Recensione libresca: “Bruce Chatwin” Nicholas Shakespeare.

La biografia di uno scrittore – viaggiatore.

Titolo: Bruce Chatwin.

Autore: Nicholas Shakespeare.

Genere: biografia, saggio biografico.

Pagine: 656 (formato ebook in lingua inglese); 830 (formato cartaceo in lingua italiana).

Dove reperirlo: app Apple Books (formato ebook in lingua inglese); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo in lingua inglese e italiana) e forse anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: La morte per Aids ha interrotto una carriera in piena ascesa, di colui che Salman Rushdie ha definito l’intelligenza più colta e brillante che avesse mai incontrato. Bruce Chatwin, ultimo nomade in un mondo sempre più ristretto, irruppe sulla scena letteraria nel 1977 con il suo primo successo, In Patagonia, che cambiò radicalmente la concezione di raccontare viaggi. I libri che seguirono, da Il viceré di Ouidah a Utz, confermarono la sua statura di scrittore, capace di reinventarsi continuamente come cantastorie dei generi più svariati. Ma quanti dei lettori che avrebbero desiderato viaggiare con lui attraverso il Sudamerica o l’Africa o l’Australia possono dire di conoscere realmente chi sia Chatwin, con il suo orrore del domicilio, la sua inquieta erranza, la sua disperata volontà di vivere? Nel 1991, Nicholas Shakespeare è stato autorizzato a consultare liberamente carte private, lettere e diari dello scrittore. Attraverso cinque continenti ha raccolto informazioni da chi lo conobbe, gli fu vicino, dalla famiglia agli amici, da chi lo ospitò e da chi lo detestava; infine dai suoi amanti. Cercando Chatwin dietro la sua maschera, Shakespeare ha scritto la biografia definitiva di una delle figure più carismatiche, inquietanti e affascinanti del nostro tempo.

C’è voluto un bel po’ di tempo prima di riuscire a concludere quest’ultima lettura, ma alla fine ce l’ho fatta e sono arrivata a girare l’ultima pagina… e direi persino con grande sollievo perché, nonostante in passato abbia già letto alcune biografie, questa è stata quello che viene definito “un mattone”, non solo per il numero di pagina ma anche per il modo in cui il libro è stato scritto.

La biografia che ho letto narra la vita dello scrittore britannico Bruce Chat: una narrazione in cui l’autore Nicholas Shakespeare mette totalmente a nudo la complessità di Chatwin, scavando senza pietà tra luci e ombre, tra genialità e contraddizioni. Ogni episodio della sua vita è messo sotto la “lente d’ingrandimento”, analizzato in ogni sua parte, senza tralasciare nulla. Quello che emerge è un uomo magnetico e sfuggente, capace di incantare chiunque incontrasse ma anche di manipolare, esagerare, reinventare la realtà quando gli tornava comodo. In questa biografia non si viene a conoscere solo il Chatwin scrittore, ma anche il viaggiatore, il curioso instancabile, l’uomo che sembrava incapace di restare fermo nello stesso posto per più di qualche settimana. Dall’Australia all’Africa, dalla Patagonia al Galles, ogni luogo diventa un tassello per capire meglio chi fosse davvero questo personaggio così sfuggente. Gli ultimi anni di Chatwin sono segnati da una malattia crudele e impietosa, una malattia che negli anni Ottanta lasciava ben poche speranze di sopravvivenza: l’Aids. La scoperta d’essere sieropositivo non abbatte Chatwin ma lo spinge a vivere il tempo che gli resta con una determinazione quasi ostinata, continuando a viaggiare, a scrivere, a cercare storie come se ogni giorno fosse una piccola corsa contro il tempo. Perché è proprio nei momenti più difficili che emerge l’uomo dietro al mito, quello che non può più nascondersi dietro ai viaggi, alle storie, alle invenzioni e che si mostra finalmente per ciò che è: fragile, contraddittorio, ma profondamente umano.

Voto alla fine della lettura del libro: 3.

👍 unica nota positiva è che, pur non avendo mai sentito nominare Bruce Chatwin prima di aprire questo libro, la lettura mi ha permesso di ampliare il mio bagaglio culturale: ora conosco un autore che ha avuto un ruolo importante nella letteratura di viaggio e, chissà, magari in futuro mi ritroverò a leggere qualcuno dei suoi libri per capire meglio la sua voce, al di là della biografia.

👎 più che una biografia mi sembra d’aver letto qualcosa che assomiglia molto di più a un giornale di quelli scandalistici. L’autore si è concentrato molto di più su aspetti privati che potrebbero tranquillamente essere messi “sullo sfondo”, pettegolezzi vari e dettagli superficiali che non aggiungono nulla alla comprensione dell’autore, anzi finiscono per appesantire la lettura. Shakespeare sembra quasi più interessato a mettere in luce le contraddizioni, le fragilità e le scelte di Chatwin, dimenticandosi di concentrare la narrazione sul suo percorso letterario. Il risultato finale è una biografia che, invece d’approfondire l’opera, si perde in un accumulo d’informazioni personali che ricordano più una lunga inchiesta scandalistica che un ritratto equilibrato di uno scrittore.

E voi avete già letto “Bruce Chatwin” di Nicholas Shakespeare? Vi piacciono le biografie che scavano così a fondo nella vita di un autore oppure preferite quelle più leggere e focalizzate sulle opere?

Uno dei classici più famosi in vaschetta: “Gelato Soft Vaniglia & Cacao” Algida.

Un duo di gusti che non tramonta mai, 🙂.

Lo so, sono un caso irrecuperabile e senza speranza…. ma come si fa a resistere al gelato, 😄!?

E in quest’estate 2026 ne sto mangiando a iosa di gelati, 😄.

Questa volta, però, ho voluto cambiare un po’: niente gelati “della Barbie” (e se avete letto i miei precedenti post in merito ai gelati sapete il perché di questo termine, 😉) ma una (anzi due) vaschetta… chissà se riuscirà a durare più dei gelati in formato biscotto e simili, 🤔.

Ho puntato ancora una volta sulle novità, ed essendo anche in offerta ho comprato entrambi i gusti: Vaniglia & Cacao l’uno, Vaniglia & Caramello l’altro.

Entrambi sono gelati a marca Algida, ma quello di cui vi parlerò in questo post è quello alla Vaniglia e Cacao, 😉.

Il Gelato Soft Vaniglia & Cacao a marca Algida è uno di quei gelati che si presentano tra i gusti più classici: una volta aperta la vaschetta i due gusti sono subito distinguibili alla vista. La parte alla vaniglia, chiara e uniforme, e quella al cacao più scura e compatta. L’aspetto è quello tipico dei gelati morbidi, con una consistenza pensata per essere soffice fin dal primo cucchiaio e senza dover aspettare che si ammorbidisca. Il profumo è leggero, con note dolci che richiamano la vaniglia e un aroma più intenso che arriva dal cacao. In bocca i due gusti si alternano in modo semplice: la vaniglia porta una dolcezza più delicata, mentre il cacao aggiunge un tono più deciso e durante l’assaggio finiscono per mescolarsi in modo naturale. La consistenza rimane immutata dal primo all’ultimo cucchiaio e senza cambiamenti significativi. Nel complesso è un gelato pensato per essere pronto all’uso, pratico e immediato, adatto a chi vuole qualcosa di semplice da servire senza preparazioni o attese.

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👍 la parte al cacao, né troppo dolce né troppo amara, presenta un buon equilibrio di gusto; sempre riguardo la parte al cacao se ne percepisce bene il profumo all’olfatto; il duo vaniglia e cacao è un classico che non passa mai di moda e continua a ingolosire il palato; ottimo da servire sia come dolce a fine pasto che come pausa merenda rinfrescante e golosa.

👎 sulla consistenza avrei qualche dubbio: non è propriamente “soft” come c’è scritto sulla confezione. Vi spiego perché: nel porzionarlo ho fatto un po’ di fatica, come succede per altri gelati di questo tipo, a toglierlo dalla vaschetta perché la consistenza risulta piuttosto dura (persino il manico del cucchiaino con il quale lo stavo porzionando si è piegato e mi è toccato raddrizzarlo); ma ancora più “grave” di questa nota negativa è il gusto alla vaniglia. Parliamone: la confezione presenta il duo vaniglia e cacao. Vaniglia? Quale vaniglia? In bocca non ho sentito minimamente questo sapore: più che vaniglia lo definirei un gelato al gusto panna con forse solo un leggerissimo ma proprio leggerissimo accenno di vaniglia. Oddio, non che il gusto panna non mi piaccia anzi, mi piace molto, ma se sulla confezione mi scrivi gelato alla vaniglia io m’aspetto un gelato di questo gusto.

E voi avete già provato il Gelato Soft Vaniglia & Cacao a marca Algida? Quale gelato è stata una delusione per voi perché prometteva un gusto ma in realtà era tutt’altro?

L’estate porta a bere di più: un gustoso modo per dissetarsi è il “Té Bianco al Mirtillo” Arizona.

Un tè fruttato per una dissetante pausa, 😋.

D’estate, rispetto alle altre stagioni, si beve molto ma molto di più: con il caldo, l’afa e il sudore la perdita di liquidi è più alta. Per questo bisogna avere una costante idratazione per recuperare i liquidi persi.

Acqua, frullati, succhi… le bevande per reidratare il corpo sono tante, e tra queste c’è anche il tè, 🙂.

E proprio il tè è una delle bevande che bevo spesso durante tutta la stagione calda: in frigo non manca mai una bella caraffa di tè freddo che preparo personalmente.

Ma in commercio esistono anche dei tè già pronti, anche questi molto gustosi da bere freschi, e uno di loro è finito nel carrello dell’ultima spesa che ho fatto, 🙂.

Si tratta del Té Bianco al Mirtillo a marca Arizona.

Il Té Bianco al Mirtillo a marca Arizona è una bevanda pronta da bere che unisce una base di tè bianco a una componente fruttata al mirtillo. Il packaging del brand Arizona è facilmente riconoscibile sugli scaffali: si fa subito notare grazie alla ricchezza di colori e decorazioni floreali. Questo té ha un aspetto limpido e con una tonalità dorata tipica di questa bevanda, con in più l’aggiunta del succo di mirtillo. Non è una bevanda gassata e rientra nella categoria dei tè freddi aromatizzati. Il gusto si orienta verso una dolcezza fruttata, con note che richiamano il mirtillo e un sottofondo più delicato tipico del tè bianco. È pensato come bevanda rinfrescante da consumare in qualsiasi momento della giornata, sia come alternativa ai classici tè freddi sia come drink da accompagnare a snack o pause veloci.

👍 bevuto fresco è molto dissetante e rinfrescante, soprattutto durante le calde giornate estive; il gusto del mirtillo si sente bene sin dal primo sorso, è gradevole ed equilibrato; può essere gustato in ogni momento della giornata e, vista la compattezza della bottiglia, può essere una dissetante pausa anche fuori casa.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già provato il Té Bianco al Mirtillo a marca Arizona? Preferite un tè dal gusto classico oppure vi piace provare anche i tè aromatizzati?

Il mondo dei gelati incontra quello delle serie tv: “Gelati Maxibon Limited Edition Stranger Things”.

Da gustare anche mentre si guarda questa serie tv, 😉.

Gustose novità nel reparto dei gelati, 😋!

Eh sì, perché anche questa volta, facendo la spesa al supermercato, ho trovato un’altra novità che ho subito voluto provare… naturalmente l’acquisto viene effettuato solo quando il prodotto che cerco e/o vedo è in promozione, 😉.

Da qualche anno a questa parte va di moda una serie tv chiamata “Stranger Things”: ammetto di non averne vista nemmeno una puntata ma mi sono informata un pochino e non sembra male.

Voi l’avete vista questa serie tv? Che ne pensate?

Dopo questa piccola divagazione torno alla recensione: per l’estate 2026 Maxibon ha creato una limited edition dedicata proprio a questa serie tv, 🙂.

I Gelati Maxibon Limited Edition Stranger Things sono una variante a tema del classico Maxibon, pensata per richiamare l’estetica e l’immaginario della serie tv. La confezione è subito riconoscibile: colori scuri, dettagli neon e richiami al Sottosopra che danno un’aria un po’ “anni ’80” e un po’ misteriosa, in linea con il mood della serie. All’interno, il formato del gelato è quello tipico del Maxibon: da una parte un morbido biscotto al cacao, dall’altra una croccante copertura al cacao con granella di biscotti e biscotti rossi. Il gelato al gusto di panna ha una consistenza dolce e cremosa, mentre la variegatura ai mirtilli rossi di montagna regala un tocco d’asprigno che si sposa bene con il resto del gelato. Nel complesso si tratta di una reinterpretazione tematica del Maxibon classico: mantiene la struttura originale ma la arricchisce con dettagli visivi e sensoriali pensati per valorizzare la collaborazione con Stranger Things.

https://www.gelatimotta.it

👍 è una fresca e piacevole pausa durante queste calde giornate estive; tutto l’insieme è davvero molto gustoso: il biscotto al cacao non risulta troppo dolce, mentre il gelato alla panna e la variegatura ai mirtilli rossi vanno a dare al gelato il giusto mix di dolce e asprigno; la copertura è del giusto spessore e si sentono molto bene i pezzetti di biscotto.

👎 sarò ripetitiva ma anche qui i gelati sono del “modello Barbie”: piccoli e se ci si vuole saziare almeno un po’ bisogna mangiarne due.

E voi avete già provato i Gelati Maxibon Limited Edition Stranger Things? Immaginate di poter creare il vostro Maxibon personale: da quali ingredienti sarebbe composto?

Estate senza dolci? Assolutamente no! “Preparato per Crema da Tavola Gusto Cioccolato Mandorla” Elah.

Una golosa bontà da gustare fresca, 😋.

Come ogni anno, quando arriva l’estate e il caldo, il forno va a farsi un po’ di vacanze e viene messo in pausa fino a Settembre, 😉.

Ma anche se è estate e fa caldo la voglia di dolci non va mica in vacanza, eh no, 😄!

Ci sono tantissimi dolci freschi che non hanno bisogno del forno oppure, se proprio si vuole “cucinare”, si può preparare qualcosa di veloce con i fornelli… e il budino è uno di questi dolci, 😀.

In commercio esistono tantissimi preparati a cui basta aggiungere del latte, far bollire il tutto e in poco tempo il budino è pronto… naturalmente va fatto prima raffreddare, 😉.

E anche questa volta la mia voglia di dolce è stata soddisfatta con il Preparato per Crema da Tavola al gusto Cioccolato Mandorla a marca Elah.

Il Preparato per Crema da Tavola al Gusto Cioccolato Mandorla Elah è una miscela in polvere pensata per ottenere un budino tramite cottura: facile e veloce da preparare, l’unico ingrediente da aggiungere è il latte. La polvere è fine, uniforme e si scioglie facilmente nel latte freddo, formando un composto liscio che si addensa man mano che arriva a bollore. Durante la cottura la consistenza cambia rapidamente: da liquida diventa una crema più corposa e stabile, pronta per essere versata negli stampi. Una volta tolto dal fuoco, il preparato va lasciato raffreddare completamente: in questo modo assumerà la consistenza tipica dei budini e che permette di sformarlo senza perderne la forma. Il risultato, dopo il riposo in frigorifero, è un dessert morbido, lucido e cremoso, pensato per essere servito freddo e mantenere la sua forma fino al momento dell’assaggio.

https://www.elah-dufour.it

👍 è un dolce molto veloce e facile da preparare e non richiede grandi doti culinarie; perfetto da gustare come fine pasto oppure a merenda; in questa stagione risulta molto più gradito rispetto a un dolce da forno; sia il gusto del cioccolato che quello della mandorla sono perfettamente equilibrati e si sentono entrambi in modo ben distinto.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già provato il Preparato per Crema da Tavola al Gusto Cioccolato Mandorla a marca Elah? Qual è, se vi piace, il vostro gusto di budino preferito?

Recensione libresca: “Cella d’isolamento. Un eroe solitario della Resistenza francese” Christopher Burney.

Quando la solitudine e l’isolamento in una cella diventa lo sprone per combattere e sopravvivere.

Titolo: Cella d’isolamento. Un eroe solitario della Resistenza francese.

Autore: Christopher Burney.

Genere: narrativa storica, biografico, memorie, saggio esistenziale.

Pagine: 183 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it (formato cartaceo) e forse anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Lanciato col paracadute in Francia nel 1942 per stabilire contatti con elementi della Resistenza, Burney viene arrestato poco dopo e rinchiuso per diciotto mesi a Fresnes, in cella d’isolamento, da cui uscì soltanto per un paio d’interrogatori. Sarà poi deportato a Buchenwald, “l’affollato, rumoroso, disgustoso opposto” della cella di Fresnes, ma di questo periodo l’autore non ci parlerà. È del suo “esercizio di libertà” nella solitudine che Burney vuole rendere testimonianza: in un procedimento lento, cauto, senza rivelazioni improvvise, ma con un progresso costante verso una sempre maggiore trasparenza, egli riscopre, nella sua cella, il mondo, non più dalla parte del continuo eccesso e della sovrabbondanza della vita, ma da quella più oscura e rara della spoliazione, della prossimità della morte, dell’irriducibile. Nelle varie tappe di questa esplorazione, che mai si allontana, volutamente, da un senso molto lucido e pratico della realtà, Burney s’inoltra nella zona più dubbia, più insidiosa e paradossale dell’esperienza umana, quella in cui riconosciamo a un tempo, nella solitudine assoluta, la tortura del distacco ma anche il bene più prezioso e liberatore. Così, quando a un certo punto del suo viaggio interiore, Burney decide di non rispondere ai messaggi che un ignoto tenta di trasmettere attraverso il muro della prigione, il suo gesto ci coinvolge ormai in una vicenda che non riguarda tanto un caso particolare, quanto la scoperta di un certo livello di esistenza, quel livello in cui non si accettano più i fatti per una qualche giustificazione o ragione, ma semplicemente in quanto sono.

Qua e là, tra le mie letture, capita che spuntino anche delle biografie o dei saggi di vita vissuta: non sono frequenti ma sono sempre una buona lettura che arricchisce il proprio bagaglio culturale, non solo sull’autore che li scrive ma anche sul contesto all’interno del libro. E nel libro “Cella d’isolamento” di Christopher Burney l’autore, un ufficiale inglese paracadutato sul territorio francese, narra del periodo in cui, prigioniero dopo essere stato catturato dai nazisti, passò le sue giornate chiuse nell’isolamento di una cella. Giornate fatte di solitudine, sofferenze e riflessioni che diventano il cuore stesso del racconto: le ore passate tra quelle quattro mura, con il passare dei giorni, sembrano farsi sempre più lunghe e la routine forzata non sembra essere d’aiuto per superare questo duro periodo di prigionia. Ma anche se in isolamento Burney non smette mai di osservare, di analizzare, di tenere la mente in movimento, come se il pensiero fosse l’unico modo per restare vivo e non lasciarsi schiacciare dal silenzio. La cella in cui è rinchiuso non diventa solo un luogo di sofferenza estrema ma anche uno spazio in cui l’autore impara a conoscersi in profondità, a capire fin dove può spingersi per non crollare. La sopravvivenza dipenderà anche e soprattutto da quella forza interiore che riesce a costruirsi giorno dopo giorno, trasformando la mente nel suo unico rifugio possibile. Su come andranno le cose, una volta trasferito a Buchenwald, non è dato sapere ma è chiaro che l’esperienza dell’isolamento lo ha segnato in modo indelebile, lasciandogli addosso una consapevolezza nuova: quella di quanto fragile e allo stesso tempo resistente possa essere l’essere umano quando viene spogliato di tutto.

Voto alla fine della lettura del libro: 6.5.

👍 la testimonianza dell’autore durante la sua prigionia non viene abbellita da fronzoli inutili ma racconta la verità nuda e cruda per quella che è; questa testimonianza ha un valore storico perché, oltre alla dimensione personale, il libro offre uno sguardo reale e documentato sulle condizioni dei prigionieri e sui metodi di annientamento psicologico usati dai nazisti.

👎 unica nota negativa che ho notato è che alcune volte il personaggio si perde in divagazioni fuori contesto soffermandosi su pensieri o dettagli che non riguardano direttamente il momento che sta vivendo nella cella. Questi passaggi, pur comprensibili come tentativi di tenere la mente occupata, spezzano il ritmo della narrazione e finiscono per far perdere un po’ il filo del discorso, introducendo delle parentesi che non sempre si integrano con la narrazione principale.

E voi avete già letto “Cella d’isolamento” di Christopher Burney? Che rapporto avete con i libri che raccontano la prigionia o l’isolamento?

Quando un’accoppiata è vincente: “Midnight, Dolce al Cioccolato con Gocce di Cioccolato e Menta Piperita” Sapori & Piaceri.

Super cioccolatoso e dal gusto rinfrescante, 😋.

Abbinare il gusto del cioccolato a quello della menta spesso si rivela un duo vincente e super gustoso, 😋!

Immaginate d’addentare una fetta di un dolce i cui due gusti si sposano in modo equilibrato tra loro: prima il cioccolato e quel suo sentore di fondente che si scioglie sulle papille gustative, poi la menta che va a rinfrescare la bocca e il palato… assolutamente irresistibile, 😋!

Ed essendo io una persona che quando c’è un bel dolce non dice mai di no, ho voluto provare Midnight, Dolce al Cioccolato con Gocce di Cioccolato e Menta Piperita a marca Sapori & Piaceri.

Midnight è un dolce da dispensa che punta tutto sull’effetto “cioccolatoso” fin dal primo morso. Una volta tolto dalla confezione la caratteristica principale di questo dolce che colpisce subito all’occhio è la compattezza e la forma tipica di un brownie: colore scuro, superficie increspata ma uniforme e quell’aspetto leggermente umido che di solito caratterizza gli impasti ricchi di cacao. All’interno l’impasto del dolce è omogeneo, senza farciture o strati, e le gocce di cioccolato sono ben distribuite all’interno di esso, mentre la menta piperita è presente come aroma, suggerendo una nota fresca che va a contrasto con la base più densa e corposa del cioccolato. Il dolce è pensato per essere consumato a fette, senza bisogno di frigo o preparazioni aggiuntive (ma se lo si vuole rendere ancora più goloso ci sta benissimo, ad esempio,  un po’ di panna montata non zuccherata a fianco), e rientra nella categoria dei prodotti pronti da tenere in dispensa per un consumo pratico e immediato. Nel complesso l’aspetto e la combinazione degli ingredienti lo rendono un dolce al cioccolato “importante”, arricchito da un tocco aromatico che lo distingue dai dolci più classici e diffusi.

https://www.fietta.it

https://www.saporiepiaceri.it

👍 il duo di cioccolato e menta ha un perfetto equilibrio d’entrambi i sapori; il cioccolato è il primo sapore ad arrivare al palato, seguito dalla menta che va a rinfrescare e a rendere questo dolce un momento di golosa bontà; non essendo un dolce da frigo può essere tenuto tranquillamente in dispensa e consumato anche nelle giornate più calde; da solo è già molto buono ma volendo si può arricchire con altri ingredienti: panna montata, fragole fresche, cioccolato fuso, ecc ecc; un altro ottimo abbinamento è quello di servirlo con una pallina di gelato; se si preferisce si può tagliare una fetta a metà e farcirla con della crema come la Nutella; pur essendo un dolce piuttosto “corposo” non risulta eccessivamente pesante.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già provato Midnight, Dolce al Cioccolato con Gocce di Cioccolato e Menta Piperita? Qual è o quali sono i dolci da dispensa che non mancano mai nella vostra cucina?

Recensione libresca: “Tutti i fiori di Parigi” Sarah Jio.

Due donne di due epoche diverse e lo sfondo di una Parigi tra passato e presente.

Titolo: Tutti i fiori di Parigi.

Autore: Sarah Jio.

Genere: romanzo rosa, romanzo storico, romanzo rosa/storico.

Pagine: 320 (formato ebook); 304 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“Una storia d’amore e di perdita di struggente bellezza…”

“Due donne, due destini che si intrecciano, tra il dolore del passato e il riscatto del presente”.

Trama: Parigi, oggi. Dopo un brutto incidente, Caroline Williams si risveglia in ospedale senza alcun ricordo del suo passato, a eccezione di alcune immagini confuse di un uomo e di una bambina. Con l’aiuto di Victor, lo chef di un ristorante del quartiere, Caroline cerca faticosamente di ricomporre i tasselli della sua vita. E se la strada giusta per ricostruire il proprio passato si trovasse nella soluzione di un caso misterioso risalente a molti decenni prima? Parigi, 1943. Nella città occupata dai nazisti, Céline è rimasta vedova. Insieme a sua figlia Cosette sta cercando di costruirsi una nuova vita, lavorando nel negozio di fiori del padre. Ma quando un ufficiale tedesco viene a sapere delle loro origini ebraiche, Céline è costretta a intraprendere un gioco pericoloso per proteggere le persone che ama. E non appena le sue paure più grandi si avverano, deve rischiare il tutto per tutto per salvare almeno la vita della sua piccola. Parigi, oggi. In un angolo nascosto di un armadio, Caroline trova alcune lettere scritte, tanti anni prima, da una giovane donna di nome Céline al suo innamorato. Da quella corrispondenza appassionata, Caroline intuisce che il suo appartamento potrebbe nascondere un passato oscuro. Lei e Céline potrebbero avere in comune molto più di quanto possa immaginare…

Normalmente ai romanzi d’amore non darei voti altissimi, ma questo un bellissimo voto lo merita, eccome se lo merita!

Anche in generale i miei voti non sono mai molto alti, ma quando un romanzo mi prende, mi coinvolge e mi appassiona è giusto “dare a Cesare quel che è di Cesare”, 😀.

E così è stato per “Tutti i fiori di Parigi” di Sarah Jio. Ammetto che prima di leggere questo romanzo non sapevo nemmeno chi fosse quest’autrice, ma una cosa posso dirla a fine lettura: anche se non siete, come me, amanti del genere rosa date una possibilità a questo libro. L’autrice fonde il genere rosa a quello storico e va a creare una storia che fin dalle prime righe riesce a conquistare il lettore.

Questo romanzo alterna la Parigi del 1943, periodo in cui questa città subì l’occupazione nazista, e il presente. Le due protagoniste sono Céline, giovane vedova con una figlia di otto anni che lavora nel negozio del padre, e Caroline, una ragazza che dopo un incidente ha perso la memoria e non ricorda più nulla del suo passato né chi sia. Le vite delle due donne sono lontane nel tempo ma molto vicine per quello che entrambe si portano dentro: Céline affronta il periodo della guerra con determinazione, coraggio e fa di tutto per rendere la vita della figlia il più normale possibile. Caroline deve imparare, dopo l’incidente, a ricostruire sé stessa, pezzo dopo pezzo e un giorno dopo l’altro. Ad un certo punto, seppur in epoche diverse, le loro vite s’intrecciano grazie alla scoperta da parte di Caroline di alcune lettere nascoste nel suo appartamento. Queste lettere sono state scritte da Céline a Luc, il suo innamorato, che durante la guerra si trovava sotto le armi. Ed è ricostruendo la storia d’amore e dolore di Céline attraverso quelle lettere che Caroline inizia, senza volerlo, a ricostruire anche la propria. Dopo la scoperta di queste lettere riuscirà Caroline a recuperare la memoria e a ricordare il suo passato? E Céline, dal passato, troverà finalmente qualcuno capace di dare voce alla sua storia?

Voto alla fine della lettura del libro: 9.

👍 l’intreccio tra il passato e il presente e la struttura tra le due linee temporali scorre  fluidamente e senza creare confusione, mantenendo alto l’interesse della storia e il suo ritmo; Caroline e Céline sono due personalità molto forti e che anche nelle difficoltà trovano il coraggio d’andare avanti, senza arrendersi e senza crogiolarsi nel dolore; la Parigi storica è descritta con molta cura: si percepiscono le ombre dell’occupazione, le paure quotidiane che le persone hanno dovuto vivere all’epoca, ma anche quei piccoli gesti di resistenza e umanità che rendono viva la città e la trasformano, a sua volta,  in uno dei personaggi della storia; nonostante siano toccati dei temi forti la narrazione non scivola mai nel melodramma e mantiene un tono delicato, sincero e rispettoso.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Tutti i fiori di Parigi” di Sarah Jio? Quanto vi coinvolgono le storie in cui passato e presente finiscono per parlarsi senza davvero incontrarsi?

L’importanza di proteggere i capelli dal calore: “Crema Termo-Attiva Senza Risciacquo Hydra Recharge Heat & Glow” Pantene.

Capelli protetti dal calore, morbidi e idratati.

Da molti anni partecipo a varie campagne tester dedicate al mondo del beauty, ma non solo.

Tra i vari siti a cui sono iscritta ce n’è uno che ha delle campagne tester molto interessanti, anche per quanto riguarda il mondo del beauty.

Ultimamente ho scelto d’iscrivermi ad una campagna tester beauty di un prodotto per capelli: la Crema Termo-Attiva Senza Risciacquo Hydra Recharge Heat & Glow a marca Pantene.

Dedicando molte cure ai miei capelli, soprattutto perché averli lunghissimi richiede una haircare routine costante, attenta e quotidiana, questa campagna tester permetteva di testare un prodotto che avrebbe ulteriormente arricchito il trattamento da dedicare ai capelli.

Dopo una breve attesa ho ricevuto una mail in cui mi veniva comunicato che ero tra le candidate a testare questa crema. Evviva, 😀!

Una volta ricevuto il pacco a casa ho subito messo in test la crema ed ora, a distanza di qualche settimana, vi farò sapere le mie opinioni in merito.

Ma prima delle mie opinioni personali… la descrizione del prodotto, 😀!

La Crema Termo‑Attiva Senza Risciacquo Hydra Recharge Heat & Glow di Pantene è un trattamento leave‑in pensato per accompagnare la piega con strumenti a caldo, offrendo al capello un supporto sia protettivo sia cosmetico. La formula, studiata per agire in sinergia con il calore, crea un film leggero che avvolge le lunghezze e contribuisce a ridurre gli effetti dello styling termico, mantenendo la fibra più disciplinata durante l’asciugatura o lo styling con la piastra. La texture è cremosa ma non pesante, si distribuisce facilmente e si assorbe senza lasciare residui visibili. Il prodotto è pensato per essere applicato sui capelli umidi, prima dell’uso del phon o della piastra, così da sfruttare l’attivazione termica e ottenere una maggiore definizione. La crema contiene ingredienti idratanti e condizionanti che aiutano a migliorare la scorrevolezza del capello, facilitando la pettinabilità e contribuendo a un aspetto più ordinato e luminoso. L’effetto finale punta a dare un finish levigato, con una lucentezza naturale e una sensazione di morbidezza al tatto. Il formato con l’erogatore “pump” permette un dosaggio controllato ed è utile per evitare eccessi di prodotto. È un trattamento pensato per l’uso quotidiano o occasionale, adatto a chi utilizza strumenti a caldo e desidera un supporto protettivo senza necessità di risciacquo.

https://www.pantene.it

https://it.pg.com

👍 questa crema si stende con molta facilità su tutta la lunghezza dei capelli, naturalmente dopo averli pettinati, non crea nodi e non ha bisogno d’essere risciacquata; una volta asciutti i capelli sono molto più disciplinati e facili da pettinare; protegge in modo efficace dal calore del phon e della piastra; al tatto i capelli risultano molto morbidi; il profumo, oltre ad essere molto gradevole, persiste a lungo sui capelli.

👎 unica nota negativa riguarda “l’effetto glow”: non ho notato, anche a distanza di tempo dalla prima applicazione e con l’uso costante, una grande differenza di lucentezza tra il prima e il dopo. Sicuramente ogni capigliatura fa storia a sé, ma sui miei capelli il prima e il dopo sono rimasti più o meno uguali.

E voi avete già provato la Crema Termo-Attiva Senza Risciacquo Hydra Recharge Heat & Glow a marca Pantene? Quali prodotti utilizzate nella vostra haircare routine per proteggere i capelli dal calore del phon e della piastra?

Quando la novità è anche in offerta… si va d’acquisto, 😄! “Fisarmoniche al Cioccolato con Crema al Cioccolato” Mulino Bianco.

L’ultima novità in casa Mulino Bianco.

Mi piace molto curiosare tra le varie novità che sono in vendita al supermercato: che si tratti di cibo, prodotti beauty o altro mi soffermo sempre a dargli un’occhiata… se poi il prodotto m’interessa, ma solo se è in offerta, ne compro uno per provarlo, 🙂.

In questo periodo, sullo scaffale dedicato alle merendine, c’è in vendita un nuovo prodotto della Mulino Bianco: le Fisarmoniche al Cioccolato con Crema al Cioccolato.

L’occhio mi è subito caduto su queste merendine, ed essendo anche in offerta ne ho comprate una confezione, 🙂.

Le Fisarmoniche al Cioccolato Mulino Bianco sono brioche caratterizzate da una forma rettangolare leggermente bombata e da una superficie decorata con un motivo bicolore, ottenuto tramite incisioni superficiali che richiamano l’idea della “fisarmonica”. L’impasto esterno ha un aspetto uniforme, color miele, con una doratura omogenea e una texture liscia che lascia intuire una struttura compatta. All’interno è presente una crema al cioccolato che costituisce il 25,7% della farcitura: si presenta come uno strato uniforme, scuro e lucido, con una consistenza densa e pensata per rimanere ben distribuita durante il taglio o il morso. L’aroma di queste brioche richiama quello delle classiche merendine da colazione con un impasto al cacao. Nel complesso si tratta di una merendina da forno pensata per un consumo pratico, con un equilibrio semplice tra impasto compatto e ripieno al cioccolato.

https://www.mulinobianco.it

👍 unica nota positiva è che questa brioche non ha, cosa che in molte merendine si percepisce, quel retrogusto di alcool tipico dei dolci industriali.

👎 per quanto riguarda le note negative mi posso sbizzarrire perché queste brioche sono un concentrato di esse: l’impasto delle fisarmoniche è tutto il contrario di quello che sarebbe se fosse soffice. È un impasto talmente duro e pesante che nemmeno intingendolo in una bevanda si riuscirebbe ad ammorbidirlo un po’. Per di più, oltre ad essere un vero e proprio “mattone sullo stomaco” è totalmente insapore: non si sente per nulla la dolcezza e il gusto è totalmente anonimo; e le note negative non finiscono qua: anche la crema al cioccolato è insapore, senza nemmeno un sentore di dolcezza né di cioccolato. Ultimo ma non ultimo la grandezza delle brioche: come molti prodotti anche qui la singola merendina è talmente piccola che una mangiarne solo una su finisce solo con l’essere ancora più affamati di prima. E vista la “grandezza” attuale mi è venuto spontaneo ribattezzarle “le brioche della Barbie”. In poche parole: una merendina della Mulino Bianco totalmente bocciata.

E voi avete già provato le Fisarmoniche al Cioccolato con Crema al Cioccolato a marca Mulino Bianco? Vi è mai capitato di provare una novità e di bocciarla totalmente, e se sì, quale?

Qua sotto vi metto la foto delle “brioche della Barbie”: ma quanto le hanno ridotte?! Mi mancano le brioche di una volta!!!