzi, di rileggere “Il suggeritore” di Donato Carrisi, e come la prima volta che l’ho letto… WOW! Che romanzo, 🤩! Ricordavo bene la trama ma è stato come se l’avessi letto per la prima volta. Le stesse sensazioni, la stessa tensione, lo stesso pathos provato durante la prima lettura sono stati ben presenti anche questa volta.

Di che cosa parla questo romanzo? Beh, come un buon anzi, come un ottimo thriller che si rispetti c’è un caso da risolvere, un’indagine che coinvolge un’intera squadra di poliziotti (tranne uno: Goran Gavila, il criminologo a capo di questa squadra, è un civile) e un assassino da catturare prima che compia altre efferatezze. L’assassino rapisce, mutila e in seguito uccide le sue vittime, facendo in seguito trovare i cadaveri in luoghi sempre diversi. Un vero sadico che resta, però, per tutto il tempo delle indagini sconosciuto, tranne per il nome che la squadra gli affibbia: Albert. Nessuno sa chi sia, nessuno ne conosce l’identità, quasi un fantasma, un essere senza volto che si muove nel buio e che mette alla prova la squadra, sfidandola quasi in una sorta di macabro “nascondino” dove la posta in palio è la sopravvivenza di una delle vittime. Riuscirà la squadra a scoprire chi è veramente Albert? E i suoi componenti riusciranno a guardare dentro di sé e al buio che alberga in loro?

Voto alla fine della lettura del libro: 9.

👍 un thriller davvero ricco di colpi di scena, molti anche inaspettati, che lasciano il lettore sempre con il fiato sospeso ad ogni pagina letta; mi è piaciuta molto l’idea di far sembrare alcune parti della narrazione come se si stessero svolgendo nel presente tranne poi, a sorpresa, scoprire che in realtà sono cose successe nel passato; i personaggi sono tutti molto ben delineati e le loro identità non mostrano solo la parte forte ma anche quella debole e più vulnerabile.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Il suggeritore” di Donato Carrisi? Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un thriller e che ve lo fa ritenere degno di questo nome?

Recensione libresca: “L’enigma della camera 622” Joël Dicker.

Innanzitutto, buonasera! Come state? Come avete passato le vacanze? Di mio posso dire che queste vacanze sono state solo le prime due settimane vera vacanza, mentre per il resto è meglio stenderci un velo pietoso sopra.

Spero che le vostre siano state migliori e che vi siate divertiti e ve le siate godute fino in fondo, 🙂.

Dunque, che post ci sarà questa sera? Sì, direi che la recensione di un libro è l’argomento giusto per questo post, 🙂.

Tra le mura di una stanza si nasconde un’enigma: riusciranno i due protagonisti a risolverlo?

Titolo: L’enigma della camera 622.

Autore: Joël Dicker.

Genere: giallo deduttivo, giallo psicologico.

Pagine: 659 (formato ebook); 648 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/ del vostro paese.

“Quando si vuole veramente credere a qualcosa, si vede solo quello che si vuole vedere.”

Trama: Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella camera 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nell’hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella camera 622 del Palace de Verbier.

Devo ammettere che, a fine lettura, questo libro mi ha lasciata un po’ perplessa. Parte come un qualsiasi romanzo di genere giallo dove ci sono un protagonista, un delitto da risolvere e, nel mezzo, vari personaggi che potrebbero o meno essere i vari sospettati del delitto. Fin qui tutto bene, ma proseguendo nella lettura, e forse anche a causa di continui salti temporali (e qui ce ne sono davvero un’infinità), la storia prende una piega poco comprensibile. Il protagonista viene quasi messo in secondo piano e si dà ampio spazio alla narrazione dei fatti successi nel passato ed infarcendo la storia, quasi si volesse tirarla per le lunghe, di dettagli che tendono a ripetersi durante tutto l’arco del romanzo.

Non è facile scrivere la recensione di questo libro perché, se nelle prime pagine sembrava promettere bene ed essere un romanzo che rientrava tra i miei gusti letterari, ho avuto parecchie difficoltà a rimanere concentrata e a capire il senso di quello che veniva narrato. Il protagonista, o meglio il narratore della storia, si chiama come lo scrittore, Joël, e decide di scoprire che cosa si nasconda dietro il mistero di un omicidio avvenuto nella camera 622 del Palace de Verbier, un albergo sulle Alpi svizzere. In questa “missione” è accompagnato da Scarlett, una ragazza che alloggia anche lei nello stesso albergo e che aiuta il protagonista durante le sue indagini. Le vicende del passato vanno ad influenzare quelle del presente, un mistero che sembra voler restare racchiuso tra le mura del Palace de Verbier… Riusciranno Joël e Scarlett a chiudere finalmente il cerchio e a far luce sul misterioso delitto della camera 622?

Voto alla fine della lettura del libro: 2.

👍 nessuna nota positiva da segnale.

👎 decisamente troppi salti tra passato e presente hanno finito per rendermi ancora più incomprensibile il romanzo di quanto già non fosse; al protagonista/narratore viene dato pochissimo spazio all’interno della storia e sembra, quasi più che uno dei personaggi principali, una comparsa messa all’interno del romanzo tanto per “fare numero”; narrazione davvero molto piatta e, a mio avviso, priva di colpi di scena importanti e che mi facessero esclamare “Wow! Questa non me l’aspettavo proprio!”; un romanzo che non mi sa “né di carne né di pesce”, noioso e per nulla avvincente.

E voi avete già letto “L’enigma della camera 622” di Joël Dicker? Quale degli altri romanzi di questo scrittore consigliereste o sconsigliereste di leggere?

Recensione libresca: “Gli eletti” Jeffery Deaver.

Entrare in una setta può essere facile… ma sarà altrettanto facile uscirne, soprattutto vivi?

Titolo: Gli eletti.

Autore: Jeffery Deaver.

Genere: thriller, suspence.

Pagine: 482 (formato ebook); 496 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it (in questo momento il sito Mondadori Store è in manutenzione ma credo che, una volta tornato operativo, si potrà trovare tranquillamente il libro di questo post); https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https//www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it (anche qui vale la stessa cosa per il formato ebook); https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“Non troppo veloce. Perché veloce vuol dire rumore. Veloce vuol dire errore. Veloce vuol dire la bocca nera di una pistola che ti aspetta dall’altra parte.”

“Colter Shaw è in missione contro la Fondazione Osiride.”

“La bussola che guida Colter è lo stile di vita che si è scelto: non fermarsi mai, dare la caccia a criminali e persone scomparse, scalare pareri di roccia, sentire il vento sulla faccia. Spingersi al limite.”

Trama: Persone da ritrovare, vite da salvare. Su questo è incentrata la carriera – o meglio, l’intera esistenza – del cacciatore di ricompense Colter Shaw. Per chi lo ingaggia rappresenta un’ottima alternativa alla polizia, ma ti devi fidare dell’uomo, uno allergico alle burocrazie e capace di sovvertire le regole del buon senso. Come accade in una giornata estiva di giugno. C’è stata una vittima, un ragazzo che Colter doveva riportare a casa e che aveva inseguito fino alla zona selvaggia nel nord dello Stato di Washington. Qui, al riparo tra le valli delle Montagne Rocciose, ha sede la Fondazione Osiride, che promette felicità a chi ha sofferto. Farsi accettare al suo interno riesce facile a Colter perché, in fondo, è vero: anche lui ha un segreto che non lo fa dormire, un ricordo che brucia. Ma ben presto scopre che, una volta entrati nella schiera degli eletti di Osiride, è quasi impossibile uscirne. O almeno, uscirne vivi.

Quello che, a prima vista, può sembrare un classico thriller dove il protagonista va a caccia del colpevole per consegnarlo alla giustizia è un viaggio, seppur romanzato e di finzione, all’interno di quello che è una setta di fanatici esaltati e pronti a tutto per “convertire” i propri seguaci a un pensiero folle e molto molto pericoloso.

Ma partiamo dall’inizio: che cos’è una setta? Da vocabolario ecco la definizione di setta: raggruppamento di persone unite da un credo ideologico, religioso o politico, professato in modo radicale e intransigente e talvolta in contrapposizione esplicita alla comunità e all’ideologia dominante.

In poche parole c’è un “capo carismatico” che, convinto di riuscire a inculcare nelle menti della gente il suo pensiero unico e “universale” verso persone che sarebbero disposte a credere e a bersi ogni sua parola pur di sentirsi parte di un gruppo ed essere “aiutati” in un momento difficile o di difficoltà. Ma spesso, dietro a questi personaggi, si nascondo persone prive di scrupoli, narcisiste ed egocentriche, affamate di denaro e popolarità, a cui piace sentirsi elogiati e osannati come se fossero degli dei.

Ed è questo che il protagonista della storia deve smascherare: un “santone” che si fa chiamare “Maestro Eli” e che, grazie alla persuasione e alla sua convinzione che tutto il mondo remi contro di lui, riesce ad attrarre a sé un gruppo di persone che non stanno passando un bel momento e che farebbero di tutto per trovare un po’ di pace e tranquillità.

Ma quello che all’inizio sembra un gruppo di auto-aiuto, come tanti, in realtà si rivela qualcosa di terribile e ingannatore: i seguaci non sono persone da aiutare bensì della “carne da macello” da eliminare quando il “lavaggio del cervello” e la volontà delle persone viene annientata e annullata completamente.

Un piano suicida che Colter Shaw dovrà fermare a tutti i costi prima che altri facciano la stessa fine di chi, per capire come funzionasse la “Fondazione Osiride”, ha ficcato un po’ troppo a fondo il naso in affari che dovevano restare segreti.

Voto alla fine della lettura: 7.5.

👍 ho trovato molto coraggioso il protagonista perché, pur sapendo fin dall’inizio che la “Fondazione Osiride” nascondeva qualcosa di poco chiaro e limpido, decide d’infiltrarsi e farsi passare per una persona in cerca d’aiuto in mezzo a questo nugolo di pazzi esaltati e fanatici; all’interno del romanzo vengono citati nomi di sette esistenti o davvero esistite e che possono essere fonte di ricerca per approfondire l’argomento e diventano un momento di riflessione per capire quanto si debba stare lontani da questa gente che promette aiuto ma che, in realtà, ha ben altri scopi.

👎 il “santone”, antagonista della storia, l’ho trovato un personaggio che definire schifoso è usare un eufemismo: oltre ad imbrogliare la gente con finti discorsi d’incoraggiamento che in realtà puntano a voler fare il lavaggio del cervello alle persone che l’ascoltano e spingendole fino all’estremo è anche di un egocentrismo e di un narcisismo che si possono definire senza alcun dubbio patologici. Nei suoi discorsi si auto elogia in una maniera delirante: si crede un dio in terra ma in realtà è solamente un pagliaccio, imbroglione e totalmente fuori di testa.

E voi avete già letto: “Gli eletti” di Jeffery Deaver? Qual è il vostro pensiero sulle sette e su tutto quello che gli gira intorno? Conoscete, attraverso documentari o articoli, o avete sentito parlare di qualche setta famosa?

A proposito di sette vi propongo la visione di un documentario che racconta la storia di una di quelle che vengono citate all’interno del libro: il Tempio del Popolo del reverendo Jim Jones, un altro pazzo, fanatico ed esaltato che, dopo essere riuscito ad ingannare molte persone e a farle entrare nella sua setta è riuscito a compiere uno dei massacri più grandi che la storia americana abbia mai visto: il triste e famoso “Massacro di Jonestown.” Ne hanno fatto un documentario qualche anno fa all’interno di un programma di divulgazione scientifica, se non sbaglio “Voyager”, e devo dire che la cosa mi ha shockata parecchio. Ma come si può, mi sono chiesta, credere ad uno che si eleva ad auto denominarsi “guaritore”, “guida” e altre parole simili quando, in realtà, è solamente uno con un ego spropositato e che ama farsi elogiare da quelli che credono a tutte le panzane che racconta?

Recensione libresca: “La legge dell’innocenza” Michael Connelly.

Da avvocato difensore ad accusato d’omicidio: una lotta contro lo stato per dimostrare la propria innocenza.

Titolo: La legge dell’innocenza.

Autore: Michael Connelly.

Genere: thriller, legal thriller.

Pagine: 428 (formato ebook); 448 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“È il suo processo più importante: quello in cui l’imputato è lui. Ma in un’aula di tribunale anche l’innocenza può essere un crimine.

Trama: È una sera di Ottobre a Los Angeles, e Mickey Haller, a bordo della sua Lincoln, si allontana dal bar dove ha offerto da bere a un nutrito gruppo di colleghi per festeggiare la vittoria in un processo. Quando una volante della polizia gli fa segno di accostare, Haller è tranquillo: lui non ha bevuto neanche un goccio, come ormai da molti anni. Ma non è per questo che l’agente Milton l’ha fermato. A quanto pare, qualcuno ha rubato la targa della Lincoln. Lo stupido scherzo di un collega, pensa Haller. Ma quando l’agente lo costringe ad aprire il bagagliaio, quello che Haller si trova davanti è tutt’altro che uno scherzo. Un cadavere non è mai uno scherzo. Specialmente se è quello di un tuo ex cliente, e serve per incastrarti. Haller – con il fedele investigatore Cisco e la socia Jennifer Aronson – comincia così la sua battaglia più importante: difendersi dall’accusa di omicidio. Nonostante prove schiaccianti e assurde contro di lui, e un avvocato dell’accusa nota come Dana Braccio della Morte, decide di difendersi da solo in tribunale. E al suo fianco avrà un alleato d’eccezione, qualcuno che gli deve un grosso favore e non lascerà che le cose si mettano troppo male: Harry Bosch.

Michael Connelly riunisce i suoi due personaggi più amati in un nuovo, imperdibile thriller, un viaggio mozzafiato dentro un mondo dove la legge è troppo spesso l’arma vincente dei cattivi.

In ogni tribunale campeggia la scritta: “La legge è uguale per tutti”, ed è quello che ci si augura sempre. Ma che cosa succede quando un innocente, a sua insaputa, si ritrova ad essere accusato d’omicidio? E se l’accusa facesse di tutto per portare alla condanna di colpevolezza? Questo è “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly, un legal thriller in cui il protagonista dovrà convincere sia chi l’accusa sia chi lo dovrà dichiarare “colpevole” o “innocente” che ad uccidere il suo ex cliente è stato qualcun altro e non lui. È così, da avvocato difensore, Mickey Haller si ritrova a vestire i panni dell’imputato. Non sarà semplice dimostrare la propria innocenza perché tutto sembra remare contro di lui e tra un’udienza e l’altra, insieme al suo team, ce la metterà tutta per dimostrare che lo vogliono incastrare di un reato che non ha mai commesso.

Voto alla fine della lettura del libro: 8.

👍 ogni personaggio ha una sua identità ben precisa ed è facile ricordarsi chi è chi e qual è il suo ruolo all’interno della storia; se siete amanti del genere legal thriller vi consiglio questo romanzo perché la storia è davvero ben scritta, appassionante e intrigante; è interessante come romanzo perché, pur essendo un romanzo “di finzione”, è molto curato nei particolari che riguardano la legge e il sistema giudiziario degli Stati Uniti d’America.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly? Avete già letto il genere legal thriller e se sì qual è stato il romanzo che vi ha appassionato di più?

P.S: piccolo spoiler di quello che andrò a pubblicare sia domani che mercoledì. Domani ci sarà la ricetta del dolce che ho preparato ieri, mentre nel post di mercoledì vi mostrerò tutti gli acquisti che ho fatto questo pomeriggio in vista delle vacanze imminenti, 😀.