Recensione libresca: “La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich” James Lucas.

La sconfitta di una dittatura raccontata da uno storico.

Titolo: La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich.

Autore: James Lucas.

Genere: saggio, saggio storico.

Pagine: 318 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.unilibro.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Germania, primavera del 1945. Mentre Dwight Eisenhower fatica a contenere l’irruenza di George Patton, il brillante generale americano che vorrebbe lanciarsi al di là dell’Elba infischiandosene degli accordi politici tra USA e URSS, un milione e mezzo di soldati dell’Armata Rossa ha completamente circondato Berlino in attesa della spallata finale. Nel bunker della Cancelleria, Adolf Hitler vaneggia di impossibili contrattacchi, mentre i suoi più stretti collaboratori (da Goering ad Himmler) pensano a come salvarsi la vita e rifarsi una verginità agli occhi degli Alleati. Intanto la popolazione civile è lasciata a sé stessa, completamente abbandonata di fronte all’incalzare di un nemico, la Russia, che ha troppi e tragici conti da regolare col Terzo Reich.

Una storia di furia, distruzione, follia, coraggio ed eroismo che James Lucas racconta con lo scrupolo dello studioso e il talento affabulatorio dello scrittore di razza. Con “La caduta della Germania nazista” Lucas propone al lettore una cronaca intensa, coinvolgente, emozionante di un momento decisivo della storia del Novecento, quando un intero mondo stava per dissolversi nella ferocia e nel sangue, e uno nuovo si affacciava alla ribalta, denso di incognite e speranze.

Sto pian piano leggendo tutti i libri che ho preso al bookcrossing, e anche in questo caso, come nel precedente, si tratta di un saggio di genere storico. Ammetto che non ho mai letto, quelle rare volte che è successo, ben due saggi di fila come ora… un bel passo avanti, no, 😉?

Ma di che cosa tratta il saggio di questa recensione? Preparatevi a fare un salto indietro nel tempo di quasi ottant’anni, durante le ultime fasi dell’era nazista e della sua distruzione per mano delle forze alleate che, con pazienza e tenacia, hanno messo la parola fine ad un periodo bruttissimo e che nessuno vorrebbe rivivere mai. La guerra in Europa è alla battute finali, gli Alleati e l’Armata Rossa avanzano decisi verso i paesi oppressi dal nazismo e s’apprestano a liberarli da una dittatura che negli anni precedenti ha causato moltissima sofferenza e distruzione verso quelle persone e stati che non l’appoggiavano nei suoi propositi di conquista. Dal suicidio di Hitler alla liberazione delle popolazioni alla resa delle SS, un viaggio nel passato dove vengono ripercorse tutte le tappe che hanno portato alla fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa.

Voto alla fine della lettura del libro: 1.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 in tutto il libro lo scrittore fa un j’accuse a senso unico, ovvero verso l’Armata Rossa e gli Alleati, mentre non si fa il minimo cenno a tutte le nefandezze, sofferenze e distruzione che hanno causato i nazisti, e questo io lo chiamo un “nascondere la polvere sotto il tappeto”; dal modo in cui lo scrittore ha impostato il racconto è chiaramente palese che avrebbe voluto che le cose fossero andate in un altro modo (ovvero avrebbe voluto che a vincere fosse il nazismo), e questo mi ha fatto provare un tale disgusto e una tale nausea che ho passato l’intera lettura a dover cercare di mantenere la calma perché più di una volta ho avuto la tentazione di scagliare il libro contro il muro; in molte parti del libro ho notato un’evidente revisione storica: ad esempio, lo scrittore vuole fare passare le SS per delle povere anime innocenti, oppresse e “vittime” dei russi che hanno avuto l’ardire di voler liberare l’Europa dal nazismo e, in Italia, anche dal fascismo, ed infatti raramente vengono descritti come criminali di guerra, usando spesso il termine prigionieri di guerra, e questa è stata una delle cose che più mi ha schifato di questo saggio.

E voi avete già letto “La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich” di James Lucas? C’è stato qualche libro che vi ha fatto arrabbiare e provare disgusto, per il modo in cui è stato impostato e scritto, mentre lo leggevate?

Recensione libresca: “Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala” Elisabetta Donini.

Scienziata, epistemologa, femminista… in tre parole: Evelyn Fox Keller.

Titolo: Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala.

Autore: Elisabetta Donini.

Genere: studi sociali e culturali, saggio.

Pagine: 200 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: dopo un’attenta ed accurata ricerca su Internet il formato ebook di questo libro non è presente su nessun sito; https://www.unilibro.it (in questo sito il libro, in questo momento, è presente ed è possibile acquistarlo, anche se la disponibilità è incerta; su Amazon, Ibs, LaFeltrinelli e Libreria Universitaria il libro è tra i titoli presenti sul sito ma non è possibile acquistarlo perché non è disponibile (formato cartaceo) e forse è possibile trovarlo, cercando bene, anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Evelyn Fox Keller è considerata l’esponente di maggior spicco nell’ambito dell’”epistemologia femminista”, anche se si tratta di una etichetta in cui lei non si riconosce appieno. Come in nessuna etichetta. Scienziata, epistemologa, femminista… Donna d’eccezione per certo. Nata a New York nel 1936 e laureata a Harvard, si dedica all’insegnamento in diverse università, dapprima occupandosi di fisica teorica, di biologia molecolare e di bio-matematica, poi man mano spostando l’asse del suo interesse verso lo studio degli aspetti psicologici, storici e filosofici del pensiero scientifico. Ed in particolare sulle connessioni tra genere (maschile/femminile) e scienza. Oggi lavora nell’Università californiana di Berkeley. Ha raggiunto vasta notorietà, ben oltre i confini  accademici, con due libri pubblicati a metà degli anni ‘80: In sintonia con l’organismo e Sul genere e la scienza, libri di straordinario successo di cui escono ben presto edizioni italiane, francesi, spagnole, olandesi, tedesche e perfino giapponesi, che la consacrano come la personalità più interessante nell’ambito di quella “anomalia” epistemologica che parte da un esame critico delle correlazioni fra pensiero razionale e appartenenza di genere. In queste conversazioni la Fox Keller parla dapprima della sua difficile storia personale, dei suoi percorsi culturali conflittuali (con gli uomini di scienza ma anche con il movimento femminista) e poi discute per singoli nodi tematici ciò che è stato per oltre vent’anni al centro delle sue ricerche, delle sue preoccupazioni intellettuali, della sua passione di donna e scienziata.

La lettura dei saggi devo, ahimè, ammettere che latita molto tra i libri che leggo, ma questa volta ho voluta fare un’eccezione e discostarmi un po’ dai soliti generi che sono solita leggere.

Ed in questo saggio, dove viene fatta una lunga intervista a Evelyn Fox Keller, l’epistemologa e scienziata americana racconta tutti i passaggi della sua vita: dagli studi, fatti con tanti sacrifici perché la sua non era una famiglia ricca, al ruolo di accademica e studiosa dell’epistemologia e di quello che le ruota intorno. Nonostante, ancora studentessa, venga vista con un po’ di “sospetto” da una parte del mondo maschile per gli studi intrapresi (in quegli anni lo studio della fisica era appannaggio degli studenti maschi e molto molto raramente era possibile trovare studentesse che decidessero d’intraprendere la strada dello studio della fisica) la Fox Keller va dritta per la sua strada e decide di seguire il suo cuore. Questo la porterà, pian piano a diventare una personalità di spicco nel mondo delle scienze e a scrivere anche dei libri che la faranno conoscere anche al resto del mondo.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.5.

👍 ho trovato questa scienziata una persona tosta, grintosa e che se n’è infischiata del giudizio che potevano avere gli altri sulla scelta degli studi da lei intrapresi, andando avanti con le proprie forze e scegliendo da sé la strada da intraprendere per diventare quello che aveva sempre sognato; ci sono molti passaggi interessanti tra le risposte che la Fox Keller dà all’autrice di questo libro e che portano sicuramente a fare molte riflessioni.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala” di Elisabetta Donini? Avete letto qualche saggio ultimamente, e se sì di che cosa trattava?

Recensione libresca: “Il mistero degli Studi Kellerman” Ken Follett.

Quale mistero aleggia dentro questi studi cinematografici?

Titolo: Il mistero degli Studi Kellerman.

Autore: Ken Follett.

Genere: giallo per ragazzi, thriller per ragazzi, avventura per ragazzi.

Pagine: 90 (formato ebook); 112 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Mick Williams, giovane investigatore in erba, è molto interessato alle imprese di una banda di audaci quanto inafferrabili rapinatori di banche. Quello che certo non immagina è che ben presto la sua strada si incrocerà con la loro. Il suo amico Izzy, infatti, gli insegna come entrare di nascosto negli studi cinematografici Kellerman, da tempo in disuso e in attesa di venir demoliti per far posto a un grande albergo. È un luogo che custodisce troppi segreti, e tra i tanti misteri ce n’è uno che riguarda proprio la banda di rapinatori, che sembra capace di far perdere le proprie tracce come per magia. Quando però i due ragazzi se ne rendono conto, è troppo tardi: ormai sono nei guai fino al collo.

Prima di ricominciare con nuove letture ho voluto dare una seconda possibilità ad un breve romanzo di Ken Follett: “Il mistero degli Studi Kellerman”. Devo ammettere che la prima volta che l’ho letto non avevo la benché minima idea che fosse un romanzo per ragazzi e questa cosa l’ho scoperta leggendo la pagina dedicata al romanzo su Wikipedia.

Perché ho voluto dargli una seconda chance? Beh, perché la prima lettura è stata un vero fiasco: noiosa, poco interessante e priva di emozioni e pathos. A malincuore devo confermare questo mio giudizio: pur essendo un romanzo breve, meglio definirlo racconto breve, è di una noia e di un tedio che non sembra nemmeno un libro scritto da Follett.

La storia è semplice: due ragazzi che vanno in esplorazione di alcuni vecchi studi cinematografici, ormai chiusi e prossimi alla demolizione. Quello che non sanno è che gli studi sono anche il covo di una banda di rapinatori di banche, chiamata la Banda Mascherata. Tra un’esplorazione degli studi e l’altra i due decidono d’investigare per sapere che cosa leghi la Banda Mascherata agli Studi Kellerman. Ma a voler ficcare troppo il naso in affari che non li riguardano può rivelarsi molto pericoloso e ben presto ne dovranno subire le conseguenze.

Voto alla fine della lettura del libro: 2.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 la storia è totalmente priva d’intreccio; un racconto breve ma noioso, tedioso e non al livello del miglior Follett; manca totalmente l’emozione e il pathos che un thriller, anche se per ragazzi, come si deve riesce a suscitare nel lettore durante tutto l’arco della narrazione; alcune situazioni sono così elementari che mi chiedo come i due ragazzi non siano riusciti ad arrivarci sin da subito alla soluzione.

E voi avete già letto “Il mistero degli Studi Kellerman” di Ken Follett? Parlando in generale quale libro per ragazzi avete trovato poco interessante e noioso?

Recensione libresca: “Il suggeritore” Donato Carrisi.

Un assassino senza nome e senza volto, una squadra pronta a tutto pur di catturarlo e smascherarlo.

Titolo: Il suggeritore.

Autore: Donato Carrisi.

Genere: thriller, giallo, poliziesco.

Pagine: 526 (formato ebook); 464 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/ del vostro paese.

Trama: Qualcosa di sconvolgente è accaduto, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte facce, che li mette alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo.

Ho appena finito di leggere anzi, di rileggere “Il suggeritore” di Donato Carrisi, e come la prima volta che l’ho letto… WOW! Che romanzo, 🤩! Ricordavo bene la trama ma è stato come se l’avessi letto per la prima volta. Le stesse sensazioni, la stessa tensione, lo stesso pathos provato durante la prima lettura sono stati ben presenti anche questa volta.

Di che cosa parla questo romanzo? Beh, come un buon anzi, come un ottimo thriller che si rispetti c’è un caso da risolvere, un’indagine che coinvolge un’intera squadra di poliziotti (tranne uno: Goran Gavila, il criminologo a capo di questa squadra, è un civile) e un assassino da catturare prima che compia altre efferatezze. L’assassino rapisce, mutila e in seguito uccide le sue vittime, facendo in seguito trovare i cadaveri in luoghi sempre diversi. Un vero sadico che resta, però, per tutto il tempo delle indagini sconosciuto, tranne per il nome che la squadra gli affibbia: Albert. Nessuno sa chi sia, nessuno ne conosce l’identità, quasi un fantasma, un essere senza volto che si muove nel buio e che mette alla prova la squadra, sfidandola quasi in una sorta di macabro “nascondino” dove la posta in palio è la sopravvivenza di una delle vittime. Riuscirà la squadra a scoprire chi è veramente Albert? E i suoi componenti riusciranno a guardare dentro di sé e al buio che alberga in loro?

Voto alla fine della lettura del libro: 9.

👍 un thriller davvero ricco di colpi di scena, molti anche inaspettati, che lasciano il lettore sempre con il fiato sospeso ad ogni pagina letta; mi è piaciuta molto l’idea di far sembrare alcune parti della narrazione come se si stessero svolgendo nel presente tranne poi, a sorpresa, scoprire che in realtà sono cose successe nel passato; i personaggi sono tutti molto ben delineati e le loro identità non mostrano solo la parte forte ma anche quella debole e più vulnerabile.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Il suggeritore” di Donato Carrisi? Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un thriller e che ve lo fa ritenere degno di questo nome?

Recensione libresca: “L’enigma della camera 622” Joël Dicker.

Innanzitutto, buonasera! Come state? Come avete passato le vacanze? Di mio posso dire che queste vacanze sono state solo le prime due settimane vera vacanza, mentre per il resto è meglio stenderci un velo pietoso sopra.

Spero che le vostre siano state migliori e che vi siate divertiti e ve le siate godute fino in fondo, 🙂.

Dunque, che post ci sarà questa sera? Sì, direi che la recensione di un libro è l’argomento giusto per questo post, 🙂.

Tra le mura di una stanza si nasconde un’enigma: riusciranno i due protagonisti a risolverlo?

Titolo: L’enigma della camera 622.

Autore: Joël Dicker.

Genere: giallo deduttivo, giallo psicologico.

Pagine: 659 (formato ebook); 648 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/ del vostro paese.

“Quando si vuole veramente credere a qualcosa, si vede solo quello che si vuole vedere.”

Trama: Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella camera 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nell’hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella camera 622 del Palace de Verbier.

Devo ammettere che, a fine lettura, questo libro mi ha lasciata un po’ perplessa. Parte come un qualsiasi romanzo di genere giallo dove ci sono un protagonista, un delitto da risolvere e, nel mezzo, vari personaggi che potrebbero o meno essere i vari sospettati del delitto. Fin qui tutto bene, ma proseguendo nella lettura, e forse anche a causa di continui salti temporali (e qui ce ne sono davvero un’infinità), la storia prende una piega poco comprensibile. Il protagonista viene quasi messo in secondo piano e si dà ampio spazio alla narrazione dei fatti successi nel passato ed infarcendo la storia, quasi si volesse tirarla per le lunghe, di dettagli che tendono a ripetersi durante tutto l’arco del romanzo.

Non è facile scrivere la recensione di questo libro perché, se nelle prime pagine sembrava promettere bene ed essere un romanzo che rientrava tra i miei gusti letterari, ho avuto parecchie difficoltà a rimanere concentrata e a capire il senso di quello che veniva narrato. Il protagonista, o meglio il narratore della storia, si chiama come lo scrittore, Joël, e decide di scoprire che cosa si nasconda dietro il mistero di un omicidio avvenuto nella camera 622 del Palace de Verbier, un albergo sulle Alpi svizzere. In questa “missione” è accompagnato da Scarlett, una ragazza che alloggia anche lei nello stesso albergo e che aiuta il protagonista durante le sue indagini. Le vicende del passato vanno ad influenzare quelle del presente, un mistero che sembra voler restare racchiuso tra le mura del Palace de Verbier… Riusciranno Joël e Scarlett a chiudere finalmente il cerchio e a far luce sul misterioso delitto della camera 622?

Voto alla fine della lettura del libro: 2.

👍 nessuna nota positiva da segnale.

👎 decisamente troppi salti tra passato e presente hanno finito per rendermi ancora più incomprensibile il romanzo di quanto già non fosse; al protagonista/narratore viene dato pochissimo spazio all’interno della storia e sembra, quasi più che uno dei personaggi principali, una comparsa messa all’interno del romanzo tanto per “fare numero”; narrazione davvero molto piatta e, a mio avviso, priva di colpi di scena importanti e che mi facessero esclamare “Wow! Questa non me l’aspettavo proprio!”; un romanzo che non mi sa “né di carne né di pesce”, noioso e per nulla avvincente.

E voi avete già letto “L’enigma della camera 622” di Joël Dicker? Quale degli altri romanzi di questo scrittore consigliereste o sconsigliereste di leggere?

Recensione libresca: “Gli eletti” Jeffery Deaver.

Entrare in una setta può essere facile… ma sarà altrettanto facile uscirne, soprattutto vivi?

Titolo: Gli eletti.

Autore: Jeffery Deaver.

Genere: thriller, suspence.

Pagine: 482 (formato ebook); 496 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it (in questo momento il sito Mondadori Store è in manutenzione ma credo che, una volta tornato operativo, si potrà trovare tranquillamente il libro di questo post); https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https//www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it (anche qui vale la stessa cosa per il formato ebook); https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“Non troppo veloce. Perché veloce vuol dire rumore. Veloce vuol dire errore. Veloce vuol dire la bocca nera di una pistola che ti aspetta dall’altra parte.”

“Colter Shaw è in missione contro la Fondazione Osiride.”

“La bussola che guida Colter è lo stile di vita che si è scelto: non fermarsi mai, dare la caccia a criminali e persone scomparse, scalare pareri di roccia, sentire il vento sulla faccia. Spingersi al limite.”

Trama: Persone da ritrovare, vite da salvare. Su questo è incentrata la carriera – o meglio, l’intera esistenza – del cacciatore di ricompense Colter Shaw. Per chi lo ingaggia rappresenta un’ottima alternativa alla polizia, ma ti devi fidare dell’uomo, uno allergico alle burocrazie e capace di sovvertire le regole del buon senso. Come accade in una giornata estiva di giugno. C’è stata una vittima, un ragazzo che Colter doveva riportare a casa e che aveva inseguito fino alla zona selvaggia nel nord dello Stato di Washington. Qui, al riparo tra le valli delle Montagne Rocciose, ha sede la Fondazione Osiride, che promette felicità a chi ha sofferto. Farsi accettare al suo interno riesce facile a Colter perché, in fondo, è vero: anche lui ha un segreto che non lo fa dormire, un ricordo che brucia. Ma ben presto scopre che, una volta entrati nella schiera degli eletti di Osiride, è quasi impossibile uscirne. O almeno, uscirne vivi.

Quello che, a prima vista, può sembrare un classico thriller dove il protagonista va a caccia del colpevole per consegnarlo alla giustizia è un viaggio, seppur romanzato e di finzione, all’interno di quello che è una setta di fanatici esaltati e pronti a tutto per “convertire” i propri seguaci a un pensiero folle e molto molto pericoloso.

Ma partiamo dall’inizio: che cos’è una setta? Da vocabolario ecco la definizione di setta: raggruppamento di persone unite da un credo ideologico, religioso o politico, professato in modo radicale e intransigente e talvolta in contrapposizione esplicita alla comunità e all’ideologia dominante.

In poche parole c’è un “capo carismatico” che, convinto di riuscire a inculcare nelle menti della gente il suo pensiero unico e “universale” verso persone che sarebbero disposte a credere e a bersi ogni sua parola pur di sentirsi parte di un gruppo ed essere “aiutati” in un momento difficile o di difficoltà. Ma spesso, dietro a questi personaggi, si nascondo persone prive di scrupoli, narcisiste ed egocentriche, affamate di denaro e popolarità, a cui piace sentirsi elogiati e osannati come se fossero degli dei.

Ed è questo che il protagonista della storia deve smascherare: un “santone” che si fa chiamare “Maestro Eli” e che, grazie alla persuasione e alla sua convinzione che tutto il mondo remi contro di lui, riesce ad attrarre a sé un gruppo di persone che non stanno passando un bel momento e che farebbero di tutto per trovare un po’ di pace e tranquillità.

Ma quello che all’inizio sembra un gruppo di auto-aiuto, come tanti, in realtà si rivela qualcosa di terribile e ingannatore: i seguaci non sono persone da aiutare bensì della “carne da macello” da eliminare quando il “lavaggio del cervello” e la volontà delle persone viene annientata e annullata completamente.

Un piano suicida che Colter Shaw dovrà fermare a tutti i costi prima che altri facciano la stessa fine di chi, per capire come funzionasse la “Fondazione Osiride”, ha ficcato un po’ troppo a fondo il naso in affari che dovevano restare segreti.

Voto alla fine della lettura: 7.5.

👍 ho trovato molto coraggioso il protagonista perché, pur sapendo fin dall’inizio che la “Fondazione Osiride” nascondeva qualcosa di poco chiaro e limpido, decide d’infiltrarsi e farsi passare per una persona in cerca d’aiuto in mezzo a questo nugolo di pazzi esaltati e fanatici; all’interno del romanzo vengono citati nomi di sette esistenti o davvero esistite e che possono essere fonte di ricerca per approfondire l’argomento e diventano un momento di riflessione per capire quanto si debba stare lontani da questa gente che promette aiuto ma che, in realtà, ha ben altri scopi.

👎 il “santone”, antagonista della storia, l’ho trovato un personaggio che definire schifoso è usare un eufemismo: oltre ad imbrogliare la gente con finti discorsi d’incoraggiamento che in realtà puntano a voler fare il lavaggio del cervello alle persone che l’ascoltano e spingendole fino all’estremo è anche di un egocentrismo e di un narcisismo che si possono definire senza alcun dubbio patologici. Nei suoi discorsi si auto elogia in una maniera delirante: si crede un dio in terra ma in realtà è solamente un pagliaccio, imbroglione e totalmente fuori di testa.

E voi avete già letto: “Gli eletti” di Jeffery Deaver? Qual è il vostro pensiero sulle sette e su tutto quello che gli gira intorno? Conoscete, attraverso documentari o articoli, o avete sentito parlare di qualche setta famosa?

A proposito di sette vi propongo la visione di un documentario che racconta la storia di una di quelle che vengono citate all’interno del libro: il Tempio del Popolo del reverendo Jim Jones, un altro pazzo, fanatico ed esaltato che, dopo essere riuscito ad ingannare molte persone e a farle entrare nella sua setta è riuscito a compiere uno dei massacri più grandi che la storia americana abbia mai visto: il triste e famoso “Massacro di Jonestown.” Ne hanno fatto un documentario qualche anno fa all’interno di un programma di divulgazione scientifica, se non sbaglio “Voyager”, e devo dire che la cosa mi ha shockata parecchio. Ma come si può, mi sono chiesta, credere ad uno che si eleva ad auto denominarsi “guaritore”, “guida” e altre parole simili quando, in realtà, è solamente uno con un ego spropositato e che ama farsi elogiare da quelli che credono a tutte le panzane che racconta?

Recensione libresca: “La legge dell’innocenza” Michael Connelly.

Da avvocato difensore ad accusato d’omicidio: una lotta contro lo stato per dimostrare la propria innocenza.

Titolo: La legge dell’innocenza.

Autore: Michael Connelly.

Genere: thriller, legal thriller.

Pagine: 428 (formato ebook); 448 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“È il suo processo più importante: quello in cui l’imputato è lui. Ma in un’aula di tribunale anche l’innocenza può essere un crimine.

Trama: È una sera di Ottobre a Los Angeles, e Mickey Haller, a bordo della sua Lincoln, si allontana dal bar dove ha offerto da bere a un nutrito gruppo di colleghi per festeggiare la vittoria in un processo. Quando una volante della polizia gli fa segno di accostare, Haller è tranquillo: lui non ha bevuto neanche un goccio, come ormai da molti anni. Ma non è per questo che l’agente Milton l’ha fermato. A quanto pare, qualcuno ha rubato la targa della Lincoln. Lo stupido scherzo di un collega, pensa Haller. Ma quando l’agente lo costringe ad aprire il bagagliaio, quello che Haller si trova davanti è tutt’altro che uno scherzo. Un cadavere non è mai uno scherzo. Specialmente se è quello di un tuo ex cliente, e serve per incastrarti. Haller – con il fedele investigatore Cisco e la socia Jennifer Aronson – comincia così la sua battaglia più importante: difendersi dall’accusa di omicidio. Nonostante prove schiaccianti e assurde contro di lui, e un avvocato dell’accusa nota come Dana Braccio della Morte, decide di difendersi da solo in tribunale. E al suo fianco avrà un alleato d’eccezione, qualcuno che gli deve un grosso favore e non lascerà che le cose si mettano troppo male: Harry Bosch.

Michael Connelly riunisce i suoi due personaggi più amati in un nuovo, imperdibile thriller, un viaggio mozzafiato dentro un mondo dove la legge è troppo spesso l’arma vincente dei cattivi.

In ogni tribunale campeggia la scritta: “La legge è uguale per tutti”, ed è quello che ci si augura sempre. Ma che cosa succede quando un innocente, a sua insaputa, si ritrova ad essere accusato d’omicidio? E se l’accusa facesse di tutto per portare alla condanna di colpevolezza? Questo è “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly, un legal thriller in cui il protagonista dovrà convincere sia chi l’accusa sia chi lo dovrà dichiarare “colpevole” o “innocente” che ad uccidere il suo ex cliente è stato qualcun altro e non lui. È così, da avvocato difensore, Mickey Haller si ritrova a vestire i panni dell’imputato. Non sarà semplice dimostrare la propria innocenza perché tutto sembra remare contro di lui e tra un’udienza e l’altra, insieme al suo team, ce la metterà tutta per dimostrare che lo vogliono incastrare di un reato che non ha mai commesso.

Voto alla fine della lettura del libro: 8.

👍 ogni personaggio ha una sua identità ben precisa ed è facile ricordarsi chi è chi e qual è il suo ruolo all’interno della storia; se siete amanti del genere legal thriller vi consiglio questo romanzo perché la storia è davvero ben scritta, appassionante e intrigante; è interessante come romanzo perché, pur essendo un romanzo “di finzione”, è molto curato nei particolari che riguardano la legge e il sistema giudiziario degli Stati Uniti d’America.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly? Avete già letto il genere legal thriller e se sì qual è stato il romanzo che vi ha appassionato di più?

P.S: piccolo spoiler di quello che andrò a pubblicare sia domani che mercoledì. Domani ci sarà la ricetta del dolce che ho preparato ieri, mentre nel post di mercoledì vi mostrerò tutti gli acquisti che ho fatto questo pomeriggio in vista delle vacanze imminenti, 😀.

Quando vai in una postazione “lascia un libro-prendi un libro”… e non ti sai proprio trattenere davanti ai libri gratis, 😁.

Eh, sì: come canterebbe Achille Lauro nella canzone “Me ne frego”… ci son cascata di nuovo!

Ammetto la mia colpa, mi cospargo il capo di cenere ma questo pomeriggio, complice un giro di ricognizione di shopping (non ho trovato nulla che mi piacesse questa volta, ma ci tornerò sicuramente più avanti), ho approfittato del fatto che avevo un po’ di libri che non leggevo più e sono andata in questa postazione “lascia un libro-prendi un libro” situata in una lavanderia self-service del mio paese e, oltre a lasciare i miei libri, che erano a loro volta un bel po’, me ne sono portata a casa un po’.

Ehm, ehm… forse dire “un po’” è riduttivo perché un po’ farebbe pensare a due-tre libri, e invece…

… questa pila di libri ne è la prova, 😁.

Per un po’ credo d’essere a posto con le prossime letture… forse, 😄.

Va beh, ora vado a godermi la prima semifinale Spagna-Francia.

A proposito di calcio: voi state seguendo questi Europei? Che ne pensate della figuraccia fatta dall’Italia.?

E soprattutto: chi vincerà questo Europeo? Io ho deciso di puntare per la vittoria o della Spagna o dell’Olanda, 🙂.

Book tag: un gioco divertente sul mondo dei libri, 📗📖📕!

Sono molto felice che la mia idea del book tag sia piaciuta, 😀.

Per questo ecco qui il post con il book tag creato apposta per l’occasione e che può essere anche una buona idea per condividere nuove letture, 😃.

1. Il primo libro che hai letto completamente da solo/da sola.

Avevo cinque anni e già la biblioteca era un luogo che amavo frequentare. Naturalmente, essendo ancora piccola, la mia scelta ricadeva su libri adatti a quest’età. Un pomeriggio, guardando tra i vari libri, ho preso in prestito il libro “Il re leone” di Walt Disney, e una volta arrivata a casa mi sono totalmente immersa nella sua storia tanto che l’ho finito in poco tempo. Ecco, questo è stato il primo libro che ho letto completamente da sola.

2. Il tuo o i tuoi generi preferiti.

Ho ben quattro generi preferiti, anche se leggo un po’ di tutto. La passione per i libri horror è iniziata in quinta elementare: per salutare il nostro passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria le maestre hanno regalato ad ogni alunno e alunna un diario scolastico e un libro. A me è capitato un libro della serie “Piccoli brividi” di Robert L.Stine. Il titolo del libro era “Un mostro in cucina”: in breve è la storia di due fratelli, Daniel e Katrina, che si trasferiscono in una casa nuova e al loro arrivo il loro cane Killer trova qualcosa di “misterioso” sotto al lavello della cucina… e da lì iniziano ad accadere cose sempre più strane ed inspiegabili. Poi, una volta cresciuta, dall’horror per ragazzi sono passata a leggere vari autori di questo genere, ma il mio preferito in assoluto, se si parla di horror, è il mitico Stephen King! Altri generi che adoro sono: i thriller, i gialli e i polizieschi. Ne ho letti e continuo a leggerne tantissimi, ed anche in questo momento l’ultimo libro che sto leggendo è proprio di uno di questi generi.

3. Il genere che fatichi a leggere ma che ti capita di far rientrare tra le tue letture.

Non è un mistero per nessuno che il genere classico è agli ultimi posti tra i generi che leggo. Questo non vuol dire che lo escluda a priori, ma quando si tratta di questo genere le mie letture sono più rare rispetto a quelle elencate sopra. In certi casi è dovuto anche al fatto che viene utilizzato un linguaggio un po’ “datato” e “antico”, con parole che al giorno d’oggi non s’utilizzano più, e questo finisce per rendere la lettura lenta e anche abbastanza noiosa. Ci sono stati dei casi, però, in cui la lettura classica mi ha piacevolmente stupita, come ad esempio per il romanzo “Dracula” di Bram Stoker.

4. L’ultimo libro che stai leggendo in questo momento.

Da qualche giorno ho iniziato la lettura di “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly. Non vi spoilero molto perché è ancora in fase di lettura ma in breve la storia è questa: Mickey Haller, avvocato e fratellastro di Harry Bosch, si ritrova accusato d’omicidio di un suo ex cliente, il cui corpo è stato rinvenuto cadavere nella sua Lincoln. Da qui parte una lotta per dimostrare la propria innocenza e per trovare chi ha voluto incastrarlo di un omicidio che non ha mai commesso. Devo dire che mi sta piacendo molto questa lettura e spero che anche il resto non mi deluda.

5. La tua saga preferita.

Beh, su questo vado a colpo sicuro. Hogwarts, magia, incantesimi, Grifondoro, sono solo alcune parole per dire… Harry Potter! Adoro questa saga perché riesci a catturarmi e a “trasportarmi” in un mondo popolato dalla magia e da tutto quello che le gira attorno. Tra bacchette magiche, partite a Quidditch, luoghi incantati e chi più ne ha più ne metta ogni volta che apro uno di questi libri è iniziare a viaggiare con la fantasia. Magico!

6. Il libro o i libri che rileggeresti sempre.

Ce ne sono tanti di libri che rileggerei ma tra quelli che stanno nella mia “top ten” dei “da rileggere assolutamente” metto anche qui tutti i libri della saga di Harry Potter.

7. Il libro o i libri più belli che hai letto finora.

Uno dei libri più belli che ho letto fino ad ora è sicuramente “Shining” di Stephen King. Alzi la mano chi non conosce la storia della famiglia Torrance e dell’Overlook Hotel. È così famoso questo libro che tutti conosciamo la storia: a Jack, capofamiglia dei Torrance, viene offerta la possibilità di diventare custode invernale dell’Overlook Hotel, un albergo situato tra le montagne del Colorado. Una volta lì iniziano ad accadere fatti strani e molto inquietanti che coinvolgono non solo Jack ma anche, e soprattutto, il figlio Danny che con la sua “luccicanza” si ritrova ad avere a che fare con gli orrori che quell’albergo nasconde tra le sue mura. Un libro davvero “da brividi”!

8. Il libro o i libri più brutti che hai letto finora.

Di libri brutti me ne sono capitati ma tra i più brutti, a mio parere, che ho letto ci sono “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas (padre) e “Moby Dick” di Herman Melville. Nel primo continuavo a perdere il filo della narrazione ed è stato anche un bel problema riuscire a trovare, durante la lettura, la concentrazione necessaria per capire i collegamenti tra i vari personaggi. Mentre per quanto riguarda il secondo più che un romanzo classico d’avventura mi è sembrato, come ho scritto nella recensione, d’avere a che fare con un libro di testo di scuola… con la sola differenza che i libri di testo sono più comprensibili di “Moby Dick”.

9. Il tuo autore o i tuoi autori preferiti.

Anche qui ho già messo la risposta sopra ma lo scrivo anche qui: uno dei miei autori preferiti è senza ombra di dubbio Stephen King. Pur essendo famosissimo e conosciuto come “Il Re dell’Orrore” King ha scritto anche romanzi che si discostano da questo genere. Un esempio che potrei citare è: “Il miglio verde”. Questo romanzo, ambientato all’interno del carcere di Cold Mountain, vede tra i protagonisti Paul Edgecombe, capo delle guardie che lavorano nel braccio della morte chiamato anche Blocco E. E il “miglio verde” del titolo si riferisce al tragitto, dipinto per l’appunto di verde, che i condannati a morte percorrono prima di raggiungere “Old Sparky”, la sedia elettrica su cui verrano giustiziati. In questo carcere giunge un giorno un uomo di colore, John Coffey, ritenuto il responsabile della morte di due bambine e per questo condannato alla pena capitale. Ma Coffey, pur essendo un omone grande e grosso, ha un carattere mite e buono: è davvero possibile che sia lui l’assassino? Oppure, a causa del colore della sua pelle, hanno voluto farlo passare per quello che non è? Un libro toccante, intenso e che strapperà anche qualche lacrima.

10. Il libro che vorresti leggere ma che non hai ancora letto.

Per un’amante dell’horror è una grande pecca non aver ancora letto “It” di Stephen King… ed io questa pecca, purtroppo, ce l’ho. Ho visto sia il film per la tv che il remake diviso in due parti ma ancora mi manca da leggere il libro. Nonostante ciò la storia la conosco abbastanza bene: siamo a Derry, città fittizia situata nel Maine. Una cittadina che sembrerebbe tranquilla e pacifica, ma che in realtà nasconde qualcosa di spaventoso. Qui, ogni ventisette anni, un’entità malefica si risveglia e inizia la sua caccia: la paura è l’elemento che la rafforza e la nutre, e per questo rapisce ed uccide i bambini perché la loro paura è molto più nutriente di quella di una persona adulta. Per sconfiggere It, l’entità malefica che tra le varie sembianze che assume c’è anche quella di Pennywise, il clown ballerino, un gruppo di ragazzini soprannominati i “Perdenti” unisce le proprie forze per distruggere It. Il libro, essendo diviso in due parti, vede nella seconda parte lo stesso gruppo dei “Perdenti”, questa volta cresciuti e diventati adulti, ritrovarsi ad avere a che fare ancora una volta con l’entità malefica che già li aveva terrorizzati quando erano dei ragazzini.

Per questo book tag la mia scelta su chi taggare è… tutti e tutte voi!

Sì! Nel mio book tag l’invito a partecipare è esteso a tutti!

Per il book tag ho voluto creare un’immagine che lo contraddistingua: se volete sentitevi liberi d’usarla anche all’interno del vostro book tag, 🙂.

Ricapitolando le domande di questo book tag sono:

1. Il primo libro che hai letto completamente da solo/da sola.

2. Il tuo o i tuoi generi preferiti.

3. Il genere che fatichi a leggere ma che ti capita di far rientrare tra le tue letture.

4. L’ultimo libro che stai leggendo in questo momento.

5. La tua saga preferita.

6. Il libro o i libri che rileggeresti sempre.

7. Il libro o i libri più belli che hai letto finora.

8. Il libro o i libri più brutti che hai letto finora.

9. Il tuo autore o i tuoi autori preferiti.

10. Il libro che vorresti leggere ma che non hai ancora letto.

Buon divertimento!

Recensione libresca: “Certe fortune. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò” Andrea Vitali.

In queste settimane che mi separano dalle vacanze, nonostante un po’ d’impegni giornalieri vari, riesco ad essere presente per un po’ alla sera sul mio blog con le mie consuete recensioni, 😀.

Dopo le vacanze , anche se non mancheranno gli impegni, il mio obiettivo è quello di riuscire ad essere più presente sul e suoi blog in generale, 🙂.

Ma ora veniamo alla recensione di questa sera, e naturalmente sarà una recensione a tema libri.

Eccola qui.

La vita di un piccolo paese nel comasco viene sconvolta dall’arrivo di un toro… guai in vista!

Titolo: Certe fortune. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò.

Autore: Andrea Vitali,

Genere: noir?, giallo?, giallo storico?.

Pagine: 428 pagine (formato ebook); 432 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Alle prime ore del 5 Luglio 1928, come concordato, Gustavo Morcamazza, sensale di bestiame, si presenta a casa Piattola. Il Mario e la Marinata, marito e moglie, non avrebbero scommesso un centesimo sulla sua puntualità. Invece il Morcamazza è arrivato in quel di Ombriaco, frazione di Bellano, preciso come una disgrazia, portando sull’autocarro il toro promesso e due maiali, che non c’entrano niente ma già che era di strada… Il toro serve alla Marinata, che da qualche anno ha messo in piedi un bel giro intorno alla monta taurina: lei noleggia il toro e poi lucra sulla monta delle vacche dei vicini e sulle precedenze, perché, si sa, le prime della lista sfruttano il meglio del seme. Ma con un toro così non ci sarebbero problemi di sorta. Se non lo si ferma a bastonate è capace di ingravidare anche i muri della stalla. Almeno così lo spaccia il Morcamazza, che ha gioco facile, perché la bestia è imponente. Ma attenzione: se un animale del genere dovesse scappare, ce ne sarebbe per terrorizzare l’intero paese, chiamare i carabinieri, o solleticare il protagonismo del capo locale del Partito, tale Tartina, che certe occasioni per dimostrare di saper governare l’ordine pubblico meglio della benemerita le fiuta come un cane da tartufo. E infatti…

Con Certe fortune torna sulla scena allestita da Andrea Vitali il maresciallo Ernesto Maccadò. Già alle prese con gli strani svenimenti della moglie Maristella, che fatica ad ambientarsi, il maresciallo deve anche destreggiarsi tra la monta taurina, la prossima inaugurazione del nuovo tiro a segno e un turista tedesco chiuso a chiave nel cesso del battello: quanto basta per impegnare a fondo la pazienza e la tenuta di nervi perfino di un santo.

Con la lettura di questo romanzo si “entra” a far parte di una piccola realtà di un piccolo paesino della provincia di Como. Uno di quei paesini dove tutti conoscono tutti, non ci sono segreti e la vita scorre tranquilla e serena… finché un toro non arriva a scombinare le vite dei suoi cittadini e la loro quotidianità. Da qui parte il romanzo di Andrea Vitali, e man mano che la narrazione prosegue s’iniziano a conoscere, come se si fosse a propria volta gente del posto, le varie personalità e i vari personaggi di questo giallo. Non manca nessuno: dalle zitelle che sanno vita, morte e miracoli di ogni compaesano, al solitario che preferisce una vita più ritirata e che dà poca confidenza, passando ai personaggi che compongono l’Arma dei Carabinieri, sempre pronti ad intervenire al momento del bisogno, ecc. E tra tutti questi personaggi uno dei protagonisti è indubbiamente il toro che, dopo essere fuggito dalla stalla, inizia a creare scompiglio tra la popolazione e che, come se stesse giocando a nascondino, cerca di non farsi trovare da chi si è messo sulle sue tracce.

Voto alla fine della lettura del libro: 3.

👍 a fine romanzo c’è un elenco-guida che aiuta a capire meglio chi sono i vari personaggi, e con questo si chiudono le note positive della recensione.

👎 malgrado il romanzo sia classificato come giallo non ho trovato alcuna attinenza a questo genere letterario e non sono riuscita nemmeno a classificarlo in qualche genere ben preciso; la narrazione, dopo un inizio promettente, ha iniziato ad essere davvero lenta e molto noiosa, con un continuo salto tra un personaggio e l’altro e questo ha creato parecchia confusione nel corso della lettura; a mio parere è un romanzo che, per come è stato scritto, non segue un senso logico nella narrazione ma continua a spostarsi da un evento ad un altro e la storia, a lungo andare, perde il suo filo narrativo e più che coinvolgermi nella lettura mi ha fatto desiderare che finisse presto quanto stavo leggendo.

E voi avete già letto “Certe fortune” di Andrea Vitali? Qual è stato l’ultimo libro che avete letto ambientato nella regione, paese, città, ecc in cui siete nati e/o cresciuti?

P.S: in uno dei prossimi post ho in mente di postare un gioco, un book tag per la precisione. Che ne dite? Vi piace come idea?

Nel frattempo vi auguro…