Recensione libresca: “Gente di Dublino” James Joyce.

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Titolo: Gente di Dublino.

Autore: James Joyce.

Genere: classico, raccolta di racconti.

Pagine: 272 (formato ebook); 249 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: È possibile sfuggire a una città spenta, provinciale, intontita dall’alcol e afflitta da una mortificante asfissia morale? Quando Joyce, ventenne irrequieto e pieno di talento, decide di dedicare la sua prima opera alla città in cui è nato, ha già la risposta a questa domanda. Sceglie la forma del racconto, la molteplicità delle circostanze e dei punti di vista, per costringere i suoi concittadini, e i suoi lettori, a guardarsi come in uno specchio. L’immagine che ne trarrà sarà impietosa: le situazioni e i personaggi, gli aneddoti e i dettagli ne illumineranno la spaventosa inconsistenza spirituale. Ma dai pregiudizi e dalle miserie di questa Dublino realissima eppure universale, a oltre un secolo di distanza, quale città può dirsi immune?

L’ultima lettura appena conclusa è stata di genere classico: una raccolta di racconti dello scrittore James Joyce in cui vengono narrate varie vicende vissute da persone della città di Dublino. Lungo l’arco della narrazione vengono percorsi i passaggi più importanti della vita di una persona: si va dall’infanzia alla giovinezza, dall’età adulta alla maturità. I personaggi di questi racconti sono gente comune, insoddisfatta della 

propria vita e con il desiderio di vederla cambiare in meglio. Persone quasi arrendevoli che, piuttosto di darsi da fare per dare una svolta alla propria vita, preferiscono rimanere fermi a guardarla scorrere e macerandosi nelle loro frustrazioni. E così le loro vite scorrono piatte e senza un briciolo di vitalità, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, in un continuo immobilismo che non li fa retrocedere ma nemmeno avanzare.

Voto alla fine della lettura del libro: 6.

👍 un libro le cui storie semplici ma che non si dimenticano portano a vari spunti di riflessione.

👎 in alcune parti ho trovato un po’ fastidioso questo “immobilismo” dei personaggi. Anche quando ci sarebbe l’occasione per dare una svolta alla propria vita preferiscono rimanersene immobili a guardarla scorrere, senza fare nulla, senza mai agire. Perché, mi chiedo? Che senso ha non fare nulla per migliorarla? Verrebbe quasi da urlare: “Alzate le chiappe e datevi da fare!”

E voi avete già letto “Gente di Dublino” di James Joyce? C’è qualcosa nella vostra vita che vorreste cambiare oppure siete soddisfatti di come sta andando e non cambiereste nulla?

Racconti di vita nella città di Dublino.

Recensione libresca: “Ma il cielo non risponde” A. J. Cronin.

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Titolo: Ma il cielo non risponde.

Autore: A. J. Cronin.

Genere: classico.

Pagine: 365 (formato ebook); 365 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: In un arco di tempo che va dai primi del secolo agli anni Settanta, in una varietà di ambienti che include la Dublino degli anni intorno alla Prima Guerra Mondiale, la Hollywood dell’età dell’oro del cinema, un Oriente favoloso ed enigmatico, si intesse la vicenda parallela di due vite che tendono a farsi “esemplari”, cariche di significati universali e di tensione esistenziale. Due vite su cui incombe l’ombra di una donna: Claire.

L’amicizia è uno dei sentimenti più belli che esistano: con gli amici non hai mai paura d’essere te stesso, non ti nascondi o crei un personaggio solo per piacere agli altri, ci si confida, supporta e ci s’aiuta nel momento del bisogno. L’amicizia è fatta di momenti belli e momenti meno belli, di risate, gioia, qualche volta litigi ma anche riappacificazioni. È tutto questo e molto di più.

Ed è proprio l’amicizia il tema portante di questo romanzo: l’amicizia di due ragazzi, molto legati tra di loro, che crescendo non smettono mai di tenere vivo questo rapporto, anche se il tempo li porterà a frequentarsi meno rispetto a quando erano più giovani.

Ma per A. J. Cronin e Desmonde Fitzgerald, i due protagonisti del romanzo, la lontananza non sarà mai un problema e nel corso della storia i momenti per rivedersi e rendere ancora più salda la loro amicizia non mancheranno di certo. I due ragazzi s’incontrano per la prima volta a scuola e sin da subito la loro è un’amicizia forte, vera, un’amicizia con la “A” maiuscola. Crescendo le loro vite prendono strade diverse: A.J. Cronin diventa prima medico e poi scrittore, Desmonde Fitzgerald indossa l’abito talare e si fa prete. Ma per uno di loro il destino ha deciso di rimescolare un po’ “le carte in tavola”: nonostante la promessa di dedicare la sua vita a Dio e alla Chiesa Desmonde finirà con l’innamorarsi di Claire, la nipote di Madame Donovan, e per lei smetterà l’abito talare. Una decisione di cui in seguito si pentirà molto amaramente ma per fortuna che, grazie all’amico di sempre, darà una nuova svolta alla sua vita e, dopo varie altre “prove” riuscirà a tornare a sorridere e ad essere felice.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.

👍 mi è piaciuta molto quest’amicizia che, sin da subito, lega i due ragazzi e che li porterà ad essere amici per il resto di tutta la loro vita; nonostante le diverse strade che le loro vite prenderanno riescono a mantenere viva e forte la loro amicizia e la distanza non sarà mai un problema perché c’è un continuo scambio epistolare; quando uno dei due ragazzi è in difficoltà l’altro è sempre al suo fianco per aiutarlo e supportarlo e viceversa; un romanzo che insegna il valore della vera amicizia e di quanto sia bello avere un vero amico nella propria vita.

👎 l’unico personaggio di questo romanzo che non mi è piaciuto è Claire: malgrado all’inizio sembrasse solo una ragazza molto vivace ed esuberante con il tempo esce fuori il suo vero carattere: un’arpia, capricciosa e viziata, molto libertina ed alcolizzata che non perde occasione per mettersi in ridicolo, senza preoccuparsi di che cosa possa pensare la gente del suo comportamento. Incolpa il marito del suo “essere infelice ed annoiata” perché, dopo il matrimonio, la sua vita da signorina ricca, viziata e con la puzza sotto il naso subisce qualche cambiamento e a lei questa cosa non piace. Si fa servire e riverire, non alza mai un dito in casa e quando nasce la loro bambina è sempre il marito ad occuparsene mentre lei se ne sta “in panciolle” a non fare niente. E nonostante questo non è contenta: pretende sempre soldi con cui comprarsi nuovi vestiti e quando lascia il marito gli ruba tutti i soldi che lui aveva messo da parte. Per dirla fuori dai denti: una vera stronza!

E voi avete già letto “Ma il cielo non risponde” di A. J. Cronin? Secondo voi le amicizie che nascono da ragazzi possono durare per tutta la vita, anche se il tempo e le distanze possono mettercisi di mezzo, oppure sono destinate a finire una volta diventati adulti?

Due ragazzi ed un’amicizia destinata a durare per tutta la vita.

Recensione libresca: “L’isola degli orsi” Alistair MacLean.

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Titolo: L’isola degli orsi.

Autore: Alistair MacLean.

Genere: giallo, thriller.

Pagine: 464 (formato ebook); 340 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri (formato ebook e solo in lingua inglese); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e forse anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Inquietante fondale dell’azione è la sinistra Isola degli Orsi, dove nel corso dell’ultima guerra mondiale i sottomarini tedeschi aspettavano i convogli artici nemici: un immenso cimitero sommerso. Verso l’isola naviga, in un mare tempestoso e fosco, la “Rosa del Mattino”, una nave carica di passeggeri sofferenti, tra i quali i componenti di una troupe cinematografica incaricata di girare un film così misterioso che nessuno ne sa qualcosa di preciso. E mentre il medico di bordo, Christopher Marlowe, si prodiga ad assistere questi viaggiatori impegnati in un’avventura tanto precaria, un altro mistero, un altro incubo si impossessa della nave: un morbo sconosciuto si diffonde, talvolta con esiti letali. Ma innaturale è l’origine del male e la scelta delle vittime: a bordo c’è sicuramente un assassino… A partire da questo punto gli enigmi e i colpi di scena s’intrecciano, le morti si susseguono, un ipnotico ordito di terrore stringe la nave che avanza disperata. La lotta di Marlowe contro il male inafferrabile, contro difficoltà ambientali, umane, forse fatali, si fa sempre più aspra, mentre all’orizzonte incombono le tenebre totali della notte polare…

In questa lettura sono rimasta nella mia “comfort zone”, fatta tra i generi che preferisco anche di thriller, 🙂.

Un thriller “da brivido” non solo per la storia ma anche per dove è ambientato: tra i ghiacci e le zone polari che fanno da sfondo a “L’isola degli orsi”. Una nave, carica di passeggeri, un misterioso assassino che colpisce senza fare distinzioni e un medico, anche lui passeggero sulla “Rosa del Mattino” che, come un novello Sherlock Holmes, inizia ad indagare. Tutti sono sospetti, nessuno può dirsi al sicuro e quando sembra che il colpevole sia stato smascherato ecco che nuove prove capovolgono le carte in tavole ed i sospetti si spostano su qualcun altro. Il mistero e i sospetti sono due delle caratteristiche che spiccano di più in questo thriller: il colpevole sarà smascherato e consegnato alla giustizia? Oppure, coperto dal mistero e da mille segreti, continuerà indefesso ad uccidere?

Voto alla fine della lettura del libro: 7.

👍 una delle ragioni per cui ho apprezzato questa lettura è che per tutta la storia non ci si concentra su un unico sospetto ma tutti hanno qualcosa che li può portare ad essere dichiarati come colpevoli perché, quando si pensa d’aver capito chi è l’assassino ecco che arriva quel particolare o quel dettaglio che porta immancabilmente a concentrare i sospetti su un altro personaggio; un thriller che tiene parecchio impegnato il cervello e la propria capacità d’analisi: se, durante la lettura di un thriller, anche voi siete soliti “giocare al detective” qui troverete sicuramente una storia che saprà mettere alla prova il vostro lato indagatore.

👎 nonostante sia un buon thriller alcune situazioni le ho trovate abbastanza prive di logica: ad esempio, si scopre che le morti sono dovute ad avvelenamento da cibo e uno dei personaggi continua a mettere a rischio la propria vita continuando ad assumere alcool, dove anche lì potrebbe essere stato inserito il veleno, come “se non ci fosse un domani”. “Ma allora te la vai proprio a cercare!”, mi verrebbe da dire. O questo personaggio si crede invincibile oppure è parecchio stupido da voler rischiare la vita pur di farsi un goccetto.

E voi avete già letto “L’isola degli orsi” di Alistair MacLean? Vi è mai capitato, durante le vostre letture, di trovare delle situazioni prive di logica che vi hanno fatto pensare: “Ma che senso ha?”

Nessuno è al sicuro dal sospetto e tutti possono essere l’assassino.

Recensione libresca: “Il profeta. Entrare nel segreto della vita” Kahlil Gibran.

Un libro che fa riflettere su vari argomenti e sui vari aspetti della vita.

Titolo: Il profeta. Entrare nel segreto della vita.

Autore: Kahlil Gibran.

Genere: poesia, raccolta di poesie in prosa, narrativa religiosa e spirituale, classico.

Pagine: 135 (formato ebook); 144 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Il Profeta ha trascorso lunghi anni di riflessione e di solitudine nella città di Orfalese. Ora la sua nave è giunta per riportarlo nell’isola dov’è nato e il popolo si raccoglie intorno a lui. È l’addio. Ed ecco, prima di andarsene, il profeta risponde alle domande della gente e dona la sua saggezza: il lavoro, il matrimonio e i figli, l’amore e la bellezza, la casa, il dare e il ricevere, il delitto e il castigo, i vestiti, l’amicizia, il piacere… Su questi e su molto altri argomenti il Profeta parla alla gente di Orfalese, e a noi tutti.

Un libro tra i più amati nel mondo, una guida essenziale al vivere quotidiano.

Così, il profeta Almustafa parla alla gente di Orfalese – al mondo degli uomini – e sui diversi aspetti della vita porge spiegazioni, indicazioni, consigli. La sua è una saggezza che molti guardiani della cultura ufficiale hanno bollato come semplicistica. Altri, più seriosi, hanno voluto andare a vedere se fosse d’estrazione mussulmana o cristiana o cos’altro. E in questo sta la ricchezza de Il Profeta nonché la radice del suo straordinario successo: contiene non saggezza cristiana, né buddista, né mussulmana, né induista, e nemmeno si rifà a una qualche grande religione o filosofia. Raccoglie, piuttosto, molto di quanto sta alla comune radice di tutte queste religioni, e d’altre ancora. E questa comune radice viene come distillata dalla voce del Profeta, e offerta quale acqua di vita in sorsi che molti spiegano del segreto dell’esistenza, e che ancor più lasciano intravedere. È dunque una voce che si rivolge direttamente all’io profondo degli uomini, che parla a quell’intelligenza spirituale che tutti, anche inconsapevolmente, si portano dentro. Un distillato di saggezza che più che mai trova assetati lettori in un’epoca come la nostra in cui i miti e le filosofie degli uomini stanno crollando, e permangono luminose, e indispensabili, le parole di una saggezza durevole, perché eterna e a tutti comune.

La lettura di questo libro è stata davvero interessante: non solo per i contenuti scritti al suo interno ma anche per i vari spunti di riflessione che, riga dopo riga, pagina dopo pagina, si possono trovare nelle parole del Profeta. Dalle parole si possono trarre spunti in cui si analizzano vari argomenti che fanno parte della vita di tutti i giorni. Un libro che tutti dovrebbero leggere, almeno una volta nella vita, perché approfondisce e non si limita a spiegazioni superflue e basilari.

Voto alla fine della lettura del libro: 8.

👍 oltre agli aspetti positivi già elencati sopra, questo libro può essere letto in due modi: da una parte in lingua originale (e questo diventa un ottimo modo per rinfrescare un po’ l’inglese o per ampliare il proprio vocabolario; inoltre leggere un libro nella lingua originale si può cogliere la vera essenza e lo stile dello scrittore) dall’altra con il testo tradotto (in questo caso l’italiano). A voi la scelta su quale lettura intraprendere: sia che lo si legga solo in inglese, sia che lo si legga in italiano, sia che lo si legga prima in inglese e poi in italiano questo libro è un piccolo grande capolavoro della letteratura che merita di stare in ogni biblioteca personale.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Il Profeta” di Kahlil Gibran? Quale o quali libri avete letto sia in lingua originale che con la sua traduzione a fianco?

Due modalità di lettura: in inglese (lingua originale) e con la sua traduzione a fianco in lingua italiana.

Recensione libresca: “Geo Chavez. Il primo trasvolatore delle Alpi” Luciano Martini.

23 Settembre 1910: alla conquista delle Alpi.

Titolo: Geo Chavez. Il primo trasvolatore delle Alpi.

Autore: Luciano Martini.

Genere: biografico, letteratura di viaggio.

Pagine: 381 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: non reperibile in formato ebook; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: “È terribile. Ho visto il brutto muso dell’inferno.” Sono le prime parole di Geo Chavez appena ha toccato il suolo. Ancora prima che lo liberassero dalla carlinga compressa e affastellata dal brutto impatto. Geo Chavez era stato il primo uomo a vedere da un aeroplano una vera montagna, le sue rocce, i suoi ghiacciai, le sue nevi, i suoi torrenti, le sue cascate! E poi: le sue nuvole e le sue nebbie. Geo Chavez era stato il primo uomo ad attraversare le Alpi in aeroplano, in un volo da Briga a Domodossola che rappresentava la tappa iniziale di una manifestazione aerea chiamata la Traversata delle Alpi, che doveva terminare, dopo un nuovo decollo, a Milano. Le Alpi erano state attraversate, vinte. Le vie del cielo erano aperte, da quel momento, all’uomo, alla sua vita, al suo lavoro, ai suoi svaghi. Geo Chavez entrava così definitivamente nella storia dell’aviazione, entrava per sempre nella leggenda. Era il 23 Settembre 1910.

In questa lettura si fa un salto indietro nel tempo, nel primo decennio del 1900. Un periodo in cui s’iniziava pian piano a vedere il volo come un nuovo modo di viaggiare, di spostarsi da una parte all’altra del globo terrestre. Certo, i primi aeroplani erano molto rudimentali e “alla buona” ma ciò non ha tolto all’uomo la voglia di conquistare anche questa parte della Terra. Il cielo, visto fino a pochi anni prima come qualcosa d’invalicabile e sconosciuto, diventa una nuova conquista grazie ai primi aviatori. E tra questi, su tutti, spicca il nome di Geo Chavez: un ragazzo di soli ventitré anni con il sogno di volare sopra le Alpi. La passione per il volo nasce presto nel cuore del ragazzo che, grazie alla sua tenacia e perseveranza, diventa il primo uomo a trasvolare la catena montuosa delle Alpi. In questo libro non viene racconto solo il Geo Chavez aviatore, ma anche la storia di un ragazzo come tanti altri fatta di studio e fatica, passione ed impegno. Far volare un aereo, soprattutto se sono i primi rudimentali modelli, non è alla portata di tutti ma a Chavez la grinta non manca e il 23 Settembre 1910 riuscirà nell’impresa. Purtroppo, però, questo sarà la sua prima ed unica trasvolata sopra le Alpi: a pochi metri dal suolo il suo aereo avrà un cedimento ed insieme al pilota si schianterà al suolo. All’inizio sembra che, nonostante sia ferito gravemente, il pilota abbia delle buone possibilità di guarire ma tutto precipita nel giro di poco tempo e, pochi giorni dopo all’ospedale di Domodossola, Chavez spirerà senza che i medici possano far molto per salvarlo. Di questo “eroe del cielo” restano parecchi ricordi e nei luoghi che lo hanno visto nascere, crescere e diventare il primo uomo a volare sopra le Alpi gli vengono dedicati monumenti, strade, piazze, ecc. Anche nel paese d’origine dei genitori, malgrado Chavez sia nato in Francia, gli vengono dedicati luoghi e monumenti.

Questo giovane ragazzo, morto decisamente troppo presto, ha conquistato il mondo con la sua passione per il volo: se oggi possiamo spostarci e volare in ogni parte del globo il merito è anche di Geo Chavez.

Voto alla fine della lettura del libro: 8.5.

👍 un libro davvero molto interessante che racconta come, anche con i pochi mezzi che si avevano a disposizione, un giovane ragazzo di soli ventitré anni sia riuscito a conquistare una meta fino a quel momento non ancora conquistata: volare sopra le Alpi; questo ragazzo è un esempio perché, nonostante la giovane età, è riuscito a porsi un obiettivo e raggiungerlo, senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà che, anche nell’ambiente dei primi voli, ha trovato sul suo cammino; nel libro, pur essendo narrata la storia di questo ragazzo, viene raccontato anche come è nato e pian piano si è evoluto il mondo dell’aviazione.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Geo Chavez. Il primo trasvolatore delle Alpi.” di Luciano Martini? Qual è stato l’ultimo libro biografico o di genere letteratura di viaggio che avete letto?

https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Chávez_Dartnell

Recensione libresca: “Un’avventura per sé. Si può vivere così?” Paola Brizzi e Alberto Savorana.

Testimonianze e confidenze di persone che non si sono mai arrese davanti alle difficoltà.

Titolo: Un’avventura per sé. Si può vivere così?

Autori: Paola Brizzi e Alberto Savorana.

Genere: saggio, saggio religioso, saggio d’istruzione e vita cristiana.

Pagine: 103 (formato ebook); 103 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it: https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

La gente non parte dai discorsi, ma è colpita da una presenza.

Trama: Sono raccolte in questo volume alcune testimonianze di persone intervenute all’edizione 2008 del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. Si tratta di uomini e donne per cui l’incontro cristiano è stato qualcosa di così reale ed entusiasmante da cambiare la loro umanità, fino a farli diventare protagonisti di amicizia e di storia. Testimoni della risposta imprevedibile e sorprendente che Cristo è alle esigenze di verità, bellezza, giustizia e felicità di ciascuno. Sono storie di persone provenienti da diversi contesti umani, culturali e sociali, anche drammatici – dall’America Latina alla Russia, dall’Africa all’Italia -, accomunate dalla scoperta di una ragione per vivere che travolge limiti e paure, a dispetto dei facili profeti di sventura.

Questo libro è innanzitutto una possibilità di guardare, cioè di sorprendere nei fatti un percorso umano che è per tutti.

Periodo di letture di saggi questo: ultimo, ma non ultimo, un saggio sia d’istruzione che religioso perché racchiude in sé le esperienze ed i racconti in cui persone provenienti da ogni parte del mondo vivono il loro rapporto con la religione e cosa vuol dire vivere in alcune zone dove la povertà è all’ordine del giorno. Ma non è un libro triste, tutt’altro: da questo libro i racconti sono di persone che, anche con pochi mezzi, riescono ad aiutare quei popoli e quelle popolazioni che si trovano in difficoltà e danno loro una speranza, portando una luce in mezzo alla miseria. Ci sono racconti di persone che questa miseria l’hanno vissuta, ma hanno saputo prendere in mano le redini della loro vita e trasformarla: basta davvero poco per trovare la felicità anche nelle piccole cose e le persone che si raccontano in questo libro ne sono la dimostrazione.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.5.

👍 un saggio interessante perché porta a riflettere su quanto ognuno di noi può essere d’aiuto al prossimo, anche con dei piccoli gesti quotidiani che molto spesso si danno per scontati; le storie di queste persone sono un grande insegnamento: nella vita, anche davanti alle difficoltà, non bisogna mai arrendersi e darsi per vinti. Chi vive in un contesto dove la povertà la fa da padrona ha una forza e una voglia di combattere e di vivere che può essere solo d’esempio, soprattutto in un mondo benestante e che ha tutto ma si lamenta sempre.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Un’avventura per sé. Si può vivere così?” di Paola Brizzi e Alberto Savorana? Davanti ad una difficoltà vi arrendete subito oppure combattete con tutte le vostre forze?

Recensione libresca: “Tarantola” Bob Dylan.

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Titolo: Tarantola.

Autore: Bob Dylan.

Genere: opera di genere sperimentale e autobiografico.

Pagine: 160 (formato ebook, edizione in lingua inglese); 180 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; https://www.libraccio.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it (formato cartaceo) e forse è possibile trovarlo anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Poesie, lettere in versi, prose psichedeliche, fantasiosi apologhi e giochi di parole. Uno spiazzante viaggio verso l’allucinazione e il sogno con la guida del bardo dell’America contemporanea.

Ho parecchia ma parecchia difficoltà a recensire questo libro perché, come dice la trama, è davvero spiazzante. Nel mio caso è spiazzante perché mi ha lasciata con parecchia confusione a fine lettura e del suo contenuto, che sembra un fiume di parole in piena e scritte modello “flusso di coscienza”, ammetto di non aver capito molto il senso della narrazione e quindi non posso nemmeno dare un giudizio completo e obiettivo.

Posso però dirvi che in questo libro Bob Dylan mette insieme vari elementi: poesie, lettere, giochi di parole, ecc e li scrive di getto, così come si affacciano alla sua mente, in un mix tra fantasia e realtà, tra sogno onirico e vita reale.

Voto alla fine della lettura del libro: seguendo il consiglio datomi, in una precedente recensione di un libro, dall’amico Allegro del blog https://unallegropessimista.com metterò come valutazione un n.c, ovvero non classificato.

Anche per quanto riguarda le note positive e negative del libro ho parecchie difficoltà, per cui ho deciso d’astenermi, almeno per questo libro, dal trovargli pregi o difetti.

Nel caso vogliate saperne o capirne di più su questo libro vi lascio il link alla pagina di Wikipedia dedicata a questa lettura: https://it.wikipedia.org/wiki/Tarantula_(romanzo)

E voi avete già letto “Tarantola” di Bob Dylan? Vi è mai capitato di non riuscire a dare un giudizio ad uno dei libri che avete letto?

Una visione tra sogno e realtà scritta da Bob Dylan.

Recensione libresca: “La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich” James Lucas.

La sconfitta di una dittatura raccontata da uno storico.

Titolo: La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich.

Autore: James Lucas.

Genere: saggio, saggio storico.

Pagine: 318 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.unilibro.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Germania, primavera del 1945. Mentre Dwight Eisenhower fatica a contenere l’irruenza di George Patton, il brillante generale americano che vorrebbe lanciarsi al di là dell’Elba infischiandosene degli accordi politici tra USA e URSS, un milione e mezzo di soldati dell’Armata Rossa ha completamente circondato Berlino in attesa della spallata finale. Nel bunker della Cancelleria, Adolf Hitler vaneggia di impossibili contrattacchi, mentre i suoi più stretti collaboratori (da Goering ad Himmler) pensano a come salvarsi la vita e rifarsi una verginità agli occhi degli Alleati. Intanto la popolazione civile è lasciata a sé stessa, completamente abbandonata di fronte all’incalzare di un nemico, la Russia, che ha troppi e tragici conti da regolare col Terzo Reich.

Una storia di furia, distruzione, follia, coraggio ed eroismo che James Lucas racconta con lo scrupolo dello studioso e il talento affabulatorio dello scrittore di razza. Con “La caduta della Germania nazista” Lucas propone al lettore una cronaca intensa, coinvolgente, emozionante di un momento decisivo della storia del Novecento, quando un intero mondo stava per dissolversi nella ferocia e nel sangue, e uno nuovo si affacciava alla ribalta, denso di incognite e speranze.

Sto pian piano leggendo tutti i libri che ho preso al bookcrossing, e anche in questo caso, come nel precedente, si tratta di un saggio di genere storico. Ammetto che non ho mai letto, quelle rare volte che è successo, ben due saggi di fila come ora… un bel passo avanti, no, 😉?

Ma di che cosa tratta il saggio di questa recensione? Preparatevi a fare un salto indietro nel tempo di quasi ottant’anni, durante le ultime fasi dell’era nazista e della sua distruzione per mano delle forze alleate che, con pazienza e tenacia, hanno messo la parola fine ad un periodo bruttissimo e che nessuno vorrebbe rivivere mai. La guerra in Europa è alla battute finali, gli Alleati e l’Armata Rossa avanzano decisi verso i paesi oppressi dal nazismo e s’apprestano a liberarli da una dittatura che negli anni precedenti ha causato moltissima sofferenza e distruzione verso quelle persone e stati che non l’appoggiavano nei suoi propositi di conquista. Dal suicidio di Hitler alla liberazione delle popolazioni alla resa delle SS, un viaggio nel passato dove vengono ripercorse tutte le tappe che hanno portato alla fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa.

Voto alla fine della lettura del libro: 1.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 in tutto il libro lo scrittore fa un j’accuse a senso unico, ovvero verso l’Armata Rossa e gli Alleati, mentre non si fa il minimo cenno a tutte le nefandezze, sofferenze e distruzione che hanno causato i nazisti, e questo io lo chiamo un “nascondere la polvere sotto il tappeto”; dal modo in cui lo scrittore ha impostato il racconto è chiaramente palese che avrebbe voluto che le cose fossero andate in un altro modo (ovvero avrebbe voluto che a vincere fosse il nazismo), e questo mi ha fatto provare un tale disgusto e una tale nausea che ho passato l’intera lettura a dover cercare di mantenere la calma perché più di una volta ho avuto la tentazione di scagliare il libro contro il muro; in molte parti del libro ho notato un’evidente revisione storica: ad esempio, lo scrittore vuole fare passare le SS per delle povere anime innocenti, oppresse e “vittime” dei russi che hanno avuto l’ardire di voler liberare l’Europa dal nazismo e, in Italia, anche dal fascismo, ed infatti raramente vengono descritti come criminali di guerra, usando spesso il termine prigionieri di guerra, e questa è stata una delle cose che più mi ha schifato di questo saggio.

E voi avete già letto “La caduta della Germania nazista. Maggio 1945: gli ultimi giorni del Terzo Reich” di James Lucas? C’è stato qualche libro che vi ha fatto arrabbiare e provare disgusto, per il modo in cui è stato impostato e scritto, mentre lo leggevate?

Recensione libresca: “Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala” Elisabetta Donini.

Scienziata, epistemologa, femminista… in tre parole: Evelyn Fox Keller.

Titolo: Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala.

Autore: Elisabetta Donini.

Genere: studi sociali e culturali, saggio.

Pagine: 200 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: dopo un’attenta ed accurata ricerca su Internet il formato ebook di questo libro non è presente su nessun sito; https://www.unilibro.it (in questo sito il libro, in questo momento, è presente ed è possibile acquistarlo, anche se la disponibilità è incerta; su Amazon, Ibs, LaFeltrinelli e Libreria Universitaria il libro è tra i titoli presenti sul sito ma non è possibile acquistarlo perché non è disponibile (formato cartaceo) e forse è possibile trovarlo, cercando bene, anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Evelyn Fox Keller è considerata l’esponente di maggior spicco nell’ambito dell’”epistemologia femminista”, anche se si tratta di una etichetta in cui lei non si riconosce appieno. Come in nessuna etichetta. Scienziata, epistemologa, femminista… Donna d’eccezione per certo. Nata a New York nel 1936 e laureata a Harvard, si dedica all’insegnamento in diverse università, dapprima occupandosi di fisica teorica, di biologia molecolare e di bio-matematica, poi man mano spostando l’asse del suo interesse verso lo studio degli aspetti psicologici, storici e filosofici del pensiero scientifico. Ed in particolare sulle connessioni tra genere (maschile/femminile) e scienza. Oggi lavora nell’Università californiana di Berkeley. Ha raggiunto vasta notorietà, ben oltre i confini  accademici, con due libri pubblicati a metà degli anni ‘80: In sintonia con l’organismo e Sul genere e la scienza, libri di straordinario successo di cui escono ben presto edizioni italiane, francesi, spagnole, olandesi, tedesche e perfino giapponesi, che la consacrano come la personalità più interessante nell’ambito di quella “anomalia” epistemologica che parte da un esame critico delle correlazioni fra pensiero razionale e appartenenza di genere. In queste conversazioni la Fox Keller parla dapprima della sua difficile storia personale, dei suoi percorsi culturali conflittuali (con gli uomini di scienza ma anche con il movimento femminista) e poi discute per singoli nodi tematici ciò che è stato per oltre vent’anni al centro delle sue ricerche, delle sue preoccupazioni intellettuali, della sua passione di donna e scienziata.

La lettura dei saggi devo, ahimè, ammettere che latita molto tra i libri che leggo, ma questa volta ho voluta fare un’eccezione e discostarmi un po’ dai soliti generi che sono solita leggere.

Ed in questo saggio, dove viene fatta una lunga intervista a Evelyn Fox Keller, l’epistemologa e scienziata americana racconta tutti i passaggi della sua vita: dagli studi, fatti con tanti sacrifici perché la sua non era una famiglia ricca, al ruolo di accademica e studiosa dell’epistemologia e di quello che le ruota intorno. Nonostante, ancora studentessa, venga vista con un po’ di “sospetto” da una parte del mondo maschile per gli studi intrapresi (in quegli anni lo studio della fisica era appannaggio degli studenti maschi e molto molto raramente era possibile trovare studentesse che decidessero d’intraprendere la strada dello studio della fisica) la Fox Keller va dritta per la sua strada e decide di seguire il suo cuore. Questo la porterà, pian piano a diventare una personalità di spicco nel mondo delle scienze e a scrivere anche dei libri che la faranno conoscere anche al resto del mondo.

Voto alla fine della lettura del libro: 7.5.

👍 ho trovato questa scienziata una persona tosta, grintosa e che se n’è infischiata del giudizio che potevano avere gli altri sulla scelta degli studi da lei intrapresi, andando avanti con le proprie forze e scegliendo da sé la strada da intraprendere per diventare quello che aveva sempre sognato; ci sono molti passaggi interessanti tra le risposte che la Fox Keller dà all’autrice di questo libro e che portano sicuramente a fare molte riflessioni.

👎 nessuna nota negativa da segnalare.

E voi avete già letto “Conversazioni con Evelyn Fox Keller, una scienziata anomala” di Elisabetta Donini? Avete letto qualche saggio ultimamente, e se sì di che cosa trattava?

Recensione libresca: “Il mistero degli Studi Kellerman” Ken Follett.

Quale mistero aleggia dentro questi studi cinematografici?

Titolo: Il mistero degli Studi Kellerman.

Autore: Ken Follett.

Genere: giallo per ragazzi, thriller per ragazzi, avventura per ragazzi.

Pagine: 90 (formato ebook); 112 (formato cartaceo).

Dove reperirlo: app Apple Books; Google Play Libri; https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.kobo.com; https://www.libraccio.it; https://www.bookrepublic.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it (formato ebook); https://www.amazon.it; https://www.ibs.it; https://www.mondadoristore.it; https://www.lafeltrinelli.it; https://www.libraccio.it; https://www.Ebay.it; https://www.libreriauniversitaria.it; https://www.unilibro.it; https://www.giuntialpunto.it (formato cartaceo) e probabilmente anche nelle biblioteche della vostra città/del vostro paese.

Trama: Mick Williams, giovane investigatore in erba, è molto interessato alle imprese di una banda di audaci quanto inafferrabili rapinatori di banche. Quello che certo non immagina è che ben presto la sua strada si incrocerà con la loro. Il suo amico Izzy, infatti, gli insegna come entrare di nascosto negli studi cinematografici Kellerman, da tempo in disuso e in attesa di venir demoliti per far posto a un grande albergo. È un luogo che custodisce troppi segreti, e tra i tanti misteri ce n’è uno che riguarda proprio la banda di rapinatori, che sembra capace di far perdere le proprie tracce come per magia. Quando però i due ragazzi se ne rendono conto, è troppo tardi: ormai sono nei guai fino al collo.

Prima di ricominciare con nuove letture ho voluto dare una seconda possibilità ad un breve romanzo di Ken Follett: “Il mistero degli Studi Kellerman”. Devo ammettere che la prima volta che l’ho letto non avevo la benché minima idea che fosse un romanzo per ragazzi e questa cosa l’ho scoperta leggendo la pagina dedicata al romanzo su Wikipedia.

Perché ho voluto dargli una seconda chance? Beh, perché la prima lettura è stata un vero fiasco: noiosa, poco interessante e priva di emozioni e pathos. A malincuore devo confermare questo mio giudizio: pur essendo un romanzo breve, meglio definirlo racconto breve, è di una noia e di un tedio che non sembra nemmeno un libro scritto da Follett.

La storia è semplice: due ragazzi che vanno in esplorazione di alcuni vecchi studi cinematografici, ormai chiusi e prossimi alla demolizione. Quello che non sanno è che gli studi sono anche il covo di una banda di rapinatori di banche, chiamata la Banda Mascherata. Tra un’esplorazione degli studi e l’altra i due decidono d’investigare per sapere che cosa leghi la Banda Mascherata agli Studi Kellerman. Ma a voler ficcare troppo il naso in affari che non li riguardano può rivelarsi molto pericoloso e ben presto ne dovranno subire le conseguenze.

Voto alla fine della lettura del libro: 2.

👍 nessuna nota positiva da segnalare.

👎 la storia è totalmente priva d’intreccio; un racconto breve ma noioso, tedioso e non al livello del miglior Follett; manca totalmente l’emozione e il pathos che un thriller, anche se per ragazzi, come si deve riesce a suscitare nel lettore durante tutto l’arco della narrazione; alcune situazioni sono così elementari che mi chiedo come i due ragazzi non siano riusciti ad arrivarci sin da subito alla soluzione.

E voi avete già letto “Il mistero degli Studi Kellerman” di Ken Follett? Parlando in generale quale libro per ragazzi avete trovato poco interessante e noioso?