Trama: Mick Williams, giovane investigatore in erba, è molto interessato alle imprese di una banda di audaci quanto inafferrabili rapinatori di banche. Quello che certo non immagina è che ben presto la sua strada si incrocerà con la loro. Il suo amico Izzy, infatti, gli insegna come entrare di nascosto negli studi cinematografici Kellerman, da tempo in disuso e in attesa di venir demoliti per far posto a un grande albergo. È un luogo che custodisce troppi segreti, e tra i tanti misteri ce n’è uno che riguarda proprio la banda di rapinatori, che sembra capace di far perdere le proprie tracce come per magia. Quando però i due ragazzi se ne rendono conto, è troppo tardi: ormai sono nei guai fino al collo.
Prima di ricominciare con nuove letture ho voluto dare una seconda possibilità ad un breve romanzo di Ken Follett: “Il mistero degli Studi Kellerman”. Devo ammettere che la prima volta che l’ho letto non avevo la benché minima idea che fosse un romanzo per ragazzi e questa cosa l’ho scoperta leggendo la pagina dedicata al romanzo su Wikipedia.
Perché ho voluto dargli una seconda chance? Beh, perché la prima lettura è stata un vero fiasco: noiosa, poco interessante e priva di emozioni e pathos. A malincuore devo confermare questo mio giudizio: pur essendo un romanzo breve, meglio definirlo racconto breve, è di una noia e di un tedio che non sembra nemmeno un libro scritto da Follett.
La storia è semplice: due ragazzi che vanno in esplorazione di alcuni vecchi studi cinematografici, ormai chiusi e prossimi alla demolizione. Quello che non sanno è che gli studi sono anche il covo di una banda di rapinatori di banche, chiamata la Banda Mascherata. Tra un’esplorazione degli studi e l’altra i due decidono d’investigare per sapere che cosa leghi la Banda Mascherata agli Studi Kellerman. Ma a voler ficcare troppo il naso in affari che non li riguardano può rivelarsi molto pericoloso e ben presto ne dovranno subire le conseguenze.
Voto alla fine della lettura del libro: 2.
👍 nessuna nota positiva da segnalare.
👎 la storia è totalmente priva d’intreccio; un racconto breve ma noioso, tedioso e non al livello del miglior Follett; manca totalmente l’emozione e il pathos che un thriller, anche se per ragazzi, come si deve riesce a suscitare nel lettore durante tutto l’arco della narrazione; alcune situazioni sono così elementari che mi chiedo come i due ragazzi non siano riusciti ad arrivarci sin da subito alla soluzione.
E voi avete già letto “Il mistero degli Studi Kellerman” di Ken Follett? Parlando in generale quale libro per ragazzi avete trovato poco interessante e noioso?
Trama: Qualcosa di sconvolgente è accaduto, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte facce, che li mette alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo.
Ho appena finito di leggere anzi, di rileggere “Il suggeritore” di Donato Carrisi, e come la prima volta che l’ho letto… WOW! Che romanzo, 🤩! Ricordavo bene la trama ma è stato come se l’avessi letto per la prima volta. Le stesse sensazioni, la stessa tensione, lo stesso pathos provato durante la prima lettura sono stati ben presenti anche questa volta.
Di che cosa parla questo romanzo? Beh, come un buon anzi, come un ottimo thriller che si rispetti c’è un caso da risolvere, un’indagine che coinvolge un’intera squadra di poliziotti (tranne uno: Goran Gavila, il criminologo a capo di questa squadra, è un civile) e un assassino da catturare prima che compia altre efferatezze. L’assassino rapisce, mutila e in seguito uccide le sue vittime, facendo in seguito trovare i cadaveri in luoghi sempre diversi. Un vero sadico che resta, però, per tutto il tempo delle indagini sconosciuto, tranne per il nome che la squadra gli affibbia: Albert. Nessuno sa chi sia, nessuno ne conosce l’identità, quasi un fantasma, un essere senza volto che si muove nel buio e che mette alla prova la squadra, sfidandola quasi in una sorta di macabro “nascondino” dove la posta in palio è la sopravvivenza di una delle vittime. Riuscirà la squadra a scoprire chi è veramente Albert? E i suoi componenti riusciranno a guardare dentro di sé e al buio che alberga in loro?
Voto alla fine della lettura del libro: 9.
👍 un thriller davvero ricco di colpi di scena, molti anche inaspettati, che lasciano il lettore sempre con il fiato sospeso ad ogni pagina letta; mi è piaciuta molto l’idea di far sembrare alcune parti della narrazione come se si stessero svolgendo nel presente tranne poi, a sorpresa, scoprire che in realtà sono cose successe nel passato; i personaggi sono tutti molto ben delineati e le loro identità non mostrano solo la parte forte ma anche quella debole e più vulnerabile.
👎 nessuna nota negativa da segnalare.
E voi avete già letto “Il suggeritore” di Donato Carrisi? Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un thriller e che ve lo fa ritenere degno di questo nome?
Innanzitutto, buonasera! Come state? Come avete passato le vacanze? Di mio posso dire che queste vacanze sono state solo le prime due settimane vera vacanza, mentre per il resto è meglio stenderci un velo pietoso sopra.
Spero che le vostre siano state migliori e che vi siate divertiti e ve le siate godute fino in fondo, 🙂.
Dunque, che post ci sarà questa sera? Sì, direi che la recensione di un libro è l’argomento giusto per questo post, 🙂.
Tra le mura di una stanza si nasconde un’enigma: riusciranno i due protagonisti a risolverlo?
“Quando si vuole veramente credere a qualcosa, si vede solo quello che si vuole vedere.”
Trama: Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella camera 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nell’hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella camera 622 del Palace de Verbier.
Devo ammettere che, a fine lettura, questo libro mi ha lasciata un po’ perplessa. Parte come un qualsiasi romanzo di genere giallo dove ci sono un protagonista, un delitto da risolvere e, nel mezzo, vari personaggi che potrebbero o meno essere i vari sospettati del delitto. Fin qui tutto bene, ma proseguendo nella lettura, e forse anche a causa di continui salti temporali (e qui ce ne sono davvero un’infinità), la storia prende una piega poco comprensibile. Il protagonista viene quasi messo in secondo piano e si dà ampio spazio alla narrazione dei fatti successi nel passato ed infarcendo la storia, quasi si volesse tirarla per le lunghe, di dettagli che tendono a ripetersi durante tutto l’arco del romanzo.
Non è facile scrivere la recensione di questo libro perché, se nelle prime pagine sembrava promettere bene ed essere un romanzo che rientrava tra i miei gusti letterari, ho avuto parecchie difficoltà a rimanere concentrata e a capire il senso di quello che veniva narrato. Il protagonista, o meglio il narratore della storia, si chiama come lo scrittore, Joël, e decide di scoprire che cosa si nasconda dietro il mistero di un omicidio avvenuto nella camera 622 del Palace de Verbier, un albergo sulle Alpi svizzere. In questa “missione” è accompagnato da Scarlett, una ragazza che alloggia anche lei nello stesso albergo e che aiuta il protagonista durante le sue indagini. Le vicende del passato vanno ad influenzare quelle del presente, un mistero che sembra voler restare racchiuso tra le mura del Palace de Verbier… Riusciranno Joël e Scarlett a chiudere finalmente il cerchio e a far luce sul misterioso delitto della camera 622?
Voto alla fine della lettura del libro: 2.
👍 nessuna nota positiva da segnale.
👎 decisamente troppi salti tra passato e presente hanno finito per rendermi ancora più incomprensibile il romanzo di quanto già non fosse; al protagonista/narratore viene dato pochissimo spazio all’interno della storia e sembra, quasi più che uno dei personaggi principali, una comparsa messa all’interno del romanzo tanto per “fare numero”; narrazione davvero molto piatta e, a mio avviso, priva di colpi di scena importanti e che mi facessero esclamare “Wow! Questa non me l’aspettavo proprio!”; un romanzo che non mi sa “né di carne né di pesce”, noioso e per nulla avvincente.
E voi avete già letto “L’enigma della camera 622” di Joël Dicker? Quale degli altri romanzi di questo scrittore consigliereste o sconsigliereste di leggere?
“Non troppo veloce. Perché veloce vuol dire rumore. Veloce vuol dire errore. Veloce vuol dire la bocca nera di una pistola che ti aspetta dall’altra parte.”
“Colter Shaw è in missione contro la Fondazione Osiride.”
“La bussola che guida Colter è lo stile di vita che si è scelto: non fermarsi mai, dare la caccia a criminali e persone scomparse, scalare pareri di roccia, sentire il vento sulla faccia. Spingersi al limite.”
Trama: Persone da ritrovare, vite da salvare. Su questo è incentrata la carriera – o meglio, l’intera esistenza – del cacciatore di ricompense Colter Shaw. Per chi lo ingaggia rappresenta un’ottima alternativa alla polizia, ma ti devi fidare dell’uomo, uno allergico alle burocrazie e capace di sovvertire le regole del buon senso. Come accade in una giornata estiva di giugno. C’è stata una vittima, un ragazzo che Colter doveva riportare a casa e che aveva inseguito fino alla zona selvaggia nel nord dello Stato di Washington. Qui, al riparo tra le valli delle Montagne Rocciose, ha sede la Fondazione Osiride, che promette felicità a chi ha sofferto. Farsi accettare al suo interno riesce facile a Colter perché, in fondo, è vero: anche lui ha un segreto che non lo fa dormire, un ricordo che brucia. Ma ben presto scopre che, una volta entrati nella schiera degli eletti di Osiride, è quasi impossibile uscirne. O almeno, uscirne vivi.
Quello che, a prima vista, può sembrare un classico thriller dove il protagonista va a caccia del colpevole per consegnarlo alla giustizia è un viaggio, seppur romanzato e di finzione, all’interno di quello che è una setta di fanatici esaltati e pronti a tutto per “convertire” i propri seguaci a un pensiero folle e molto molto pericoloso.
Ma partiamo dall’inizio: che cos’è una setta? Da vocabolario ecco la definizione di setta: raggruppamento di persone unite da un credo ideologico, religioso o politico, professato in modo radicale e intransigente e talvolta in contrapposizione esplicita alla comunità e all’ideologia dominante.
In poche parole c’è un “capo carismatico” che, convinto di riuscire a inculcare nelle menti della gente il suo pensiero unico e “universale” verso persone che sarebbero disposte a credere e a bersi ogni sua parola pur di sentirsi parte di un gruppo ed essere “aiutati” in un momento difficile o di difficoltà. Ma spesso, dietro a questi personaggi, si nascondo persone prive di scrupoli, narcisiste ed egocentriche, affamate di denaro e popolarità, a cui piace sentirsi elogiati e osannati come se fossero degli dei.
Ed è questo che il protagonista della storia deve smascherare: un “santone” che si fa chiamare “Maestro Eli” e che, grazie alla persuasione e alla sua convinzione che tutto il mondo remi contro di lui, riesce ad attrarre a sé un gruppo di persone che non stanno passando un bel momento e che farebbero di tutto per trovare un po’ di pace e tranquillità.
Ma quello che all’inizio sembra un gruppo di auto-aiuto, come tanti, in realtà si rivela qualcosa di terribile e ingannatore: i seguaci non sono persone da aiutare bensì della “carne da macello” da eliminare quando il “lavaggio del cervello” e la volontà delle persone viene annientata e annullata completamente.
Un piano suicida che Colter Shaw dovrà fermare a tutti i costi prima che altri facciano la stessa fine di chi, per capire come funzionasse la “Fondazione Osiride”, ha ficcato un po’ troppo a fondo il naso in affari che dovevano restare segreti.
Voto alla fine della lettura: 7.5.
👍 ho trovato molto coraggioso il protagonista perché, pur sapendo fin dall’inizio che la “Fondazione Osiride” nascondeva qualcosa di poco chiaro e limpido, decide d’infiltrarsi e farsi passare per una persona in cerca d’aiuto in mezzo a questo nugolo di pazzi esaltati e fanatici; all’interno del romanzo vengono citati nomi di sette esistenti o davvero esistite e che possono essere fonte di ricerca per approfondire l’argomento e diventano un momento di riflessione per capire quanto si debba stare lontani da questa gente che promette aiuto ma che, in realtà, ha ben altri scopi.
👎 il “santone”, antagonista della storia, l’ho trovato un personaggio che definire schifoso è usare un eufemismo: oltre ad imbrogliare la gente con finti discorsi d’incoraggiamento che in realtà puntano a voler fare il lavaggio del cervello alle persone che l’ascoltano e spingendole fino all’estremo è anche di un egocentrismo e di un narcisismo che si possono definire senza alcun dubbio patologici. Nei suoi discorsi si auto elogia in una maniera delirante: si crede un dio in terra ma in realtà è solamente un pagliaccio, imbroglione e totalmente fuori di testa.
E voi avete già letto: “Gli eletti” di Jeffery Deaver? Qual è il vostro pensiero sulle sette e su tutto quello che gli gira intorno? Conoscete, attraverso documentari o articoli, o avete sentito parlare di qualche setta famosa?
A proposito di sette vi propongo la visione di un documentario che racconta la storia di una di quelle che vengono citate all’interno del libro: il Tempio del Popolo del reverendo Jim Jones, un altro pazzo, fanatico ed esaltato che, dopo essere riuscito ad ingannare molte persone e a farle entrare nella sua setta è riuscito a compiere uno dei massacri più grandi che la storia americana abbia mai visto: il triste e famoso “Massacro di Jonestown.” Ne hanno fatto un documentario qualche anno fa all’interno di un programma di divulgazione scientifica, se non sbaglio “Voyager”, e devo dire che la cosa mi ha shockata parecchio. Ma come si può, mi sono chiesta, credere ad uno che si eleva ad auto denominarsi “guaritore”, “guida” e altre parole simili quando, in realtà, è solamente uno con un ego spropositato e che ama farsi elogiare da quelli che credono a tutte le panzane che racconta?
“È il suo processo più importante: quello in cui l’imputato è lui. Ma in un’aula di tribunale anche l’innocenza può essere un crimine.
Trama: È una sera di Ottobre a Los Angeles, e Mickey Haller, a bordo della sua Lincoln, si allontana dal bar dove ha offerto da bere a un nutrito gruppo di colleghi per festeggiare la vittoria in un processo. Quando una volante della polizia gli fa segno di accostare, Haller è tranquillo: lui non ha bevuto neanche un goccio, come ormai da molti anni. Ma non è per questo che l’agente Milton l’ha fermato. A quanto pare, qualcuno ha rubato la targa della Lincoln. Lo stupido scherzo di un collega, pensa Haller. Ma quando l’agente lo costringe ad aprire il bagagliaio, quello che Haller si trova davanti è tutt’altro che uno scherzo. Un cadavere non è mai uno scherzo. Specialmente se è quello di un tuo ex cliente, e serve per incastrarti. Haller – con il fedele investigatore Cisco e la socia Jennifer Aronson – comincia così la sua battaglia più importante: difendersi dall’accusa di omicidio. Nonostante prove schiaccianti e assurde contro di lui, e un avvocato dell’accusa nota come Dana Braccio della Morte, decide di difendersi da solo in tribunale. E al suo fianco avrà un alleato d’eccezione, qualcuno che gli deve un grosso favore e non lascerà che le cose si mettano troppo male: Harry Bosch.
Michael Connelly riunisce i suoi due personaggi più amati in un nuovo, imperdibile thriller, un viaggio mozzafiato dentro un mondo dove la legge è troppo spesso l’arma vincente dei cattivi.
In ogni tribunale campeggia la scritta: “La legge è uguale per tutti”, ed è quello che ci si augura sempre. Ma che cosa succede quando un innocente, a sua insaputa, si ritrova ad essere accusato d’omicidio? E se l’accusa facesse di tutto per portare alla condanna di colpevolezza? Questo è “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly, un legal thriller in cui il protagonista dovrà convincere sia chi l’accusa sia chi lo dovrà dichiarare “colpevole” o “innocente” che ad uccidere il suo ex cliente è stato qualcun altro e non lui. È così, da avvocato difensore, Mickey Haller si ritrova a vestire i panni dell’imputato. Non sarà semplice dimostrare la propria innocenza perché tutto sembra remare contro di lui e tra un’udienza e l’altra, insieme al suo team, ce la metterà tutta per dimostrare che lo vogliono incastrare di un reato che non ha mai commesso.
Voto alla fine della lettura del libro: 8.
👍 ogni personaggio ha una sua identità ben precisa ed è facile ricordarsi chi è chi e qual è il suo ruolo all’interno della storia; se siete amanti del genere legal thriller vi consiglio questo romanzo perché la storia è davvero ben scritta, appassionante e intrigante; è interessante come romanzo perché, pur essendo un romanzo “di finzione”, è molto curato nei particolari che riguardano la legge e il sistema giudiziario degli Stati Uniti d’America.
👎 nessuna nota negativa da segnalare.
E voi avete già letto “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly? Avete già letto il genere legal thriller e se sì qual è stato il romanzo che vi ha appassionato di più?
P.S: piccolo spoiler di quello che andrò a pubblicare sia domani che mercoledì. Domani ci sarà la ricetta del dolce che ho preparato ieri, mentre nel post di mercoledì vi mostrerò tutti gli acquisti che ho fatto questo pomeriggio in vista delle vacanze imminenti, 😀.
Eh, sì: come canterebbe Achille Lauro nella canzone “Me ne frego”… ci son cascata di nuovo!
Ammetto la mia colpa, mi cospargo il capo di cenere ma questo pomeriggio, complice un giro di ricognizione di shopping (non ho trovato nulla che mi piacesse questa volta, ma ci tornerò sicuramente più avanti), ho approfittato del fatto che avevo un po’ di libri che non leggevo più e sono andata in questa postazione “lascia un libro-prendi un libro” situata in una lavanderia self-service del mio paese e, oltre a lasciare i miei libri, che erano a loro volta un bel po’, me ne sono portata a casa un po’.
Ehm, ehm… forse dire “un po’” è riduttivo perché un po’ farebbe pensare a due-tre libri, e invece…
… questa pila di libri ne è la prova, 😁.
Per un po’ credo d’essere a posto con le prossime letture… forse, 😄.
Va beh, ora vado a godermi la prima semifinale Spagna-Francia.
A proposito di calcio: voi state seguendo questi Europei? Che ne pensate della figuraccia fatta dall’Italia.?
E soprattutto: chi vincerà questo Europeo? Io ho deciso di puntare per la vittoria o della Spagna o dell’Olanda, 🙂.
Sono molto felice che la mia idea del book tag sia piaciuta, 😀.
Per questo ecco qui il post con il book tag creato apposta per l’occasione e che può essere anche una buona idea per condividere nuove letture, 😃.
1. Il primo libro che hai letto completamente da solo/da sola.
Avevo cinque anni e già la biblioteca era un luogo che amavo frequentare. Naturalmente, essendo ancora piccola, la mia scelta ricadeva su libri adatti a quest’età. Un pomeriggio, guardando tra i vari libri, ho preso in prestito il libro “Il re leone” di Walt Disney, e una volta arrivata a casa mi sono totalmente immersa nella sua storia tanto che l’ho finito in poco tempo. Ecco, questo è stato il primo libro che ho letto completamente da sola.
2. Il tuo o i tuoi generi preferiti.
Ho ben quattro generi preferiti, anche se leggo un po’ di tutto. La passione per i libri horror è iniziata in quinta elementare: per salutare il nostro passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria le maestre hanno regalato ad ogni alunno e alunna un diario scolastico e un libro. A me è capitato un libro della serie “Piccoli brividi” di Robert L.Stine. Il titolo del libro era “Un mostro in cucina”: in breve è la storia di due fratelli, Daniel e Katrina, che si trasferiscono in una casa nuova e al loro arrivo il loro cane Killer trova qualcosa di “misterioso” sotto al lavello della cucina… e da lì iniziano ad accadere cose sempre più strane ed inspiegabili. Poi, una volta cresciuta, dall’horror per ragazzi sono passata a leggere vari autori di questo genere, ma il mio preferito in assoluto, se si parla di horror, è il mitico Stephen King! Altri generi che adoro sono: i thriller, i gialli e i polizieschi. Ne ho letti e continuo a leggerne tantissimi, ed anche in questo momento l’ultimo libro che sto leggendo è proprio di uno di questi generi.
3. Il genere che fatichi a leggere ma che ti capita di far rientrare tra le tue letture.
Non è un mistero per nessuno che il genere classico è agli ultimi posti tra i generi che leggo. Questo non vuol dire che lo escluda a priori, ma quando si tratta di questo genere le mie letture sono più rare rispetto a quelle elencate sopra. In certi casi è dovuto anche al fatto che viene utilizzato un linguaggio un po’ “datato” e “antico”, con parole che al giorno d’oggi non s’utilizzano più, e questo finisce per rendere la lettura lenta e anche abbastanza noiosa. Ci sono stati dei casi, però, in cui la lettura classica mi ha piacevolmente stupita, come ad esempio per il romanzo “Dracula” di Bram Stoker.
4. L’ultimo libro che stai leggendo in questo momento.
Da qualche giorno ho iniziato la lettura di “La legge dell’innocenza” di Michael Connelly. Non vi spoilero molto perché è ancora in fase di lettura ma in breve la storia è questa: Mickey Haller, avvocato e fratellastro di Harry Bosch, si ritrova accusato d’omicidio di un suo ex cliente, il cui corpo è stato rinvenuto cadavere nella sua Lincoln. Da qui parte una lotta per dimostrare la propria innocenza e per trovare chi ha voluto incastrarlo di un omicidio che non ha mai commesso. Devo dire che mi sta piacendo molto questa lettura e spero che anche il resto non mi deluda.
5. La tua saga preferita.
Beh, su questo vado a colpo sicuro. Hogwarts, magia, incantesimi, Grifondoro, sono solo alcune parole per dire… Harry Potter! Adoro questa saga perché riesci a catturarmi e a “trasportarmi” in un mondo popolato dalla magia e da tutto quello che le gira attorno. Tra bacchette magiche, partite a Quidditch, luoghi incantati e chi più ne ha più ne metta ogni volta che apro uno di questi libri è iniziare a viaggiare con la fantasia. Magico!
6. Il libro o i libri che rileggeresti sempre.
Ce ne sono tanti di libri che rileggerei ma tra quelli che stanno nella mia “top ten” dei “da rileggere assolutamente” metto anche qui tutti i libri della saga di Harry Potter.
7. Il libro o i libri più belli che hai letto finora.
Uno dei libri più belli che ho letto fino ad ora è sicuramente “Shining” di Stephen King. Alzi la mano chi non conosce la storia della famiglia Torrance e dell’Overlook Hotel. È così famoso questo libro che tutti conosciamo la storia: a Jack, capofamiglia dei Torrance, viene offerta la possibilità di diventare custode invernale dell’Overlook Hotel, un albergo situato tra le montagne del Colorado. Una volta lì iniziano ad accadere fatti strani e molto inquietanti che coinvolgono non solo Jack ma anche, e soprattutto, il figlio Danny che con la sua “luccicanza” si ritrova ad avere a che fare con gli orrori che quell’albergo nasconde tra le sue mura. Un libro davvero “da brividi”!
8. Il libro o i libri più brutti che hai letto finora.
Di libri brutti me ne sono capitati ma tra i più brutti, a mio parere, che ho letto ci sono “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas (padre) e “Moby Dick” di Herman Melville. Nel primo continuavo a perdere il filo della narrazione ed è stato anche un bel problema riuscire a trovare, durante la lettura, la concentrazione necessaria per capire i collegamenti tra i vari personaggi. Mentre per quanto riguarda il secondo più che un romanzo classico d’avventura mi è sembrato, come ho scritto nella recensione, d’avere a che fare con un libro di testo di scuola… con la sola differenza che i libri di testo sono più comprensibili di “Moby Dick”.
9. Il tuo autore o i tuoi autori preferiti.
Anche qui ho già messo la risposta sopra ma lo scrivo anche qui: uno dei miei autori preferiti è senza ombra di dubbio Stephen King. Pur essendo famosissimo e conosciuto come “Il Re dell’Orrore” King ha scritto anche romanzi che si discostano da questo genere. Un esempio che potrei citare è: “Il miglio verde”. Questo romanzo, ambientato all’interno del carcere di Cold Mountain, vede tra i protagonisti Paul Edgecombe, capo delle guardie che lavorano nel braccio della morte chiamato anche Blocco E. E il “miglio verde” del titolo si riferisce al tragitto, dipinto per l’appunto di verde, che i condannati a morte percorrono prima di raggiungere “Old Sparky”, la sedia elettrica su cui verrano giustiziati. In questo carcere giunge un giorno un uomo di colore, John Coffey, ritenuto il responsabile della morte di due bambine e per questo condannato alla pena capitale. Ma Coffey, pur essendo un omone grande e grosso, ha un carattere mite e buono: è davvero possibile che sia lui l’assassino? Oppure, a causa del colore della sua pelle, hanno voluto farlo passare per quello che non è? Un libro toccante, intenso e che strapperà anche qualche lacrima.
10. Il libro che vorresti leggere ma che non hai ancora letto.
Per un’amante dell’horror è una grande pecca non aver ancora letto “It” di Stephen King… ed io questa pecca, purtroppo, ce l’ho. Ho visto sia il film per la tv che il remake diviso in due parti ma ancora mi manca da leggere il libro. Nonostante ciò la storia la conosco abbastanza bene: siamo a Derry, città fittizia situata nel Maine. Una cittadina che sembrerebbe tranquilla e pacifica, ma che in realtà nasconde qualcosa di spaventoso. Qui, ogni ventisette anni, un’entità malefica si risveglia e inizia la sua caccia: la paura è l’elemento che la rafforza e la nutre, e per questo rapisce ed uccide i bambini perché la loro paura è molto più nutriente di quella di una persona adulta. Per sconfiggere It, l’entità malefica che tra le varie sembianze che assume c’è anche quella di Pennywise, il clown ballerino, un gruppo di ragazzini soprannominati i “Perdenti” unisce le proprie forze per distruggere It. Il libro, essendo diviso in due parti, vede nella seconda parte lo stesso gruppo dei “Perdenti”, questa volta cresciuti e diventati adulti, ritrovarsi ad avere a che fare ancora una volta con l’entità malefica che già li aveva terrorizzati quando erano dei ragazzini.
Per questo book tag la mia scelta su chi taggare è… tutti e tutte voi!
Sì! Nel mio book tag l’invito a partecipare è esteso a tutti!
Per il book tag ho voluto creare un’immagine che lo contraddistingua: se volete sentitevi liberi d’usarla anche all’interno del vostro book tag, 🙂.
Ricapitolando le domande di questo book tag sono:
1. Il primo libro che hai letto completamente da solo/da sola.
2. Il tuo o i tuoi generi preferiti.
3. Il genere che fatichi a leggere ma che ti capita di far rientrare tra le tue letture.
4. L’ultimo libro che stai leggendo in questo momento.
5. La tua saga preferita.
6. Il libro o i libri che rileggeresti sempre.
7. Il libro o i libri più belli che hai letto finora.
8. Il libro o i libri più brutti che hai letto finora.
9. Il tuo autore o i tuoi autori preferiti.
10. Il libro che vorresti leggere ma che non hai ancora letto.
In queste settimane che mi separano dalle vacanze, nonostante un po’ d’impegni giornalieri vari, riesco ad essere presente per un po’ alla sera sul mio blog con le mie consuete recensioni, 😀.
Dopo le vacanze , anche se non mancheranno gli impegni, il mio obiettivo è quello di riuscire ad essere più presente sul e suoi blog in generale, 🙂.
Ma ora veniamo alla recensione di questa sera, e naturalmente sarà una recensione a tema libri.
Eccola qui.
La vita di un piccolo paese nel comasco viene sconvolta dall’arrivo di un toro… guai in vista!
Titolo: Certe fortune. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò.
Trama: Alle prime ore del 5 Luglio 1928, come concordato, Gustavo Morcamazza, sensale di bestiame, si presenta a casa Piattola. Il Mario e la Marinata, marito e moglie, non avrebbero scommesso un centesimo sulla sua puntualità. Invece il Morcamazza è arrivato in quel di Ombriaco, frazione di Bellano, preciso come una disgrazia, portando sull’autocarro il toro promesso e due maiali, che non c’entrano niente ma già che era di strada… Il toro serve alla Marinata, che da qualche anno ha messo in piedi un bel giro intorno alla monta taurina: lei noleggia il toro e poi lucra sulla monta delle vacche dei vicini e sulle precedenze, perché, si sa, le prime della lista sfruttano il meglio del seme. Ma con un toro così non ci sarebbero problemi di sorta. Se non lo si ferma a bastonate è capace di ingravidare anche i muri della stalla. Almeno così lo spaccia il Morcamazza, che ha gioco facile, perché la bestia è imponente. Ma attenzione: se un animale del genere dovesse scappare, ce ne sarebbe per terrorizzare l’intero paese, chiamare i carabinieri, o solleticare il protagonismo del capo locale del Partito, tale Tartina, che certe occasioni per dimostrare di saper governare l’ordine pubblico meglio della benemerita le fiuta come un cane da tartufo. E infatti…
Con Certe fortune torna sulla scena allestita da Andrea Vitali il maresciallo Ernesto Maccadò. Già alle prese con gli strani svenimenti della moglie Maristella, che fatica ad ambientarsi, il maresciallo deve anche destreggiarsi tra la monta taurina, la prossima inaugurazione del nuovo tiro a segno e un turista tedesco chiuso a chiave nel cesso del battello: quanto basta per impegnare a fondo la pazienza e la tenuta di nervi perfino di un santo.
Con la lettura di questo romanzo si “entra” a far parte di una piccola realtà di un piccolo paesino della provincia di Como. Uno di quei paesini dove tutti conoscono tutti, non ci sono segreti e la vita scorre tranquilla e serena… finché un toro non arriva a scombinare le vite dei suoi cittadini e la loro quotidianità. Da qui parte il romanzo di Andrea Vitali, e man mano che la narrazione prosegue s’iniziano a conoscere, come se si fosse a propria volta gente del posto, le varie personalità e i vari personaggi di questo giallo. Non manca nessuno: dalle zitelle che sanno vita, morte e miracoli di ogni compaesano, al solitario che preferisce una vita più ritirata e che dà poca confidenza, passando ai personaggi che compongono l’Arma dei Carabinieri, sempre pronti ad intervenire al momento del bisogno, ecc. E tra tutti questi personaggi uno dei protagonisti è indubbiamente il toro che, dopo essere fuggito dalla stalla, inizia a creare scompiglio tra la popolazione e che, come se stesse giocando a nascondino, cerca di non farsi trovare da chi si è messo sulle sue tracce.
Voto alla fine della lettura del libro: 3.
👍 a fine romanzo c’è un elenco-guida che aiuta a capire meglio chi sono i vari personaggi, e con questo si chiudono le note positive della recensione.
👎 malgrado il romanzo sia classificato come giallo non ho trovato alcuna attinenza a questo genere letterario e non sono riuscita nemmeno a classificarlo in qualche genere ben preciso; la narrazione, dopo un inizio promettente, ha iniziato ad essere davvero lenta e molto noiosa, con un continuo salto tra un personaggio e l’altro e questo ha creato parecchia confusione nel corso della lettura; a mio parere è un romanzo che, per come è stato scritto, non segue un senso logico nella narrazione ma continua a spostarsi da un evento ad un altro e la storia, a lungo andare, perde il suo filo narrativo e più che coinvolgermi nella lettura mi ha fatto desiderare che finisse presto quanto stavo leggendo.
E voi avete già letto “Certe fortune” di Andrea Vitali? Qual è stato l’ultimo libro che avete letto ambientato nella regione, paese, città, ecc in cui siete nati e/o cresciuti?
P.S: in uno dei prossimi post ho in mente di postare un gioco, un book tag per la precisione. Che ne dite? Vi piace come idea?
Trama: Nell’anno 2013, in un mondo dominato dal Consiglio dei Magnati dell’Industria, scoppia un’epidemia che in breve tempo cancella l’intera razza umana. Sessant’anni dopo, nello scenario post-apocalittico di una California ripiombata nell’età della pietra, un vecchio, uno dei pochissimi superstiti (e a lungo persuaso di essere l’unico), di fronte a un pugno di ragazzi selvaggi – i nipoti degli altri scampati – riuniti intorno a un fuoco dopo la caccia quotidiana, racconta come la civiltà sia andata in fumo allorché l’umanità, con il pretesto del morbo inarrestabile, si è affrettata a riportarsi con perversa frenesia a stadi inimmaginabili di crudeltà e barbarie. “La peste scarlatta” è uno dei grandi testi visionari di Jack London, che qui ancora una volta anticipa temi che, un secolo dopo, diventeranno ossessivi.
Ultimo libro elettronico, ma solo per il momento, prima di passare alla lettura dei quattro libri cartacei che mi hanno regalato per il compleanno, 🙂.
E il tema di questo libro, negli ultimi anni, è diventato davvero di grande attualità: la diffusione in tutto il mondo di una malattia che uccide in modo rapido e letale. Vi ricordate i primi tempi del Coronavirus quando, dall’oggi al domani, il mondo si è trovato impreparato ad affrontare questa malattia? Ebbene, in questo romanzo sembra quasi di ripercorrere le stesse tappe di qualche anno fa, quando il Covid ha iniziato a diffondersi, partendo da Wuhan, in tutto il mondo e facendo tante vittime.
Una differenza, però, c’è: la peste scarlatta del romanzo si diffonde da persona a persona in modo ancora più rapido e uccide le persone nel giro di pochissimo tempo, un’ora o poco più al massimo. Cosa che non è successa con il Covid, e direi per fortuna, altrimenti ci saremmo ritrovati ad avere uno spopolamento così rapido che la terra sarebbe sicuramente ripiombata, come succede nel romanzo, all’età della pietra.
E come succede nella realtà il tutto viene tenuto nascosto, le bocche restano sigillate e chi sa non parla. Intanto la peste scarlatta inizia a diffondersi e le vittime di questo morbo diventano, giorno dopo giorno, sempre più numerose.
Solo in pochi riusciranno a sopravvivere e uno di questi è proprio il protagonista del romanzo, James Howard Smith, che sessant’anni dopo l’epidemia racconta i fatti così come sono avvenuti e come tutto quello che è successo dovrebbe essere d’insegnamento per la nuova generazione appena formatasi.
In conclusione vorrei fare una riflessione: per fortuna che quel periodo si può dire concluso, ma come ne siamo usciti? Migliori? Peggiori? Che cosa ha lasciato dentro di noi quel periodo? Forse davanti a sfide come quella che ha portato la pandemia c’è da fare una riflessione: siamo abituati a dare tutto per scontato, ci sentiamo invincibili e senza paura, ma quando ci si ritrova in situazioni come quella appena passata si resta impotenti e spiazzati. Che cosa fare, allora, in momenti così? Io dico che non bisogna mai arrendersi, non lasciare che il momento difficile ci butti giù ma reagire, alzare la testa e trovare dentro di noi la forza di andare avanti, di combattere e aiutarsi l’un l’altro. Perché è proprio in momenti come questo che si vede il vero carattere di una persona e affrontare le difficoltà insieme ci rende più forti e uniti.
Voto alla fine della lettura del libro: 7.5.
👍 questa lettura mi ha dato modo di riflettere molto, soprattutto mettendola a confronto con quanto successo negli ultimi anni; un romanzo breve ma che, a fine lettura, lascia dentro mille emozioni.
👎 nessuna nota negativa da segnalare.
E voi avete già letto “La peste scarlatta” di Jack London? Immaginate di essere tra i pochi sopravvissuti ad un’epidemia come quella del romanzo: cosa fareste? Come iniziereste questa nuova vita?
Aspetto i vostri commenti. 🙂
P.S: non centra niente con la recensione del libro ma, a meno di altre giornate super impegnate, da questo momento dovrei riuscire ad essere più presente, oltre che sul mio blog, anche sui vari blog che seguo, 😀.
Trama: Occhi neri, capelli d’ebano e pelle di pesca. Lei è Marguerite Gautier, la fanciulla più affascinante e chiacchierata di Parigi. Le donne la invidiano, gli uomini la desiderano, tutti ne parlano. Ma Marguerite è un lusso per pochi e sa come tenere al guinzaglio i suoi spasimanti, siano abbienti signori o irrequieti rampolli di buona famiglia. Eppure per il timido e gentile Armand Duval, appena giunto in città, lei è solo la più bella ragazza mai vista, l’unica capace di far battere il suo cuore e di umiliarlo nello stesso tempo. Deciso a conoscerla nonostante tutto, Armand scoprirà che dietro la vita sfrenata di Marguerite si celano malattia e solitudine, e lotterà per conquistarne non il fragile corpo, bensì ciò che nessuno prima di allora ha mai avuto: il cuore. Un intramontabile classico della letteratura, la storia di una passione destinata ad ardere eterna, più forte di qualsiasi cosa, anche della morte.
E anche questa volta l’ultimo libro letto è di genere classico: “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas (figlio).
Beh, con tutto il rispetto per Alexandre Dumas padre, a me è piaciuto molto di più il modo di scrivere e narrare di Alexandre Dumas figlio. E sapete perché? Perché con “La signora delle camelie” la lettura è risultata davvero piacevole e per nulla noiosa, al contrario di quanto mi era successo con “Il conte di Montecristo”.
Ma veniamo al libro: in questo romanzo si narra l’amore tra due giovani, Marguerite Gautier, giovane cortigiana dalla vita molto frenetica e senza pensieri, e Armand Duval, un ragazzo che, arrivato a Parigi, si innamora a prima vista della ragazza. Il classico colpo di fulmine, 😉.
Anche se il romanzo è narrato il prima persona da un narratore i protagonisti sono Marguerite e Armand. E se all’inizio il tenero sentimento dell’amore sembra sbocciato solo nel cuore del ragazzo anche Marguerite si troverà coinvolta e trascinata nel vortice di questo sentimento.
Ma se si pensa che tutto sia “rose e fiori” ci si sbaglia di grosso: Armand, nonostante l’amore che prova per Marguerite, è profondamente geloso della ragazza, e come un altro uomo le si avvicina il “tarlo della gelosia” s’insinua nel suo cuore e lo porta a farsi dei veri e propri “film mentali”.
Un grande amore, però, non può essere tale se non c’è anche un lato drammatico: sì, perché Marguerite, nonostante la sua vivacità, è molto malata e quello per Armand potrebbe essere il suo primo ed unico vero amore.
Voto alla fine della lettura del libro: 8.5.
👍 un lato che mi è piaciuto molto in Marguerite è che, nonostante sia una ragazza molto molto malata e prossima alla fine, riesce a vivere la sua vita con allegria e spensieratezza, senza lasciarsi andare a vittimismi e guardando ad un futuro, che anche se per lei non ci sarà, roseo e pieno d’ottimismo; nonostante non sia una grande fan del genere classico ho trovato questa lettura molto bella e coinvolgente perché è stato come essere “risucchiati” nelle atmosfere della Parigi ottocentesca in ogni sua più piccola sfumatura.
👎 il personaggio di Prudence, amica di Marguerite, l’ho trovato a dir poco rivoltante. Se all’inizio sembra davvero tenere a Marguerite alla fine si rivela per quella che realmente è: un’avida materialista che finché Marguerite le garantisce dei soldi fa l’amica devota, ma quando i soldi iniziano a scarseggiare le volta le spalle e non le sta vicina nel momento più doloroso: quello della sua fine; in certi casi ho trovato Armand un po’ troppo appiccicoso e geloso, oserei dire quasi soffocante: va bene essere innamorati ma così è esagerato! Se si ama qualcuno il modo più rapido per perderlo è soffocarlo con la propria gelosia e questo lato del ragazzo esce molto spesso durante tutto l’arco della narrazione.
E voi avete già letto “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas (figlio)? Quali altri libri, sia di Dumas padre che Dumas figlio consigliereste o sconsigliereste di leggere?