Recensione libresca: “Il codice Rebecca” Ken Follett.

Spie, segreti e ombre nel cuore del deserto.

Titolo: Il codice Rebecca.

Autore: Ken Follett.

Genere: thriller, thriller storico, thriller di spionaggio.

Pagine: 364 (formato ebook); 359 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it (formato ebook); https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“La lunga caccia alla spia che trasmette i piani militari inglesi a Rommel servendosi di un insolito codice: una pagina del celebre romanzo Rebecca.”

Trama: Nord Africa, estate 1942. Il generale Rommel, la “volpe del deserto”, ha accerchiato le truppe britanniche e sembra a un passo dalla vittoria finale. Ha un’arma segreta: una spia assolutamente fuori dal comune, Alex Wolff, che gli comunica direttamente i piani segreti dell’esercito di Sua Maestà servendosi di un invincibile sistema cifrato, il codice Rebecca. La Germania nazista avrà dunque il sopravvento? Così sembra, a meno che non si riesca a bloccare Wolff e a carpirgli la chiave del codice. L’unico che può farlo è un ufficiale inglese, il maggiore Vandam, nelle cui mani sono le sorti dell’umanità…

Quando Ken Follett scrisse questo libro si ispirò ad una storia realmente accaduta: durante alcune ricerche Follett scoprì la storia di Johannes Eppler, una spia nazista che, come Alex Wolff, era per metà tedesca e per metà araba, anche lui nato in Germania e poi cresciuto in Egitto, anche lui con un padre tedesco e un patrigno egiziano. I due personaggi, quello di fantasia e quello reale, hanno in comune il fatto di comunicare i loro piani tramite un sistema di codici basati sul romanzo Rebecca ed entrambi hanno avuto come “aiutante” una soubrette. Mettendo insieme tutto questi elementi è stato creato il personaggio della spia nazista Alexander “Alex” Wolff.

Ma in questo romanzo la spia non è il protagonista bensì l’antagonista: il protagonista del romanzo si chiama William Vandam (in questo caso Follett non si è ispirato a nessun personaggio esistente e il protagonista è un personaggio di fantasia), è un ufficiale inglese e ha il compito di catturare Wolff prima che questi comunichi a Rommel i piani che aiuterebbero la Germania a conquistare l’Egitto e a rendere questa nazione territorio nazista.

Ma la lotta tra bene e male è molto ardua e piena di ostacoli sul cammino: ogni volta la spia sembra sempre un passo avanti rispetto al maggiore, ogni tentativo di cattura sembra risolversi con un nulla di fatto. C’è in gioco non solo il futuro dell’Egitto ma di tutta l’umanità e il tempo stringe: i nazisti vogliono conquistare a tutti i costi la nazione e non si fermeranno davanti a niente e a nessuno.

Riuscirà il maggiore Vandam a far saltare i loro piani di conquista? Oppure il destino dell’Egitto sarà segnato dal nemico che sta avanzando sempre più velocemente?

Voto alla fine della lettura del libro: 7.

👍 una storia in cui la guerra tra le due opposte fazioni lascia con il fiato sospeso il lettore e in cui si assiste all’eterna lotta tra bene e male con la speranza, sempre, che sia il bene a vincere; rispetto al libro, sempre di Ken Follett, che ho letto in precedenza “Il codice Rebecca” scorre in modo più fluido e la lettura è molto più scorrevole; non mancano l’azione, gli inseguimenti e i momenti di tensione, aspetti che in un thriller come si deve non possono mai mancare.

👎 in questo romanzo ho trovato due personaggi che, per il loro comportamento, mi hanno suscitato una forte antipatia. Il primo, il tenente colonnello Bogge, l’ho trovato un vero e proprio scansafatiche: poco interessato a lavorare preferisce chiacchierare con i suoi sottoposti ed in più si prende i meriti dei successi ottenuti dagli altri. Ma come? Gli altri si danno da fare, mettono a repentaglio la propria vita per il bene di una nazione e tu te ne stai nel tuo ufficio a non fare una beneamata mazza? “Ma alza il culo da quella sedia e vedi d’essere d’aiuto anche tu!”: questa è una frase che mi passava per la mente ogni volta che questo personaggio entrava in scena. L’altro personaggio che ho trovato antipatico è stato Kemel, un giovane poliziotto che in realtà è tutto fuorché un tutore della legge. Si finge collaborativo verso Vandam e la sua missione, salvo poi tradirlo e appoggiare Alex Wolff, la spia nazista, nel suo intento di conquista dell’Egitto da parte della Germania. Questo personaggio è uno sporco doppiogiochista, falso e quando viene scoperto ha addirittura il coraggio di mentire su come sono andati alcuni fatti. Semplicemente disgustoso!

E voi avete già letto “Il codice Rebecca” di Ken Follett? State leggendo un romanzo e può capitare di trovare dei personaggi che non sono proprio dei fior fior di santi: qual è il vostro pensiero in merito al comportamento che tengono?

Recensione libresca: “L’uomo di Pietroburgo” Ken Follett.

Arriva dal freddo e ha una missione: riuscirà a portarla a termine?

Titolo: L’uomo di Pietroburgo.

Autore: Ken Follett.

Genere: thriller, thriller storico.

Pagine: 397 (formato ebook); 327 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“Londra 1914. Solo un uomo, un uomo senza paura, un uomo venuto da Pietroburgo può portare a termine una missione segreta che minaccia il destino di due nazioni e coinvolge la vita e i sentimenti di una donna fuori dal comune.”

Trama: Londra, 1914. L’impero britannico sta vivendo la sua ultima lunga estate. La Germania si prepara alla guerra e l’Inghilterra cerca disperatamente alleati. La soluzione sembra poter venire dalla Russia. Churchill, primo lord dell’ammiragliato, si reca da lord Stephen Walden per ottenere il suo aiuto. Il giovane principe Aleksey Orlov, nipote dello zar Nicola, sta per giungere a Londra per dei colloqui segreti, e lord Walden non solo lo ospiterà ma rappresenterà l’Inghilterra al tavolo delle trattative. Ma ci sono altre persone interessate alla presenza a Londra del principe Orlov: Charlotte, la figlia dei Walden caparbia e idealista; Basil Thomson, capo della sezione speciale, e soprattutto Feliks Ksessinsky, l’anarchico russo, l’uomo senza paura venuto da Pietroburgo. Via via che le trattative si protraggono, i destini di questi personaggi s’intrecciano ineluttabilmente e, mentre l’Europa si prepara alla catastrofe della guerra, si svolge l’ultima tragedia familiare che sconvolgerà l’esistenza di lord Walden.

Le alleanze tra nazioni alla vigilia dello scoppio di una guerra sono giuste o sbagliate? Quali giochi politici e di potere si nascondono dietro a delle trattative? E chi è il “buono” e chi il “cattivo” in tempo di guerra?

È su queste basi che si svolge “L’uomo di Pietroburgo” di Ken Follett, un mix tra thriller e storia che racconta le vicende di una nazione, l’Inghilterra, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. I trattati tra questa nazione e la Russia sono già iniziati ma per renderli effettivi viene mandato in Inghilterra il nipote dello zar: sarà lui ad essere l’ago della bilancia che porterà le due nazioni ad allearsi in vista dell’imminente conflitto. E se da una parte c’è la nobiltà, con i suoi sfarzi, i balli a corte, la vita agiata, dall’altra c’è la vita difficile del popolo. E del popolo fa parte anche Feliks Ksessinsky, un anarchico russo arrivato dalla Russia per vendicare i soprusi che il suo popolo sta subendo a causa del giovane Orlov. La sua missione? Trovarlo ed ucciderlo, vendicare un popolo che è stato a lungo sottomesso ai poteri forti e trovare giustizia. Ma una persona che ha fatto parte del suo passato rispunta nel presente di Feliks: è Lydia, ora lady Walden, la moglie di lord Walden. La donna, anch’essa russa d’origine, ha avuto in passato una storia d’amore con l’anarchico russo, un amore che sembra non essere mai stato dimenticato. Ma lady Walden nasconde un segreto, un segreto che non ha mai rivelato a nessuno, nemmeno a suo marito: che cosa succederà tra i due ex amanti una volta che si saranno ritrovati? E quel segreto, troppo a lungo nascosto, verrà finalmente rivelato?

Voto alla fine della lettura del libro: 5.5.

👍 nonostante all’inizio l’abbia ritenuta un po’ troppo ingenua per la sua età ho rivalutato il personaggio di Charlotte e l’ho trovata una ragazza davvero tosta e che trova il coraggio di ribellarsi davanti alle imposizioni dei genitori che la vorrebbero perfetta in ogni ambito della vita. Sa tenergli testa e li sfida costantemente, ha il suo bel carattere e le idee molto chiare su quello che vuole essere; nonostante sia un thriller storico le parti in cui gli eventi veri sono narrati, come la vigilia del conflitto mondiale, vengono descritti in modo molto accurato e possono essere anche un piccolo “ripasso” della storia del passato.

👎 mi aspettavo questo thriller molto più avvincente e con più suspence ma così non è stato: ad essere totalmente sincera l’ha trovato abbastanza noioso e in alcune parti molto prevedibile; nel complesso è una storia che non “parte”, nel senso che manca quel qualcosa in più che renda la narrazione più interessante e ricca di tensione; un personaggio che proprio non sono riuscita a sopportare è quello di Lydia, la madre di Charlotte: fa tanto la donna perfetta, di classe e ligia al dovere ma in realtà è solo falsa ed ipocrita: accusa la figlia d’essere troppo ribelle quando anche lei, in giovane età, si comportava allo stesso modo, se non peggio. Questo suo indossare una maschera di perfezione  e il suo essere una moralista l’ho trovato un atteggiamento molto falso e bugiardo.

E voi avete già letto “L’uomo di Pietroburgo” di Ken Follett? In quale contesto storico era ambientato, che fosse thriller o meno, uno dei libri che avete letto negli ultimi tempi?

Recensione libresca: “Nelle spirali del tempo, lei piange” Keyofeye.

Un ragazzo costretto a vivere lo stesso giorno all’infinito: solo un sogno o un’evidente realtà?

Titolo: Nelle spirali del tempo, lei piange.

Autore: Coulelavie, alias Keyofeye, alias Giordano del blog https://coulelavie.wordpress.com

Genere: narrativa.

Pagine: 280.

Dove reperirlo: https://www.lulu.com/spotlight/keyofeye (formato cartaceo).

Trama: Guillermo è un ragazzo diciassettenne innamorato di una sua compagna di classe, Hildita, che però al momento lo odia perché lui ha esagerato con le battute pesanti, per cui ha deciso di non parlargli più fin quando almeno non avrà smaltito l’arrabbiatura e Guillermo non si sarà dimostrato davvero pentito delle sue azioni. Una mattina Guillermo si sveglia e fin da subito prova degli strani deja-vu. Ben presto si accorge che il giorno si ripete esattamente come quello prima. E lui sembra il solo in grado di accorgersene e uscire da quel registro prestabilito. Sembra che tutti gli stiano facendo un grosso scherzo. Il problema però è che ciò gli succede anche il giorno successivo, e quello dopo, e quello dopo ancora…

Prima di tutto voglio ringraziare Giordano del blog https://coulelavie.wordpress.com per avermi inviato una copia in formato pdf del suo libro: grazie Giordano, è stata una lettura molto bella e che mi ha catturata fin dalla prima pagina, 👍.

Ed ora passiamo alla recensione: che cosa fareste se vi doveste ritrovare a vivere, giorno dopo giorno, un determinato giorno della vostra vita? Avreste paura? Oppure cerchereste in ogni modo d’approfittare di questa “opportunità” e provereste a vedere che cosa succede? E se dopo un po’ la cosa iniziasse a farsi pesante: vi abbattereste, arrivando ad odiare tutto e tutti, inclusi voi stessi, oppure vi rimbocchereste le maniche e cerchereste di trovare una soluzione per uscire da questo loop infinito?

Ed è proprio quello che succede a Guillermo, un adolescente di diciassette anni che, svegliandosi una mattina si trova a rivivere lo stesso giorno all’infinito. All’inizio pensa che possa trattarsi di uno scherzo organizzato dai suoi più cari amici ma, con il passare del tempo, s’accorge che non è affatto così: il “flusso”, come lo chiama lui, sembra averlo imprigionato in una sorta di altra dimensione e che non abbia nessuna intenzione di lasciarlo andare. E con il passare dei giorni, o meglio dello stesso giorno per questo ragazzo, la situazione inizia a farsi insostenibile e anche il suo modo d’essere prende una svolta drastica: da ragazzo gentile e con la testa sulle spalle Guillermo si trasforma e diventa una specie di “piccolo teppista”, arrivando a fare e a dire cose che da bravo ragazzo non avrebbe mai detto o fatto. In tutto questo ci si mette anche la tipica cotta adolescenziale: il ragazzo, infatti, è innamorato di Hildita, sua compagna di classe e amica. Ma lei sembra ignorarlo, offesa da certi atteggiamenti avuti nei suoi confronti e per questo si è allontanata un po’ da lui. Tutto cambia, però, quando anche la ragazza inizia a vivere le stesse cose che Guillermo sta vivendo, anche se all’inizio non le sembra possibile e prende le parole del ragazzo come uno scherzo, una burla. I due si trovano, così, da “nemici” ad alleati: come fare per fermare questo succedersi di giorni sempre uguali? E si tratterà davvero di qualcosa d’inspiegabile oppure dietro c’è una ragione molto più logica?

Voto alla fine della lettura: 8.

👍 il Guillermo bravo ragazzo che, nonostante sappia che la sua compagna di classe  è arrabbiata con lui, cerca di sistemare il rapporto tra loro due mi è piaciuto molto: non solo vuole recuperare quel rapporto d’amicizia che si era interrotto in modo brusco ma, essendone anche innamorato, cerca di conquistarla pian piano ed anche un po’ con la timidezza adolescenziale tipica della prima cotta; i personaggi sono ben delineati nel loro carattere: Guillermo, il ragazzo timido ed innamorato, Hildita, la ragazza studiosa e dalla lacrima facile perché molto sensibile, Pablo, il migliore amico di Guillermo, un ragazzo molto legato al protagonista e con cui condivide la passione per i videogiochi, ecc; ho trovato la narrazione molto scorrevole e questo ha reso la lettura altrettanta scorrevole, con una storia originale, ben scritta e dove, ad ogni capitolo terminato, mi chiedevo ogni volta e con curiosità: “Ed ora che cosa succederà?”.

👎 l’unica nota negativa che segnalo di questo libro è il cambiamento in negativo che Guillermo, il protagonista, ha avuto ad un certo punto della storia: non mi è piaciuto perché ha iniziato a comportarsi in un modo davvero molto brutto, facendo e dicendo anche cose molto brutte e comportandosi un po’ come un bambino viziato, capriccioso e che non accetta che le cose non vadano come vuole lui.

E voi avete già letto “Nelle spirali del tempo, lei piange” di Coulelavie, alias Keyofeye, alias Giordano del blog https://coulelavie.wordpress.com? Che cosa fareste se, svegliandovi una mattina, vi capitasse da quel momento in avanti di rivivere lo stesso giorno all’infinito?

Piccolo acquisto + una piacevole scoperta, 🤩!

Avendo il pomeriggio libero e con una giornata così bella il primo pensiero è stato: vado a fare un po’ di shopping!

E così sono andata nel famoso negozio che ormai avete imparato a conoscere bene e ho fatto shopping, 😊.

È solo un acquisto ma posso ritenermi soddisfatta perché il costo è stato davvero basso: 1 euro.

Vi mostro quello che ho acquistato, 🙂.

Un paio di shorts che saranno molto utili in questa lunga e calda estate, 😀.

Poi sono andata a comprare la guida tv che compro ogni settimana, e qui ho avuto una piacevole sorpresa: nel bar/edicola gestito da dei ragazzi cinesi, e dove sono solita comprare la guida tv, ho scoperto che c’è un angolo dove è possibile lasciare e prendere libri, 🤩!

Ammetto che non me n’ero mai accorta fino ad oggi, e sì che ogni settimana ci passo, ma mentre aspettavo di pagare mi è cascato l’occhio verso il fondo della sala e ho visto dei libri posizionati su una mensola.

Mi sono avvicinata e ho visto che era effettivamente un posto dove è possibile fare lo scambio dei libri.

Per esserne sicura al 100% ho chiesto ad uno dei ragazzi e mi ha detto che sì, sono libri che si possono prendere gratuitamente.

Ecco quali sono stati quelli che ho scelto, 😀.

Il mio piccolo bottino libresco, 😊.

Di questi quattro ce n’è uno che non riuscivo mai a trovare durante le mie ricerche di nuove letture: si tratta di “Free” di E.L. James.

O non era disponibile oppure era esaurito e via dicendo.

Avendo l’intera saga, tranne quest’ultimo, mi ero rassegnata e l’avevo scaricato in formato ebook.

L’ho letto ed è ancora nella mia libreria elettronica: ma ora che ho il formato cartaceo lo eliminerò per fare spazio ad altre letture, 😉.

Ed essendo proprio quello che mi mancava non ho esitato un attimo ed è venuto a casa con me, 😄.

Non lo recensirò, almeno per il momento, perché per fare una recensione completa dovrei rileggere da capo l’intera saga e ho già molti libri che aspettano di essere letti, 🙂.

Mentre il libro di Stephen King e i due di Ken Follett saranno letti e recensiti, 😉.

C’erano anche altri libri insieme a questi quattro e la tentazione di prenderne altri è stata molto molto forte ma mi sono trattenuta e ho evitato di lasciare la mensola completamente vuota, 😄.

Ora che ho scoperto questa nuova postazione di scambio libri tornerò sicuramente a vedere quali altri titoli trovo e ne porterò alcuni dei miei, 🙂.

Un pomeriggio davvero proficuo e con una bella sorpresa che mi ha resa super felice, 😊.

Recensione libresca: “Notte senza fine” Richard Laymon.

Due ragazzi in fuga, un assassino sulle loro tracce, una lotta per la sopravvivenza.

Titolo: Notte senza fine.

Autore: Richard Laymon.

Genere: horror.

Pagine: 480 (formato ebook in lingua inglese); 367 (formato cartaceo in lingua italiana e inglese).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it (formato ebook in lingua inglese); https://www.amazon.it (la versione cartacea in italiano è molto costosa mentre quella in inglese è più economica); https://www.Ebay.it (anche qui la versione in italiano è abbastanza costosa mentre la versione in inglese è più economica) (formato cartaceo in lingua italiana e inglese) e forse anche nelle biblioteche della vostra città/ del vostro paese.

Trama: Jody Fargo ha sedici anni ma è più tosta di quanto sembri: deve esserlo. Sta dormendo a casa di un’amica quando gli assassini irrompono. Massacrano la famiglia ma Jody riesce a scappare, salvando il dodicenne Andy lungo la strada… Simon Quirt non sembra il tipo di persona che stuprerebbe e ucciderebbe nel cuore della notte. Ma, insieme ai suoi amici, è proprio quello che fa. Ora Simon è solo. Il suo compito è rintracciare gli unici testimoni oculari del massacro ed eliminarli. Simon non vede l’ora di mettere le mani su Jody…

Storyline: Jody Fargo is sweet sixteen but tougher than she looks – she has to be. She’s sleeping over at a friend’s when the killers break in. They slaughter the family but Jody escapes, rescuing twelve-year-old Andy on the way… Simon Quirt doesn’t seem the kind of fellow who would rape and murder in the dead of night. But, together with his friends, that’s just what he does. Now Simon is alone. His task is to track down the only eyewitnesses to the massacre and dispose of them. Simon just can’t wait to get his hands on Jody…

Ho appena terminato la lettura di “Notte senza fine” di Richard Laymon, uno scrittore che ha incentrato le sue storie sul genere horror.

Ma che cosa succede quando, un genere che ami, finisce per rivelarsi un mezzo flop? Beh, un po’ di delusione c’è perché di questo autore ho letto e ho nella mia biblioteca personale due titoli: “La carne” e “La bara”. Due libri che mi hanno dato il vero senso del brivido, inquietanti: insomma, due libri degni d’essere definiti degli horror.

Mentre con “Notte senza fine” non ho avvertito nemmeno un piccolo brivido, in una parte del libro solo tanta tanta noia. È molto più splatter perché le scene sanguinose e di violenza abbondano ma ciò non è bastato per poterlo ritenere un horror degno di questo nome.

Ecco, una cosa che mi è successa mentre leggevo è stata il provare un senso di nausea fisico: un fatto davvero inconsueto perché sono abituata a letture di questo genere. Probabilmente ho ricreato anche in modo troppo vivido la storia nella mia mente (quando leggo creo in contemporanea una “storia ad immagini” nella mia mente, dò una fisionomia ai personaggi, immagino i luoghi in cui si svolge la storia, ecc) e questo ha scaturito in me la nausea… ma non ho vomitato eh, 😁.

È una storia fatta di omicidi, di fughe per la sopravvivenza ma anche di unità e complicità come quella tra Jody ed Andy, i due protagonisti principali della storia. La ragazza ha assistito all’omicidio dell’intera famiglia del ragazzino e con lui, unico sopravvissuto al massacro, sono costretti a fuggire per evitare che gli assassini li trovino e li uccidano. Ci riusciranno? E fino a quando dovranno nascondersi? C’è un assassino in particolare sulle loro tracce e sembra proprio non volersi arrendere…

Voto alla fine della lettura del libro: 6 (un sei molto stiracchiato: se non fosse stato per l’inizio del romanzo e per la fine il libro avrebbe avuto un voto più basso).

👍la storia parte molto bene: la suspence e il pathos sono ben presenti e le scene d’inseguimento per scappare dagli assassini sono molto ben scritte e coinvolgenti: il finale è un’altra parte del romanzo che mi è piaciuta: si ritorna a sentire il pathos e la suspence d’inizio storia: un dettaglio che mi è piaciuto di questo romanzo è la decisione dell’autore di raccontare la storia sia dalla parte dei protagonisti (usando la terza persona singolare) che dalla parte dell’assassino (usando la prima persona singolare): in questo modo si può conoscere il pensiero da ambo le parti.

👎se si esclude l’inizio e la fine tutto il resto della storia è stata, come vi dicevo sopra, un mezzo flop: parti noiose e che non danno ritmo alla narrazione: quando è l’assassino a parlare si dilunga in monologhi sconclusionati e pallosi, pieni di dettagli inutili e superflui. Vi faccio un esempio: ad un certo punto, nel ricordare l’aspetto di una delle vittime, questi la paragona ad un maiale e dice d’aver voglia di mangiare maiale in agrodolce e subito dopo dice d’aver mangiato questo cibo. Dettagli come “ho mangiato questo con questo e questo” oppure “mi sono messo questo di questo colore e quest’altro di questo colore” e simili mi fanno dire:

Ma c’è davvero bisogno d’aggiungere e di spiegare per filo e per segno, ai fini della narrazione, i dettagli che potrebbero essere tranquillamente omessi perché insignificanti? Mah, secondo me sono parti della narrazione che potrebbero essere benissimo ridotte ai minimi termini oppure nemmeno aggiunte. Solo in minima, ma proprio in minima parte e soprattutto se sono scritti con un filo ed un senso logico, posso accettare anche i dettagli meno “importanti”, ma se questi iniziano ad abbondare e sono scritti in maniera confusionaria non esito a dare, anche per questo, una valutazione negativa al libro.

E voi avete già letto “Notte senza fine” di Richard Laymon? Vi è mai capitato di leggere un libro che parte bene ma che poi diventa noioso e si riprende solo nella parte finale?

P.S: per fortuna che questo libro non l’ho comprato ma mi è stato solo prestato, altrimenti non so per quanto tempo sarei andata avanti a darmi della pirla per un acquisto sbagliato, 😁.

Recensione libresca: “La paziente scomparsa” Liz Lawler.

Una scomparsa misteriosa, una testimone che ha visto troppo: quale sarà il destino dell’infermiera Emily Jacobs?

Titolo: La paziente scomparsa.

Autore: Liz Lawler.

Genere: thriller, giallo, medical thriller.

Pagine: 321 (formato ebook); 319 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it (il titolo c’è, ma in questo momento non è possibile acquistarlo perché non disponibile); https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Emily Jacobs è appena stata ricoverata nell’ospedale dove lavora come infermiera per una piccola operazione. Quando si sveglia nel cuore della notte, ancora confusa dall’anestesia, fatica a capire bene cosa stia succedendo. Per un momento le sembra quasi che un medico stia cercando freneticamente di rianimare la paziente nel letto a fianco. Al risveglio chiede spiegazioni, ma la risposta è che il letto accanto al suo è sempre stato vuoto. Una volta tornata al lavoro, Emily è decisa a non dare più peso alla cosa, ma il ritrovamento di un braccialetto, riporta a galla tutte le sue inquietudini. Potrebbe essere della donna scomparsa? Più ci pensa e più si convince che i suoi colleghi nascondano un terribile segreto. Potrebbe sbagliarsi, è vero. Forse per colpa di un trauma del suo passato che rischia di influenzarla. E se invece avesse ragione? Chi altro sarebbe in pericolo?

Devo dire che le ultime letture, quella precedente e quest’ultima, mi hanno dato delle grandi soddisfazioni, 😀.

Se in quello precedente la trama era ambientata in mezzo alla natura in questo romanzo ci si sposta in città. La trama di “La paziente scomparsa” è ambientato all’interno di una clinica privata, un posto dove le persone si recano per andare a farsi curare e guarire… se non fosse che qualcosa non va come previsto. Una paziente “scompare” in circostanze misteriose ed il mistero aleggia tra le corsie della clinica. Emily, la protagonista, si ritrova suo malgrado testimone di questa sparizione. E si sa, quando una persona è testimone di qualche fatto poco chiaro c’è sempre chi cerca di metterla a tacere, arrivando anche a farla passare per una “malata di mente”, cosa che succede alla giovane infermiera. Ma Emily sa di non essere pazza, sa quello che ha visto, sa che qualcosa di terribile è successo alla ragazza che condivideva con lei la sua stanza. Perché, allora, nessuno le crede? Che cosa nascondono i medici della clinica? Che cosa non vogliono che esca allo scoperto? Decide, così, d’iniziare un’indagine per conto suo e quello che scopre, unito al dolore di un’altra scomparsa in famiglia, quella della sorella minore Zoe, la metterà di fronte ad una rivelazione scioccante  e che, in qualche modo, riguarda anche la sua compagna di stanza in clinica e la sorella Zoe. Riuscirà Emily a convincere chi la circonda che non è pazza? E riuscirà a portare alla luce la verità su quello che è veramente successo durante quella notte?

Voto alla fine della lettura del libro: 9.

👍 ho amato questa lettura, dall’inizio alla fine, perché è ricca di misteri da risolvere e, cosa che di solito succede solo alla fine dei libri, è ricca di plot twist lungo tutto l’arco della narrazione. Vi faccio solo un esempio: ad un certo punto del libro ero super convinta d’aver capito chi fossero i colpevoli ma… plot twist!, uno dei “sospettati” è uscito di scena e ho dovuto fare delle nuove ipotesi; una lettura piena d’adrenalina, avvincente, coinvolgente e dove niente è quello che sembra: se amate il genere vi straconsiglio questa lettura; Emily, la protagonista, è uno dei personaggi che mi è piaciuto di più perché, nonostante il dolore della scomparsa della sorella, è forte e combattiva: non si arrende quando la internano dichiarandola “mentalmente pazza” ma continua a combattere e a lottare per far sì che la verità esca fuori, anche a costo di risultare invadente e poco gradita ai colleghi.

👎 anche qui, purtroppo, devo segnalare la presenza di vari errori d’ortografia e di grammatica: è l’unica nota negativa che mi sento di dare a questo libro.

E voi avete già letto “La paziente scomparsa” di Liz Lawler? Vi piacciono le letture che hanno, al loro interno, un alto tasso d’adrenalina?

Recensione libresca: “Sulla rotta degli squali” Wilbur Smith.

Alla ricerca di un tesoro perduto… ma recuperarlo non sarà affatto facile.

Titolo: Sulla rotta degli squali.

Autore: Wilbur Smith.

Genere: avventura.

Pagine: 400 (formato ebook: questo libro è presente sul sito Mondadori Store, ma non essendo indicato il numero di pagine sono dovuta ricorrere all’aiuto dell’intelligenza artificiale per conoscere il numero delle pagine); 414 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: https://www.mondadoristore.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Harry Fletcher ama il mare, la sua barca e la pace delle calde notti tropicali. A St. Mary, la “perla dell’Oceano Indiano”, si è costruito una capanna sulla spiaggia, organizza battute di pesca subacquea e d’altura e aspetta che i fantasmi del suo passato lo abbandonino per sempre. Ma l’avventura gli scorre nelle vene più impetuosa di un ciclone e, anche se ha il volto sinistro del crimine e il fascino perfido del denaro, Harry non può tirarsi indietro… anche a costo di trasformarsi da freddo cacciatore a preda indifesa.

Aprire un libro di Wilbur Smith vuol dire entrare in un mondo avventuroso, dove non c’è spazio per la noia e le ambientazioni sono tutte bellissime. Nel libro “Sulla rotta degli squali” l’ambientazione è quella marina, tra fondali pieni di misteri e spiagge dalla sabbia bianca. Ed è proprio qui che il protagonista, Harry Fletcher, vive e lavora: proprietario di una barca, chiamata “Wave Dancer”, accompagna le persone nelle battute di pesca. Il lavoro non manca e i guadagni sono buoni ma Harry, pur essendo un tipo avventuroso e coraggioso, ha una ferita profonda nell’anima che stenta a rimarginarsi. E quando arriva l’occasione per “trasgredire la legge” non si tira indietro, anche a costo di rischiare molte volte la sua stessa vita. In fondo al mare si cela un tesoro che fa gola a molti e Fletcher viene incaricato di recuperarlo: ma che cosa succede quando il tesoro inizia a diventare un’ossessione anche per sé stessi? Tra immersioni subacquee, incontri ravvicinati con gli squali e tanta tanta avventura la lotta per la conquista del tesoro e quella per salvare la propria pelle si fondono insieme: la caccia è iniziata, che il gioco abbia inizio!

Voto alla fine della lettura del libro: 8.5.

👍 la narrazione mi ha trasportata, anche se solo con la mente, in luoghi paradisiaci: tra spiagge dalla sabbia bianchissima, l’azzurro del mare e le sue profondità è stato come essere “circondata” dalla natura incontaminata; la storia è molto avventurosa, coinvolgente e non mi sono mai annoiata mentre leggevo: è stato uno dei libri più belli che ho letto ultimamente; mi è piaciuto molto il modo in cui Wilbur Smith ha creato la personalità del protagonista: nonostante sia un pochino un “ribelle” e in alcuni casi anche una “testa un po’ calda” il suo lato buono e onesto escono sempre fuori al momento giusto.

👎 unica nota negativa non riguarda la storia bensì il modo in cui è stata stampata l’edizione che ho acquistato: qua e là ho trovato vari errori di ortografia e/o grammatica. Probabilmente una revisione in più del testo, prima di mandarlo in stampa, non sarebbe stata affatto male e avrebbe evitato l’unica nota negativa ad un libro davvero bellissimo.

E voi avete già letto “Sulla rotta degli squali” di Wilbur Smith? A voi piacerebbe vivere in mezzo alla natura oppure preferite le comodità della vita moderna?

Recensione libresca: “I promessi sposi” Alessandro Manzoni.

L’amore tra due giovani viene contrastato da un signorotto locale: riusciranno i due a riunirsi e a giurarsi eterno amore?

Titolo: I promessi sposi.

Autore: Alessandro Manzoni.

Genere: classico, romanzo storico.

Pagine: 702 (formato ebook); 544 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: 1628. Renzo e Lucia, fidanzati e futuri sposi, vivono nei pressi di Como al tempo della dominazione spagnola. Don Abbondio, prete del paese incaricato di sposare i ragazzi, viene minacciato dai bravi di Don Rodrigo, che vuole Lucia per sé, affinché il matrimonio non venga celebrato. Dopo diversi tentennamenti da parte del curato, Renzo scopre la verità e tenta un matrimonio a sorpresa che fallisce per la scaltrezza di Don Abbondio. I due futuri sposi scappano e Lucia si rifugia nel convento delle monache a Monza dove conosce Gertrude. Don Rodrigo intanto chiede aiuto al potente Innominato che, grazie alla complicità della suora, fa rapire Lucia per portarla nel suo castello. Il sanguinario signore, però, sta maturando una crisi di coscienza e, supplicato dalle preghiere di Lucia, libera la ragazza che va a Milano dove è scoppiata la peste. Renzo, intanto, dopo essere scappato proprio da Milano dove si era rifugiato, trova ospitalità dal cugino per un po’ di tempo e scopre di essere stato contagiato durante i tumulti per il pane. Tornato al paese, viene a sapere che Lucia si trova nel lazzaretto milanese e la raggiunge. Gli innamorati, dopo due anni di fuga, possono finalmente riabbracciarsi. Renzo guarisce mentre Don Rodrigo, anch’egli contagiato, muore. Senza più nessun intoppo, finalmente Don Abbondio può celebrare il tanto sospirato matrimonio.

In questi giorni ho voluto dare una possibilità ad uno dei classici più famosi della letteratura italiana: “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Era già un po’ di tempo che il titolo spuntava nella mia wish list alla voce della sottocategoria “classici da leggere” che avrei voluto mettere in lettura… e probabilmente avrei fatto meglio a lasciarcelo! E da qui si capisce subito che non è stata una bella lettura…, 😴🥱😴🥱.

Il libro è così famoso che non ha bisogno di grandi presentazioni: due ragazzi che, da promessi sposi, si ritrovano a dover rivivere mille difficoltà ed a separarsi prima del lieto fine è cosa nota a tutti. Ma dietro a questa trama se ne dipanano tante altre: la storia di Gertrude, meglio conosciuta come “la Monaca di Monza”, l’ossessione di Don Rodrigo per Lucia, la peste che scoppia a Milano, ecc vanno ad arricchire una storia che si svolge nel manzoniano “Quel ramo del lago di Como”.

Se non avete mai letto questo libro e volete dargli una possibilità, come ho fatto io, armatevi di tanta ma tanta pazienza, perché non è un libro di facile lettura.

Voto alla fine della lettura del libro: 1.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 il linguaggio e lo stile, molto antiquato, hanno reso questa lettura molto ma molto difficile e ostica; il romanzo si perde molto in descrizioni e passaggi superflui e questo è un altro lato negativo che rende “I promessi sposi” un libro di non facile lettura; il ritmo della narrazione, a lungo andare, diventa molto noiosa e soporifera; vi sembrerà strano sentire una cosa del genere ma questa lettura, oltre a procurarmi una gran noia, durante certe sessioni di lettura è riuscita a procurarmi anche un gran mal di testa: sì, alla fine del numero di pagine che stabilisco di leggere ogni giorno, arrivavo a chiudere il libro con la testa che mi pulsava per il male che avevo. Non avrei mai pensato che una lettura sarebbe arrivata a procurarmi il mal di testa ma a quanto pare “I promessi sposi” ci sono riusciti in pieno; un personaggio che non mi è piaciuto affatto è stato Don Abbondio. Vile, servile, lamentoso e “chi più ne ha più ne metta” è un personaggio “senza spina dorsale”, come si direbbe adesso: non ha il coraggio di ribellarsi ai bravi né a Don Rodrigo che impone che il matrimonio tra Renzo e Lucia non venga celebrato. Non è bastato nemmeno il suo “ravvedimento dell’ultimo minuto” nell’ultima parte del romanzo a rendermelo simpatico: un personaggio che preferisce “inchinarsi al volere altrui” piuttosto che ragionare con la propria testa sin dall’inizio difficilmente può raccogliere le simpatie nel lettore.

E voi avete già letto “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni? Tra le vostre letture quale personaggio non è riuscito a riscattarsi ai vostri occhi, anche se alla fine cambia il suo modo di fare e di essere?

Ah, quasi dimenticavo: credo che questo libro meriti un saluto come si deve perché di sicuro non rientrerà tra i libri che leggerò nuovamente.

Recensione libresca: “La Passione. Dai Vangeli al film di Mel Gibson” Andrea Tornielli.

Questo post avrei dovuto pubblicarlo prima che il blog andasse in pausa per i motivi che conoscete.

Ma ora che sono tornata, impegni a parte, ecco qual è stata la mia lettura prima della mia assenza dal blog.

Un libro che mette a confronto la Passione narrata nei Vangeli con il film di Mel Gibson.

Titolo: La Passione. Dai Vangeli al film di Mel Gibson.

Autore: Andrea Tornielli.

Genere: saggio religioso, saggio storico, saggio cinematografico.

Pagine: 205 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

“La Passione. Dai Vangeli al film di Mel Gibson” di Andrea Tornielli è un’opera che esamina il celebre film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, uscito nel 2004. L’autore, giornalista e scrittore esperto di temi religiosi, offre un’analisi approfondita del film, confrontandolo con i racconti evangelici della Passione di Cristo.

Il libro si apre con una panoramica del contesto storico e culturale in cui sono stati scritti i Vangeli, fornendo una base per comprendere meglio le vicende narrate. Tornielli esamina poi le scene chiave del film di Gibson, confrontandole puntualmente con i testi dei quattro Vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). L’autore discute le similitudini e le differenze tra le interpretazioni cinematografiche e i racconti evangelici, offrendo spunti di riflessione e approfondimenti teologici.

Uno degli aspetti principali trattati nel libro è la rappresentazione della sofferenza di Cristo nel film. Tornielli analizza come Mel Gibson abbia scelto di enfatizzare la brutalità e la violenza della Passione, suscitando reazioni contrastanti da parte del pubblico e della critica. L’autore esplora anche le polemiche che il film ha provocato, compresa l’accusa di antisemitismo, e discute le risposte delle diverse comunità religiose e culturali.

Il libro non si limita a confrontare il film con i Vangeli, ma offre anche una riflessione più ampia sul significato della Passione di Cristo nella tradizione cristiana e sul suo impatto nella cultura contemporanea. Tornielli invita il lettore a riflettere su come la rappresentazione della sofferenza e del sacrificio di Cristo possa influenzare la fede e la spiritualità personale.

In sintesi, “La Passione. Dai Vangeli al film di Mel Gibson” è un’opera che combina l’analisi cinematografica con la riflessione teologica, offrendo un contributo prezioso alla comprensione della Passione di Cristo e delle sue rappresentazioni artistiche.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.

👍 all’interno del libro l’autore fa un approfondimento teologico e una riflessione profonda sulla Passione vissuta da Cristo mettendone in luce gli aspetti teologici e spirituali; un’altra cosa che ho apprezzato di questa lettura è il confronto tra le scene del film diretto da Mel Gibson con i vari racconti del Vangelo. In questo modo si è andata a creare un’analisi esaustiva che permette di comprendere meglio sia il testo sacro che l’opera cinematografica; questa lettura invita il lettore a riflettere sul significato della Passione di Cristo nella propria vita e nella cultura contemporanea.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “La Passione. Dai Vangeli al film di Mel Gibson” di Andrea Tornielli? Avete già visto il film diretto da Mel Gibson, e se sì che cosa ne pensate?

Autoregali librosi, 📖.

L’altra sera, mentre stavo mettendo un po’ d’ordine nel mio archivio di posta elettronica, mi è capitata sotto gli occhi un buono regalo Amazon che mi era stato spedito qualche anno fa.

Quasi non mi ricordavo più d’averlo messo in archivio ma l’occasione era troppo ghiotta per non usarlo… e così ho fatto qualche acquisto, 😉.

Naturalmente la scelta è ricaduta sulla categoria “libri”: da buona lettrice ne ho subito approfittato e con il buono regalo mi sono autoregalata due tascabili.

Eccoli.

Le trame sono molto interessanti e non vedo l’ora di leggerli… anche perché saranno una boccata d’aria fresca dopo il libro che ho ora in lettura e che si sta rivelando abbastanza pesantuccio.

Naturalmente non mancheranno le varie recensioni, 😉.